“Lancia”

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Grattacielo Lancia, Torino

Passare da qui sotto, (sotto il grattacielo Lancia, a Torino ) suscita un sacco di emozioni addosso.  Tempi che furono. Per il lavoro che c’era. Le vetrate  del grattacielo non rispecchiano solo case e pezzi di collina sfumata riflessa da quel  puzzle di vetrate che a dire il vero, compone poco.  Riflettono invece, e molto.  Donne e uomini, al lavoro, in entrata e in uscita.  Cartellini da timbrare  e turni da rispettare.  Primo, secondo, notte.  Famiglie appena lasciate a casa, in quegli anni,  e bambini da accudire, affidati a qualche famigliare o nonno, in quello che da sempre è stato un welfare all’italiana. Storie specchiate, con mille metamorfosi di questo borgo. Il tempo per creare ricordi e il tempo per vivere esperienze memorabili. Passare qui sotto e farne tesoro. Tesori. Uomini in tuta, in linea di montaggio, ai torni, alle presse, con le mole e le frese. Lime per  “l’aggiustaggio”. Passare da qua sotto e guardarsi intorno. Che sensazioni. Qui, dove un tempo si produceva. Auto. Quanta storia. Quante storie.  Ogni tanto, alla fermata del tram, o ai giardinetti, trovi qualche pensionato, di quel grattacielo. E i suoi occhi, stavolta, riflettono, metamorfosi di vita. Occhi che hanno incontrato e ancora incontrano. E quando incontrano, instillano, pillole di saggezza.  E riflettono. Il pensiero di una moltitudine di lavoratrici e lavoratori. Compagni di lavoro. “Divisione del pane” e “frazione del pane”. In sintesi, questa la cifra. E qui, nella fatica del lavoro che molto nasceva e molto si condivideva.  Questa, forse, era la Lancia.  Insieme a molto altro. Questo Borgo San Paolo, che “sfuma”, grigio, e forse lo era, insieme al rosso. Colore politico.  Perché, rosso, San Paolo, lo è stato sempre.  Il quartiere, nel suo complesso, è bello. Scuole e giardini e una società che cambia.  Un bus, il 56 trasporta stancamente qualche passeggero. Un tempo, chissà quanta moltitudine. Forse non era il 56 ma  un double “decker bus“, uno di quei bus a due piani, talmente notevole il suo carico. Con il ricorso alla fantasia provo ad immaginare come e quanta gente, un tempo. Qui sotto, qui dentro.  Oggi, nuovi locali, nuove costruzioni, nuova gioventù e nuovi lavori.Torino, citta’ seria, sempre lodata da Gramsci, una citta’ positiva, permeata dalla cultura del rigore. Citta’ di interscambio tra politica, giornalismo, editoria, università e…operai.

La struttura di questo grattacielo ricorda vagamente qualcosa di simile presente a Milano, nei pressi della stazione Centrale,  dove nelle vicinanze “svettano” altri grattacieli. E ti prendono le vertigini, come quando il cuore batte forte e ti senti sull’ottovolante.  E anche li, il riflesso di quei vetri racconta altre storie. Gente che va, viene. Impiegati e studenti della Brianza che convergono, velocemente. Sfilano via velocemente Greco Pirelli, Bicocca, Sesto Marelli e così via…..Inafferrabili, sfuggenti, veloci, imprendibili, tra la nebbia meneghina. Per alcuni l’ufficio, per altri l’Università, per altri ancora, il profumo della libertà, dalla “pancia” Centrale.  Il cambio treno, la via per il mare, la sabbia e castelli da costruire. Alcune volte si sbriciolano, si smontano, si sfaldano, altre, con una buona dose di fortuna, prendono la via della verità. “Grandi Costruzioni” e non solo Grandi stazioni”.  Profumo di salsedine e di libertà. Voglia di abbinare la voce a due occhi. I due occhi ad un abbraccio.L ‘incontro, dopo il lungo inverno.  Occhi incollati al finestrino e paesaggio che muta. Non piu’ disegni sui vetri dei finestrini, buoni da alitarci sopra e costruirci immaginari fantastici, ma finestrini abbassati, per lanciarsi verso la liberta’ che avanza.  Aria fresca, aria che cambia. Voglia di cominciare e ricominciare. La nebbia, alle spalle e una varietà incredibile di frutteti e varietà di colori davanti a  noi. E non solo. Paesi che mutano nome.  Velocemente. Per alcuni, un nome seguito da…”al mare“. Il mare che costeggia il treno. Il treno che costeggia il mare. La fantasia corre. Sui suoi binari. Come un treno… La vita con gli occhiali della libertà è davvero più bella. Aprile, una porta in…fiore.

2 pensieri riguardo ““Lancia””

  1. Che bello questo articolo! come tutto ciò che scrivi, qualunque sia il soggetto,l’argomento, è il modo di scrivere,di descrivere che lo rende bello, interessante…piacevole alla lettura….conosco quell’edificio….così ‘utile e necessario come il pane”….ai tempi che furono…si lavorava tanto e il lavoro era faticoso,ma essenziale,tanto essenziale,che si arrivava ad amarlo a difenderlo!…….poi,nella tua scrittura c’è sempre una ventata di nostalgia,di desideri…di mare….viaggio treno…e….poi tornare alla posizione attuale…..aprile….è primavera! Corinna M.

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  2. Mi piace pensare allo sferragliare della linea, alle risate degli operai, alla corsa per la pausa mensa per non perdere neanche un secondodi riposo. Mi piace pensare a tutti i sacrifici di chi ha li dentro lavorato. Sudore si, ma non sprecato. E quella solidarietà che non era solo di classe ma più profonda, molto più profonda. Era il cuore, rosso. Rosso come quel quartiere, rosso come una bandiera, che non era solo partito, ma filosofia di vita. Grazie Romano per questo bel post!

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