Torre, un uomo che non sta mai fermo

DSC00282E così ho avuto il piacere di partecipare alla grande giornata, del compleanno di Giuseppe e di un grandissimo riconoscimento, giunto apposta da Roma. Quanta emozione! Una bella lettera dal Rettor Maggiore, dei Salesiani, don Pascual Chavez.

Un monumento alla storia di un uomo grande come Giuseppe che ha dedicato una vita intera al quartiere Valdocco e a tutta Torino. Chi è passato da queste parti, nel periodo dell’adolescenza, ricorda le cioccolate con la carta color lilla “Kerestin”, dispensate nei periodi di festa e non solo. Chi è dalle parti di Porta Palazzo ricorda la cura nello scegliere i fiori, le piante, i migliori, le migliori. Chi vendeva le stoffe, in Piemonte, in Lombardia, lo ricorda sempre “munito” di garbo e dolcezza. E così, per ogni attività, da lui svolta, senza  sabato o domenica. Sempre pronto e disponibile nella sua parte di educatore. Entrando in questa cittadella, si sente ancora il rumore di un pallone, di qualche pallina da ping-pong, qualche quaderno, libro e una matita. Esattamente come un tempo. elle giornate di neve, sotto i portici, i tavoli riservati ai “pellegrini di passaggio”  erano pronti a diventare tavoli da ping-pong con le racchette generosamente da lui  prestate. Ma a volte, si sa, nella storia è bastato anche un solo fischio. Così, tanto per iniziare. Per un buon inizio è sufficiente questo.

Ora, sarebbe bello ricostruire un pochino le vicende delle sue radici e, chissà, se davvero qualcuno della sua famiglia, per motivi di lavoro, “volo'” verso l’Argentina. E provare a vedere se sussistono legami di parentela con Giuseppe.

Bhe, non resta che mettersi in “cammino”.

Intanto sarebbe bello un augurio da Villafalletto, luogo che ha dato i natali questo uomo e, perché no, dal nostro caro Sindaco di Torino, Fassino. Sono certo che non mancheranno questi ulteriori auguri speciali.

1 commento su “Torre, un uomo che non sta mai fermo”

  1. I miei più sentiti complimenti per i numerosissimi anni di attività del Sign. Giuseppe Torre, anni spesi al servizio degli altri, anni trascorsi con lo sguardo rivolto verso il cielo, a cercare qualcosa di più grande di noi, con le orecchie tese ad ascoltare voci che non siano la nostra. Forse, la chiave per superare ogni tipo di crisi è proprio quella che apre la porta della solidarietà e che ci costringe a ridimensionare i nostri problemi o per lo meno trovare conforto nel sostegno reciproco, in un sorriso di gratitudine. Vivere secondo i propri desideri può essere fuorviante. Meno illusorio potrebbe essere invece vivere seguendo quegli sprazzi di integrità che ci portano a credere in un’idea, un valore, incrollabile quando tutto intorno a noi ci indurrebbe a “svenderci” alle circostanze. Grazie per questo meraviglioso esempio di costanza e di fede.

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