Il tramonto in una tazza

Una lettera che fa scuola e  che merita una pagina.

” E’ bello poter pensare che ognuno di noi abbia una missione nella vita ed io sono alla continua ricerca di segni propiziatori, come li hai definiti, che mi facciano capire chi sono e cosa posso fare. Qual è il mio posto nel mondo. Credo che la storia di Suor Lucia possa ispirare tutti quanti su molteplici aspetti, laici e/o religiosi: il ruolo FONDAMENTALE dell’insegnamento e della scuola nella società, l’Amore per i giovani, il rispetto e la coltivazione dei propri talenti, messi a disposizione degli altri, perchè dobbiamo sentirci parte di una società e portatori di un contributo al cambiamento. E poi, ricordarsi sempre che c’è quel vuoto incolmabile, che non ci fa bastare a noi stessi e che dobbiamo riempire di spiritualità. Qualsiasi altro espediente risulterebbe illusorio e fallace. “

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Torino. Piazza Vittorio (pubblicità Generali). marzo 2014.

E’ una delle tante considerazioni arrivatemi via mail. Una bella lettera, degna di una L 28.  Non si commenta, perché contiene tutto. Una di quei pensieri che meriterebbero di portarle ” un tramonto in una tazza”.

 

Si, la storia di suor Lucia, mi è piaciuta, come mi era piaciuta quella di Torre Giuseppe, (con gli auguri per i suoi 98 da parte di Fassino, e quindi della città di Torino) di Corapi Antonio, di Angela la partigiana.……e altre ancora. Provare ad ascoltare le storie e lasciarti coinvolgere. Tante storie, tanta realtà, a volte complessa. Come quando misi un articolo contenente  le istruzioni per la richiesta dei sussidi di disoccupazione. Mai avrei pensato di ricevere tantissime mail con situazioni davvero complicate. Storie di persone.

L’amore per i giovani…Sul comodino “riposa” un libro, anzi a dire il vero, ne riposano due. L’infinito viaggiare, di Claudio MagrisLettera al padre, di Kafka.

Il primo è quello a cui sono affezionato. Forse per una questione di maturità, di tema, di scuola, di ragazzi che si apprestano a compiere gli ultimi viaggi, a scuola, dopo cinque anni.  Libro che ha viaggiato con me e continua a viaggiare. Spesso.  Insieme abbiamo conosciuto la bellezza del viaggio in tutte le condizioni atmosferiche: caldo, freddo, aria condizionata, a volte il gelo, treni, scompartimenti, sale d’attesa, passeggeri, mare, spiagge, ombrelloni, Sud, albe e tramonti, notti, mare, Alpi, e albe. E tanta  grande bellezza. A volte ha avuto un posto tutto suo, nello scompartimento, come un passeggero a tutti gli effetti. Non poteva certo “accomodarsi” sul semplice tavolino. No. aveva bisogno di altro. Una volta comprato e iniziato a legge  viaggia,  e stabilisce un patto, con il lettore. Forse di essere guardato, letto e capito. Pagina dopo pagina, giorno dopo giorno. E’ un bel libro.  E poi, diciamoci la verità: quando gli occhi si posano sopra il titolo, provi un misto di gelosia ma anche di felicità. Una grande bellezza, va scrutata. Con discrezione. Con alcuni capitoli dell’intero corpo della lettera davvero interessanti. Il libro, quello, che è stato  anche di una maturità. Quella dello scorso anno. Nella scuola, forse, qualcuno avrà cominciato a contare quanti giorni mancano. Alla sua conclusione.  Per altri, son sicuro, non è così. Dalle cronache cittadine, intanto, scopri anche spaccati di realtà piacevoli, come chi rinuncia alla gita per dedicare qualche giorno al volontariato o chi va a portare letteratura e poesia a chi vive la sofferenza del carcere.

Tornando alla lettera, invece,   dice tanto; di amore per la  scuola e giovani.  Quando la campanella suona e i ragazzi entrano a scuola o consumano i loro intervalli o escono, insieme al loro carico di studio e di libri, bhè, trasportano anche tutta la loro la grande bellezza:  la vita. Insegnamenti, stili di vita, educazione e non soltanto,  nozioni. Portano con loro valori e chi li ha instillati. Educatori, insegnanti.   (anche se a volte, l’esuberanza…diventa tanta, questo, onestamente, bisogna ricordarlo). Ecco perché a mio modo di vedere i ragazzi insieme alla scuola sono la “grande bellezza“. Portano “orme” all’interno delle quali si sono inseriti. Ognuno ne ha una propria, da migliorare, come tutti, del resto.

