Segni, simboli, pezzi di città che parlano

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Tutto in un “francobollo”. Il tempo è bello. In fondo al corso, Regina Margherita,  si intravedono le montagne, bianche, con lo “zucchero a velo” spruzzato sulle sommità; zucchero a velo preso a “prestito” dalle bugie che affollano e rendono ancora più maschere chi si appresta a gustarle, mischiandosi tra altre maschere.  Coriandoli a terra, trasportati qui e là dal vento mattutino, a ricordo di qualche festa andata, partecipata e vissuta, in tarda serata o consumata  in tarda nottata, un po’ fulgida, in una landa spettrale, rischiarata da vecchi lampioni cittadini, che coronano qualche panchina, zona franca per pensionati nei pomeriggi cittadini. Vento e “tempesta” che scuotono soprattutto nell’anima e  l’io,  e non solo qualche partito, che ha davvero meno senso di una geografia sentimentale. Per colpa di un “chi”, un semplice pronome. Un chi di una canzone o un chi politico? Chi?  Una passeggiata, breve. Profumo e ora di cibo, proveniente da qualche casa, in procinto di gustare il pranzo domenicale.  Quattro passi, rapporto uditivo, olfattivo, visuale e…..gustativo. Poche macchine, a dire il vero, ma città in movimento. Un “francobollo” attraversato da pedoni domenicali, giornali sotto il braccio, o braccio in movimento per conversare.  Un francobollo cittadino che pare un teatro. Un pezzo di città che comunica. Che oscilla, come si prova a leggerne i segnali, tra l’insicurezza e la speranza. Per qualche minuto, anche i semafori di questo pezzetto di corso Regina, angolo via Industria, si spengono.  Chi ha spento la “luce”?  Senza luce e senza i colori, non si fa strada. Altra ansia. Insicurezza che si aggiunge. Persone silenziose in attesa nei pressi di una palina per bus e tram,  osservano il crocevia privo di “protezione”, almeno per il momento. Che fare? Come capita nella vita. Che fare? Ma il desiderio e il bisogno folle di qualcosa  è forte. Forse di relazioni, forse passioni, forse di amore. O forse semplicemente di lasciarsi andare, con fiducia. Un muro cittadino, meglio, di questo francobollo cittadino, urla a  si trovano a passare: “Fidati di me”. La luce è tornata. Per miracolo anche i semafori han cominciato a lampeggiare. Come tanti “occhiolini” di  cittadini o cittadine, che invitano ad osare. Prima giallo, poi verde. Osa. Osiamo. Sembrano dirci. DSC00446