Arrivederci…dalla scuola

Arrivederci...scuola. Foto, Romano Borrelli

Torino. Ultimo giorno di scuola.

Non ho fatto in tempo a dirvi, a tutti, proprio tutti, un arrivederci. Buone vacanze. Una stretta di mano, una pacca sulle spalle. Non saprei dire neanche  se sarà un “arrivederci a presto”. Il mondo della scuola, dei lavoratori della scuola, è simile ad “un viaggio”. La meta non la si conosce  ma tanto questo non è importante, è il viaggio quello che conta. Incontri. Fondamentali. Orme. Frasi dette, mancate. Domande, risposte. Mi sono limitato ad osservarvi da quassù. Una finestra. Due mondi apparentemente distaccati ma congiunti.  Adulti, ragazzi. Una finestra. Un brivido ricorre ad altra finestra. Il ricordo di Recanati, dello studio di Leopardi. Il suo guardare con un po’ di malinconia o nostalgia.  La finestra dove ognuno di noi, fin da piccoli,  eravamo  scrutati da un occhio vigile e attento, ora da un padre ora da una madre nel nostro lento, incerto incedere e   attraversare la strada della vita e  per andare a scuola. Ecco. Forse un occhio vigile e attento, potrebbe essere il simbolo che racchiude il guardare da questa finestra. Strade che si separano. “Cose che restano”. Avete salutato la fine della scuola con una festa fatta in casa come succede in molte famiglie e la scuola è stata la vostra. Lo  è e continua ad esserlo. Avete aspettato il suono dell’ultima campana per poi andare. Prima avete messo in comune qualcosa da mangiare e da bere. Compagni. Per una volta, azzerate differenze e gruppetti vari che durante l’anno vi hanno contraddistinti.   Prima vi siete abbracciati, qualcuno ha pianto, altri hanno riso.  Abbracci. I migliori, quelli che arricchiscono, non si riescono proprio a raccontare. Non ci si riesce proprio. Lasciano qualcosa dentro. Un misto di emozioni che non si riescono a raccontare. Non si possono, raccontare. Siete andati. Oltre. In mare aperto.

Arrivederci, buone vacanze e buona maturità.Ultimo giorno di scuola, 2013-2014. Torino. Foto, Romano Borrelli

Ps. Domani qualcuno racconterà delle fontane, dei bagni e gavettoni. Ma con “occhio” freddo come l’acqua fredda e ghiacciata delle fontane del centro di Torino, in piazza Castello. Acqua che “lava”  via un anno di scuola e altro ancora. Raccontare non basta. Bisogna viverle, quelle emozioni. E le emozioni non durano un attimo. Una fotografia, due righe su un giornale, qualche notazione a margine  non saranno mai sufficienti. Bisogna viverle, impastarsi con centinaia e centinaia di emozioni differenti.  Che appartengono ai ragazzi e le scambiano. Che durano un anno. Cinque anni.  Non due righe. Anche queste non saranno mai sufficienti e non renderanno sufficientemente giustizia.

Un saluto.

4 pensieri riguardo “Arrivederci…dalla scuola”

  1. Ciao romano,da qualche tempo mi piace leggere il tuo blog,…mi è piaciuto molto l’articolo “arrivederci alla scuola” trovo bello il tuo concetto di scuola, è vero che certe emozioni bisogna viverle giorno dopo giorno ,nella scuola con i ragazzi, con tutti i problemi e con tutte le soddisfazioni….si! bisogna proprio viverla la scuola per raccontarla’….ma come facevi a sapere che avrebbero ancora raccontato delle fontane?…..ciao graziella

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  2. Questa mattina nelle scuole,la campanella suonava ancora e in molti edifici scolastici suonera ancora nelle stesse identiche ore in cui annunciava una fine, un inizio, un intervallo. E cosi, per una sorta di paradosso, non vedendo uscire nessuno dalle aule ti ritrovavi a desiderare il contrario di quel che avresti voluto solo venerdi: che tutto finisse in fretta, per la stanchezza di un anno, per le fatiche, per le difficolta del lavoro nella scuola, per la salute delle orecchie e talvolta…..degli occhi. La campana suona, suona, suona e ogni volta accosti con le frecce accese rasentando il corridoio come hai fatto per un anno intero per lasciar passare chi corre, ora verso il bar, ora verso il cortile, ora verso il suo amore. E per inerzia ti ritrovi ad accostare comunque anche nel primo giorno della loro assenza. Fa caldo ma un’ aria gelida ti avvolge, quella che ti porta a chiederi se avrai fatto per loro tutto il possibile, se sei stato comunque adatto in una situazione specifica, arbitro di una situazione che richiede pochissimi secondi per decidere. E quell’ aria fredda e’ il senso di responsabilita che comunque non ti molla. E li immagini, per il mondo….e ti trovi a pensare a quanto e come avresti vo, uto cambiare certe cose, riportare le lancette dell’orologio indietro……e ti trovi a pensare come tutto cio sia simile ad un abbraccio non dato e che faresti di tutto per tornare indietro e darlo…..e scopri che gia dal primo giorno, quella fonte di emozioni ti manca……
    per quanto riguarda come facevo a sapere…..mi viene in mente un certo tipo di telegiornale con i suoi consigli sil caldo e afa: bere tanto, non uscire nelle ore di punta, cappello in testa……ogni anno sempre la stessa prescrizione….benvenuto anticiclone, benvenuta fontana per lavare via le fatiche della scuola…..Ora mi aspetto le interviste sui temi di maturita di qualche personaggio…..come era? Cosa hao fatto la notte prima? Magari qualcuno prima del mondiale……corsi e ricorsi storici.
    grazie per l’attenzione e per la lettura del blog.

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  3. Abbiamo letto con i compagni di classe come sarebbe andata e stamattina su La Stampa di Torino c’erano i racconti della fontana. Avevi ragione, ma come facevi ad immaginarlo? E poi hai ragione, bisogna vivere le emozioni. Una fotografia e la storia della fontana non dice nulla soprattutto quando la si racconta ogni ultimo giorno”. Ciao, grazie per tutto, per ogni monento che ci sei stato vicino quando quei momenti per noi erano prossimi ad una interrogazione, grazie per le proposte che ci hai suggerito sempre valide anche se la scuola e’ingessata dalla burocrazia. Grazie di tutto, in un mondo dove gi esempi sono pochi tu resterai per sempre un esempio di grandi valori e ideali. Oggi si dimentica tutto velocemente persalire sul carro delvincitore dimenticando anche quei pochi impegni presi. Grazie per averci accompagnati, tutti, in questo viaggio, lungo, che si chiama scuola. Ciao Romano.

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  4. Grazie per le belle parole, servono, soprattutto in un mondomin cui glimaltri sembrano i piu bravi, i piu furbi, i piu lesti, pronti come dici tu, a salire sul carro cei vincitori. E’ uno sport in voga, molto, che non conosce frontiere. Sport Nato prima di ogni delocalizzazione possibile, prima della globalizzazione. Trasversale e dove la par condicio e’applicata al cento per cento.Ciccio o checco, l’evangelista, l’amico dell’ evangelista, quello che si comprerebbe una cittadinanaza sposando…prendendo un caffe pensavo ad epa, a cumpa’, a aua’, baffone….un fumetto, delle maschere….maschere…
    un caro saluto e ….grazie a voi per avermi fatto partecipe di centinaia e centinaia di emozioni……

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