“Quelli veri fioriranno qui a primavera”

???????????????????????????????Piove da parecchie ore, oramai, su Torino. Insistentemente.  Ascolto e vedo la pioggia, (da dietro la finestra) scendere dal cielo ed emettere suoni, in continuazione. Suoni disparati, a seconda di dove si va a raccogliere l’acqua. Piovana. I notiziari dicono che la temperatura sia scesa. Parecchio. Freddo fuori e “raffreddato” dentro.

Riposti Viola, Carlo, Luce, in un angolino della stanza,  e richiusi all’interno delle loro pagine, ora si guarda oltre.  I personaggi  menzionati sono solo alcuni del libro “Un uso qualunque di te”, di Sara Rattaro (Giunti Editore).  Personaggi “pronti” per essere ripresi, al momento giusto per un’occasione altrettanto giusta. Ognuno di quelli, per un motivo o per l’altro, non si sono  soltanto “appoggiati”, sulle, dita delle mani, sulle pupille, nei pensieri del lettore. Piuttosto e semplicemente “sprofondano“, nel cuore del lettore. E ci restano. Pagina dopo pagina.  Qualcuno ci è rimasto e sicuramente ci resterà più di altri. E lascerà qualcosa. Un alternarsi di tempi nei capitoli. Presente, passato, presente, passato. Un ultimo, il futuro, la speranza. La velocità, aerea. Del vento. Di un aereo. Pronto al decollo. Verso il futuro. Ma con “radici” ben solide nel corpo della Luce.  Luce, uno sguardo nel futuro e sul futuro. Grazie all’amore materno.  E il cuore, quel cuore disegnato sulla copertina del libro e’ un cuore grande riposto all’interno del libro, nel cuore del libro, nel cuore dei protagonisti. E il cuore è il filo conduttore dei capitoli. Ognuno ne mette un pezzo del suo. O forse, tutto.  Perché quando ci si butta a capofitto in una passione, non la si vive risparmiandosi. Così in amore. “Ogni donna spera che sia l’ultima storia; ogni uomo spera che sia lui, ad essere ascoltato, per la prima volta”. Un cuore rosso vivo. Che arde. Brucia. Che fa male. Ma fa male e “uccide” per una ragione: continuare a vivere. Ora, al termine della lettura, è chiara anche la copertina. Una “comunicazione” efficace. Senza cuore, l’uomo non puo’ nulla. Un bellissimo cuore  in evidenza, sullo scamiciato di una ragazza;  tantissimi fili, al posto dei capelli. Fili che sono pensieri, incrociati, interrotti, disegnati in modo tale da dare l’idea di un  “sezionare”  in due la testa della ragazza. Fili come linee di matita. Per  provare a “disegnare” la storia. Diversamente da come era iniziata. E probabilmente per  sezionarla  in due, la trama, la sezionano davvero. I fili.  Come i tempi.  E i fili, servono per tessere. Per tesserla. Tessere di una storia, da collocare e rimettere al proprio posto, come un puzzle. Provare e riprovare, con pazienza,ostinazione, calma, quando una tessera sembra non andare al posto giusto. Come la calma di Carlo. Anche il cuore, sembra avere un filo, “tirato”, da qualcuno, fuoriuscito dallo scamiciato e dalla giacca. E si viene a trovare in una zona chiara-Luce, bianca. Una percentuale di pagina da scrivere, come quando una nuova vita comincia.  Dall’altra parte del capo due piccolissime ali. Di farfalla? Già. Farfalla. E prima di diventare farfalla? Due ali che sembrano una “v” di vita. Appunto. Nuova, pur essendo identica a prima. Con qualcosa di meno e tutto di più.  All’altra estremità la “v” è capovolta, è il tratto terminale del cuore. Sotto il cuore. La radice del cuore di tutta la narrazione.  Una v che unisce.  Come la vita, come le vite. Le mani della ragazza, nel disegno, cambiano colore e sono in netto contrasto con il viso, bianco, bellissimo. Una maschera. Forse, quele che spesso indossiamo, per paura. Non per mancato amore.  (interpretazione personale e libera della copertina del libro, quindi, le mie scuse).

Il resto, copertina e contenuto, conviene scoprirlo da sé.

Una parvenza di primavera da un po’ di giorni, la segnalano alcuni fiori, composti di carta,  un luogo dove con la carta si costruiscono castelli e tanta buona cultura. “Quelli veri”, annuncia il cartello, arriveranno poi in primavera. I fiori. Intanto, da queste parti, fioriscono, ogni giorno dell’anno: belle parole, belle lettere, bei libri. Storie interessanti e storia da amare e raccontare. Storie di cuore. Grande. Come “Un uso qualunque di te”. Al termine, è solo il tepore della stanza e il chiuso dell’appartamento che non portano a confondere le gocce d’acqua, con una, meglio identificata come umor acqueo.

Il progetto dei fiori, volto al recupero di un ‘francobollo’ di terra, posto davanti alla biblioteca centrale di Torino, merita davvero un plauso ed un ulteriore riflettore, magari uno ‘spazio cartaceo’ sul nostro caro giornale cittadino. Un plauso diretto a tutti quei volontari senoir che con dedizione si dedicano ad attivita’ di grande rilievo oltre che di recupero di pezzi importanti della nostra citta’. Una idea, un progetto che  prevedeva un momento ufficiale, solo momentanamente slittato cosi come una possibile inaugurazione legata allo ‘sbocciare’ dei fiori. Un progetto che nasce con l’ impegno dei Volontari Progetto Senior Civico e della citta’ di Torino. Ancora un grazie e un bravi a tutti coloro che hanno partecipato nel rendere piu’ bello questo angolo della nostra citta’.

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