Il tramonto in una tazza…

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Scritta murale, in via Botero, Torino

Domenica delle Palme. Rami di olivo, distensione, pace. Così dovrebbe essere. E così è stato. A Maria Ausiliatrice. Torino. Basilica stracolma. Fuori, e dentro.  Navata centrale e laterali. In una di queste, in qualche banco piu’ avanti del mio,  una coppia di mezza età, o forse più, al momento dello scambio del segno della pace, protendono le loro mani in avanti, verso quelle di una giovane donna. I loro occhi, intuisco, si riconoscono, prima di scambiarsi il gesto della pace. Le braccia si allargano. Le bocche incapaci di parlare. Ma, sono cuori che parlano e occhi che proferiscono il loro linguaggio. Quello dell’umor acqueo. Di li a poco, si sciolgono in un abbraccio e in un pianto liberatorio. Un uomo, una donna, una ragazza, o giovane donna. Ho notato che si son riconosciuti nel momento esatto dello scambio della pace. Forse ad analizzare attentamente quell’abbraccio,  si intuiva che erano anni che non si vedevano. Un abbraccio interminabile. Occhi puntati. Verso di loro. Finalmente, una cosa che non fosse costruita. In un momento particolare. In una Basilica unica, luogo dove, probabilmente, avevano mosso i primi passi. Come quella bambina, dagli occhietti a mandorla, lasciata correre, in questa casa dove si “studia a farsi  amare.” Una bimba, che corre, braccine aperte, a simulare l’arrivo di un aereo. Anni che passano e anni racchiusi nell’istante della Pace. Un abbraccio che scioglie.  Anche se forse, tra di loro, come per tutti i presenti, non ve ne era bisogno. Tra  loro, sicuramente, nessun antefatto. Mai. In quel momento, corpi che contenevano corpi, rami di olivo tra le mani, e anni passati, condensati in un lunghissimo abbraccio. Interminabile. Commovente. In lontananza ho notato le loro lacrime. Forse, quelle della ragazza, o signora, condensavano parti di tramonto, o chissà. E chissà. Come che sia, è stato davvero bellissimo, commovente, suggestivo, quell’incontro, quell’abbraccio, visto in lontananza. In quel momento. Avrei voluto fermare il tempo. La bimba continua a correre, donando gioia e felicità. Vita. Tutto stupendo.  Sono “fermo immagine” di un’Italia intera, di treni in lungo e largo, e tantissimo altro,  che uno vorrebbe tenere e raccontare a se stesso, per sempre.

 

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Scritta murale, in via Botero, a Torino

Per il resto, che dire? Qualcuno ha chiesto, ha domandato, in un post. Tutti domandiamo. Ma le risposte, non sempre arrivano.E non necessariamente si devono fornire.  Perché il libro? Si viaggia, si segue il cuore. E cuore dovrebbe incontrare altro cuore. E forse dovrebbe essere così. E così lo è e lo sarà-  Sicuramente. Sarà strada facendo poi, che le gocce di tramonto raccolte nella tazza, possono versarsi, e macchiare “qualche strada”, una via, come questa, tutta torinese, in via Botero, o ancora, una piazza, oppure,  traboccare in qualche cuore. Eallora, l’ apoteosi. E se non cadono in qualche cuore? Quando cadono, insieme alla tazza, ci si prova, a raccogliere i cocci. Alcune volte funziona, altre no. Lo si racconta, con centinaia e centinaia di letterine, con biglietti, di sola andata, sopra l’albero, con biglietti recapitati e altri no. Altre volte succede anche che dalla tazza, il tramonto, lentamente rifluisca, perche’ non colto, nonostante tutto. A volte capita anche questo. Come ci racconta qualcuno per la strada. E seguire il cuore, diventa poi un’impresa.

Sulla strada……….granelli di sabbia, pagine di libro che faceva il paio con un altro. Il rumore del mare…sulla strada…DSC00675