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Spiaggia. Salento. Tramonto. Tra Porto Cesareo e Torre Lapillo (Lecce). Estate 2013

Chi pane e politica, chi una primavera, chi una tazza con dentro un tramonto e chi nella tazza vorrebbe vederlo, il tramonto; chi corre e chi rincorre amore e amori, chi li giudica impossibili e chi fa il tifo per le cose impossibili;  chi il lavoro, saltuario, e chi pensa continuamente al lavoro e non in maniera saltuaria, chi concentrato al recupero per una maturità e chi la scoprirà, forse, quando tutto sarà finito senza rendersi conto che poteva essere più di un passeggero in questa grande bellezza che si chiama scuola.

La campana suona. Con in testa la maturità e in testa di tanti “Iolavoro”, un’occasione, a Torino, per lasciare un curriculum e sperare nella sorte. Quando un biglietto, anzi, un curriculum, puo’ cambiarti la vita. Un tentativo di togliersi il gesso di dosso in una scuola ingessata.

 

 

 

4 pensieri riguardo “Il tramonto in una tazza”

  1. La campana suona e si entra in classe….ma quante volte i docenti anzichè un punto di riferimento erano una delusione. Quante volte “professori” che del professore hanno solo il titolo, ma in alcuni casi (quanti purtroppo…)neanche quello. E allora a guardare film, ragazzi ripassate..insomma fate quel che volete…non disturbate il professore, anzi, “quel” professore, che non è, amaggior ragione, un solo mestiere, ma una missione. Fallita. In quel caso (in quanti casi purtroppo) questa missione è fallita per malafede, clientelarismo, nepotismo e falsa pietà. E chi merita…beh aspetta…e prima o poi si passerà all’incasso. E di questo ne sono certo. Attendiamo il tramonto, e dopo il tramonto inevitabile arriva l’alba. L’alba di un giono nuovo, come il titolo del bellissimo libro (anche lui compagno di viaggio) di Asor Rosa!

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  2. Mi dispiace per Ale,un commento molto duro per il personale Docente,ovviamente spero che Ale non abbia fatto tutto un’erba un fascio nessuno è perfetto in questo mondo,ognuno si comporta come vuole “secondo coscienza” la mia esperienza di professori dispiaciuti di avere alunno totalmente disinteressati allo studio,distratti da tablet,cellulari,Iphone,foto,fotine,distrazione totale e in alcuni casi mancanza di rispetto indipendentemente dalla loro funzione in quel momento,ma anche il sempre rispetto inteso come educazione civica.Questi professori non considerati o non evidenziati,appartengono a una fascia di docenti silenziosi che svolgono il loro lavoro,secondo il proprio criterio altri secondo la situazione attuale di un determinato contesto,la scuola è composta prima dagli alunni che sono la linfa vitale,poi dai professori e tutti il resto del motore della scuola,desidero precisare che non sono un’insegnate ma sono stato alunno fino a pochi anni fa,con grande tristezza parlando con dei professori ho ascoltato la loro amarezza e dispiacere quando gli alunni non ascoltano la lezione sentendosi totalmente inutili,quando loro con i loro studi e la loro laurea hanno scelto il percorso di insegnare con i loro sacrifici a noi alunni…certo ripeto e ribadisco la perfezione non è di questo mondo,però cerchiamo di cogliere e di capire quando c’è del buono senza partire a priori che ormai è tutto cosi…la scuola sotto tutte le sue forme dalle elementari fino all’università è percorso di vita! la definirei vita pura al 100% con dei ricordi indelebili sotto tutti i punti di vista!

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  3. Il ruolo dei professori non è quello di insegnarci ma anche quello di accompagnarci per un ciclo della nostra vita fino a ché non impariamo a capire come possiamo affrontare la realtà. Certo, non tutti i professori hanno buone capacità di relazionarsi con i ragazzi ma il ruolo della scuola di per se, è molto importante.

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  4. Ciao, leggo da un po’ il tuo blog…tanto romanticismo, slancio e qualche vena di nostalgia…il libro sul sedile mi piace, parecchio. Indice di una preparazione e di attesa, non solo nelle sale d’attesa, e di apertura. Mi piace molto la natura, il sole, il mare, al mattino presto. Una preparazione continua, direi…e il bello sarebbe conoscere chi, per chi. Per chi viaggiare di notte e fare colazione di mattina presto? Alcune foto mostrano stazioni notturne…..romanticismo e idealismo si confondono e si fondono, in una visione del giorno dopo, da favola “e vissero felici e contenti”. Il tramonto in una tazza….beata chi si prende tutto quel tramonto che sei riuscito a mettervi dentro. Complimenti per il blog. Un saluto

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