Gli auguri del sindaco di Torino Fassino a Torre Giuseppe

Fassino
Piero Fassino

Torino, 20 febbraio 2014. Cari lettori, in mattinata, il Sindaco di Torino, Piero Fassino, come aveva promesso, ha fatto pervenire presso questo blog gli auguri al sig. Torre Giuseppe, una vita “al lavoro” e di lavoro, a Torino e per Torino. Il sindaco si è raccomandato che gli auguri pervenissero al sig. Torre in giornata, con le scuse di un piccolo ritardo. Ma si sa, la politica è in fermento. Al nostro giornale cittadino, mi è parso giusto e doveroso segnalare la persona, la storia.  La sua storia è stata raccontata, qui sopra con passione. Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere Torre, quando ero piccolo. E davvero, la reputo una grande fortuna. Una grande fortuna, ma anche tenacia, sacrifici, e gioia nell’ascoltare una fonte così preziosa come Torre Giuseppe. Il lavoro, lo studio, gli esami, la scuola, gli affanni, la voglia di riscatto. Momenti in cui molto sembra girare come non si vorrebbe. Ma poi, l’impegno e la passione nelle persone prendono il sopravvento. Una passione vivere di passioni e veder realizzato il proprio lavoro. La felicità è stata condivisa nel pomeriggio insieme nello stesso luogo, Maria Ausiliatrice, Valdocco, a Torino, dove il Sig. Torre Giuseppe ha scritto una fantastica storia. Domani mattina anche La Stampa, interverrà sulle pagine cittadine, dopo aver letto il blog, su mia indicazione. Se non è una notizia questa…

Lettera del sindaco di Torino a Giuseppe Torre

Torre Giuseppe
Torre Giuseppe

Ancora tanti auguri, Torre.  E un grazie per i messaggi che hai saputo instillare. La passione nelle cose fatte bene. Anche quando si corre il rischio di essere tacciati di “martellamento”. Ma le storie a metà, non vanno bene. Le storie vere, devono avere la giusta pagina, la giusta conclusione.

Per questa bellissima giornata, vorrei esprimere alcuni ringraziamenti. A chi ha sostenuto la mia persona, nonostante i sacrifici, la famiglia, fratello, l’amico e collega di precariato, ing. Domenico Capano che agli inizi di questo blog insistette tanto affinché cominciassi a scrivere, il prof. Giovanni Carpinelli, che per due volte mi ha dato fiducia seguendomi nelle tesi universitarie, i lavoratori in genere che faticano ad arrivare alla fine del mese e chi il lavoro non lo ha o lo ha perso, i Salesiani che mi han dato accesso ad ogni cosa chiedessi per questa bellissima storia, e Roma, la Pisana, Felice Reburdo, un don da fabbrica, un prete operaio, chi mi ha dato voce e chi no e non ultimo i ragazzi che incontro ogni mattina a scuola, con i loro pensieri, le loro difficoltà, ma anche tanta gioia di vivere. E poi, la sinistra, la fiom per la richiesta, sempre, di giustizia sociale. I loro visi, i loro grazie il loro buongiorno. Inoltre, persone che per passione mi hanno portato ad assorbire – come una spugna – tantissimo, anche quando sembrava tutto difficile  tranne che per me. Anche quando le energie mancano e la passione pulsa. Ancora. Che fantastica storia è la vita…

Allora, lettori, a domani, su La Stampa:

Romano con Giuseppe Torre e la lettera del sindaco Fassino
Romano con Giuseppe Torre e la lettera di Fassino

Negli articoli precedenti del blog raccontata la vicenda del Nostro Giuseppe:

4 pensieri riguardo “Gli auguri del sindaco di Torino Fassino a Torre Giuseppe”

  1. Decisamente bello lo sguardo su Torino che viene lanciato dal Blog di Romano. Strade, quartieri, palazzi, aneddoti…..e personaggi. La storia di Giuseppe è toccante quanto ricca di umanità: un bravo a chi gli ha dato ancora nuova “dignità” ad attualità alla speciale esistenza del sig.re Torre!!!

