La mia Torino

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Particolare di un portone nel centro di Torino.
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Torino. Piazza San Carlo.

La mia Torino, non confluisce a Piazza Vittorio. Viaggia. E parecchio. Si muove, velocemente. Spazia, tra le piazze e le vie cittadine, spesso omettendo famose categorie. Un metro del tutto personale. Anzi, per la par condicio,  una metro, personale cittadina. Piazza San Carlo, ad esempio, sembra una conchiglia, e, nelle giornate, o nelle serate di calma, ci puoi ascoltare il rumore del mare, tendendo l’orecchio sulla pancia della piazza, un po’ come erano soliti fare gli indiani. Per sentire e scongiurare pericoli. Spesso ti pare di ascoltare il mare, ma anche l’amore. In piaza San Carlo, ti puoi imbattere in gruppi di anziani  che oziano su una panchina, e parlano dei tempi andati, i loro, e di quelli che verranno, dei bambini e ragazzi, che si trovano a passare; non di rado li trovi cantare, accompagnati da una chitarra o fisarmonica. D’inverno, preferiscono i portici, ma quando la stagione si fa bella, tornano in piazza e sulla piazza, come erano soliti fare. Un tempo. Loro, qualche volta un cappello, abbassato con un fare da galateo se passa qualche signora; loro e una bicicletta sullo sfondo, compongono  una stupenda cartolina, come a ricordare   qualche posto sperduto del sud, ma anche dell’Emilia Romagna o ancora più giù. A volte, anche della Toscana. Non so perchè, ma viene in mente un posticino particolare…Riotorto. Sarà per via delle biciclette. Nei loro discorsi, tanto passato, tanta nostalgia, ma anche tanta bellezza. E grande bellezza sui loro visi.  Quelle mani giunte, dietro la schiena, raccontano una storia, passata  e scritta da altre parti. Le rughe, una penna che ha scritto e solcato molto sul loro viso. Torni, frese, linee di montaggio, qualche bar, una partita a carte, un cinema, una gazzosa nelle giornate calde, o un bicerin in quelle fredde, e spesso, qualche vanga, dopo il turno di lavoro, in quei piccolissimi appezzamenti  di terra che qualcuno, qui, si ostinava a  chiamava “le ville”.  La villa. Non aveva nulla a che vedere con una stupenda costruzione. Era l’anello di congiunzione, con la loro terra, con il Sud e il mare. Le ville, poste agli estremi della città, là dove non c’erano i grattacieli e la ferrovia era in superficie.  Li, si coltivava qualcosa. Da quelle parti, Barriera di Milano,  e nei suoi  pressi, il fiume, dove qualcuno, d’estate, si avventurava  anche qualche bagno. Confluisce molto, a Piazza Vittorio, terra di un Karaoke, un Fiore all’occhiello negli anni ’90, piazza  di canto comune e di “lancio”, di qualche macchina. Non era Cape Canaveral. Era Piazza Vittorio. E il lancio, era decisamente buono. Fuochi d’artificio, e magliette, t-shirt, bianche. In Grande. Punto e a capo.  Ma non era ancora Grande. Era solo un Punto.  Oggi, locali e gioventu’.  Senza codini e Karaoke.  La Mole sullo sfondo, l’Università e via Po. Con i ragazzi. Che sembra il titolo di un libro. A pochi giorni dall’apertura, del libro in un salone. Con gli auguri di buona lettura.  Piazza Vittorio. Il fiume, l’altro, quello grande, dona l’ illusione di essere al mare. Il fresco delle serate  estive poi, con la collina e le sue luci è uno spettacolo incredibile. I Murazzi. Dove si vince e si perde. Dove incontri e lasci e quando lasci non incontri più.  Non tutto confluisce a Piazza Vittorio. Vie e pertugi impensati, sperduti. Anche una maniglia fa storia, la sua storia. Bussi, e ti si apre un mondo. Non solo una casa. E a Torino, ti senti sempre a casa. Bussi, entri e ti si apre una storia. Marmi lucidi  e saloni.  Già, il Salone, dove in alcune zone del sud, era il luogo del barbiere, centro di incontri di politici locali e signori. Anche a Torino, esiste, un salone. Anzi. Un tempo, era il Salone. Oggi, la Fiera. Di qui a poco. La Fiera del Libro. Anche se non è dalle parti di Piazza Vittorio.  La fiera del Lingotto. Una fabbrica, un centro commerciale, una fiera, e ora anche una stazione della Metro. Ma qui,  è un altro viaggiare. Tempo ristretto, al pari di un caffe’, ovviamente, ristretto, in qualche angolo di Torino, nascosto ai piu’ e trovago o ritrovato per caso. Tempi ristretti in tempi moderni, tutto veloce alla ricerca del temopo, perduto, breve. Ristretto il tempo a dispisizione, come il temp di scrittura o per la scrittura, il che e’lo stesso, quando ti confronti con da “tweet” con chi ha tempo libero e man libera di girare “sulla mia Torino”. Tempi doppi,  contro tempi sfretti e ristretti.  E allora, prendere o lasciare.

 

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Atrio di un palazzo nel centro storico di Torino. Interno di una galleria.

3 pensieri su “La mia Torino”

  1. Ieri 6 maggio 2014. Letto un articolo su la stampa di Torino di Cristina Insalaco. Girare per Torino attraverso il tuo blog Romano è sicuramente un altro viaggiare per la splendida città.

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  2. È bello questo blog….proprio bello! Bravo Romano…hai fatto una panoramica di Torino, storica,artistica,umana e alla mano…..e se l’espressione è corretta….direi….quasi affettuosa……si nota l’amore per la tua città……

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