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    1. Grazie, Juri. Ricevo il tuo messaggio mentre mi trovo immerso e ingessato tra le pagine di un libro che pur essendo bello nel suo complesso, alcune di quelle mi impediscono, almeno in questo momento, di continuarne la lettura. “Un libro forte, mi hanno detto”. Un libro di sentimento, passione, amore. Un libro di uomini, e donne. E quando si parla di uomini si trova anche quello che non si vorrebbe mai trovare. Nonostante ci si butti a capofitto, nell’idea di un valore. Ci si scorda, facilmente. Si dimentica, si preferisce, ci si tradisce. Per cose che nulla hanno a che fare con il valore, con una idea di valore. Con la passione che ti porta a dare il meglio di te. Dimenticando, spesso, se stessi per mettere in luce e far vivere l’altro, l’altra, gli altri. Un “capitolo” che “spezza” le ossa, che proietta un mondo “nascosto”, che illumina le debolezze, le miserie, di noi uomini. Le nostre miserie. Ma è solo un capitolo. Anche se solo non conferisce il giusto metro del quanto. E la storia, è composta da tanti capitoli. Altri, bellissimi. Come sicuramente altre parti del libro saranno belle.
      Con la storia che ho provato a raccontare, di Torre Giuseppe si riposiziona il “piatto” della bilancia. Quale bilancia, facile intuire. Un riflettore verso un uomo che ha dato una vita intera per un amore. Al servizio degli altri. Con umiltà. Timido, schivo, riservato. Senza mai chiedere nulla tantomeno una pagina. Liquida o cartacea che fosse. Una storia con la s minuscola ma che lascia le impronte, le orme, all’interno della Storia che siamo abituati a leggere sui libri. Un capitolo all’interno di tanti capitoli. Ora, alcuni ragazzi, spesso tacciati di “poca passione” lavorano pensando, riflettendo su alcuni valori fondamentali; sulle cause e conseguenze delle due guerre mondiali; sulla ricostruzione, sul boom economico, sullo stato sociale, conquistato dal movimento operaio, le crisi economiche e la cupidigia di chi vuole e vorrebbe sempre di più, la crisi del neoliberismo e molto altro. A partire da Torre e il suo quasi secolo di vita. Un secolo vissuto secondo una idea, un amore, verso un prete divenuto poi santo, sociale, che si occupava e preoccupava di dare un tetto dove far studiare, leggere, scrivere i ragazzi, quando la scuola era un lusso per pochi. Don Bosco. Un posto dove imparare un mestiere. Un sindacalista, che si preoccupava di tutelare contrattualmente i più svantaggiati quando non si sapeva cosa fossero. Provvedere alle necessità e alle urgenze della fame. Poter mettere sotto i denti qualcosa, prima di ogni altra. Urgente e necessario. Risolvere in quel momento, non domani, non dopodomani. Nel momento in cui si è presentata la necessità, l’urgenza. Giustizia sociale. Un uomo che ha sempre rispettato la dignità dell’uomo. E così, Torre. Nel nostro quartiere e nella nostra città ha segnato e insegnato, con lo stile. E’ stato premiato il lavoro. Un giusto riconoscimento. Anche se non cercato. E nel nostro quartiere, quando ho parlato di “sedia vuota” al circolo, ho parlato dei Perasso. Una vita dedicata ad un’idea. A dare un tetto, una casa, dove potessero “circolare” le idee. Una vita d’amore e di passioni. Ecco, penso che ci sia bisogno di parlare e scrivere. Di passioni, di idee, di amore. Quella passione che ti porta lontano…
      Certo, sono conscio che sono migliaia le persone che quotidianamente lavorano, o hanno lavorato, e che anche loro meriterebbero un riflettore, una luce, un augurio una parola…come sono conscio che tutti i post meriterebbero una risposta. Tutti.
      Un grazie per il tuo intervento. A presto.
      Ps. Ho sempre pensato che la foto tua e quella di Sergio non dovevano essere tolte da questo blog. Per un senso di giustizia. E, pare che anche la giustizia stia dicendo così.

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  2. A proposito del commento lasciato dal giornalaio. Certo che no, che ieri non mi sono dimenticato del compleanno di Torre Giuseppe. Per i suoi 99 c’ero. Auguri, Giuseppe.

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  3. Ciao Giuseppe. Avevi promesso che saresti restato con noi e che avremmo festeggiato insieme i 100 anni… avevi promesso che avremmo meso insieme tutte quelle giornate invernali passate insieme a raccogliere la storia, la tua storia e invece hai deciso di sorprenderci tutti e di andare… avevi detto. Che insieme avremmo terminato un’altra opera, di 5 anni e ora siam, sono qui, incredulo, attonito. Ancora una volta nei momenti in cui si ha bisogno… si potrebbero scrivere migliaia di parole ma….
    ho avuto la grande fortuna di conoscerti.
    Ciao, amico.

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