Don Bosco a Torino: in Duomo

DSC00201Alcuni lettori del blog  hanno chiesto se potevo documentare ulteriormente l’arrivo dell’urna di don Bosco in Cattedrale. A Torino. Il momento esatto in cui è arrivato, accolto dai fedeli, da sbandieratrici, sbandieratori. In una Torino da cartolina, sotto la neve.  Ecco l’arrivo e la salita dell’urna, sorretta da volontari, dei primi gradini del Duomo.DSC00205

Don Bosco a Torino: in Duomo

DSC00207Dopo un lunghissimo peregrinare, l’urna di don Bosco, con la “mano benedicente” è arrivata a Torino. Rintocchi di campane. Sbandieratrice e sbandieratori sotto la neve, e gente pronte ad accogliere l’urna in Duomo, sotto una abbondante nevicata. In attesa del grande rientro a Valdocco. A casa. A Maria Ausiliatrice, tra i Salesiani. Causa neve, una modifica rispetto al “rientro”. Niente più cavalli. Confermata la processione dalle 22.15 ma con percorso più breve, dalla Cattedrale alla Consolata e poi a Maria Ausiliatrice, dove si esibiranno gli artisti che avrebbero dovuto esibirsi lungo il tragitto, e dove, sempre a Maria Ausiliatrice,  il Rettor Maggiore  Don Pascual Chavez darà la buonanotte. Come era solito fare don Bosco con i suoi ragazzi.

Ps. Mi pare davvero importante ricordare l’attività febbrile svolta dal santo sociale per garantire  e normare quei diritti nel mondo del lavoro che, in quel tempo, mancavano.  Soprattutto per tutelare le fasce deboli, i giovani che si apprestavano, come apprendisti, all’attività lavorativa. Utile ricordarlo oggi, in un mondo del lavoro sommerso da una  babele di contratti. Utile ribadirlo, nella nebbia odierna, dove, il lavoro non si sa più dove è di casa, e la residenza è “sdoppiata”, tra legale e fiscale.

DSC00206

Da Piazza Castello direzione Valentino: sotto la neve

DSC00214Giornata di festa. Perfino il bancomat e la macchina fotografica lo rammentano. Cose. Del mondo materiale. Il muro, con la scritta murale, agisce, per qualcuno, da specchio, nel rammentare la situazione: “sei il mio,  guaio preferito”.  Un tempo, sarebbe stato: “Ehi!”. Ma non sono happy days. Effettivamente, a voler ripensare alle scritte, ci sarebbe da domandarsi: ” Ma come,  è già “toDSC00212rnata” (scritta murale, del centro città, zona quadrilatero) ed è nuovamente fonte di un guaio preferito? (scritta murale ai Murazzi). Allora, il problema è serio. Coazione a ripetere. Allora era meglio non fosse tornata. Mha…se anche le scritte non si mettono d’accordo, figurarsi le persone. Nel mondo attuale, tutto è incrinato. Si entra e si esce con clic, si è “amici” e non si è più amici nel giro di pochissimi secondi, virtualmente, dimenticando che forse, la costruzione dei rapporti richiede qualcosa di più duraturo, di coinvolgente. Rapporti, incrinati, note stonate, navi inclinate, treni inclinati. Insomma, parecchio inclinato. Anche sul lavoro. “O così, o ti inchini”.  La confusione è al massimo grado.  Un po’ come in politica. Professionisti illustri, di filosofia, musica, analisi, che spesso ricordano il medico di pinocchio. Quando mai se ne trovano due capaci di suggerire la stessa cosa?  Professionisti della confusione. Terra rovesciata, cielo increspato. Cosa succede in città sotto la neve? Il Valentino, in lontananza, è stupendo. Le impronte dei piedi sulla neve fresca  fanno pensare a “giri di coppia”.  Dopo il tanto parlare delle cene, fra giri di pizza e giri di carne, ecco che un giro di coppia, meglio, un giro in coppia, forse non guasta. A ben vedere, col torcicollo in agguato, forse solo le mie, di impronte, risultano “spaiate”. Il Valentino esprime tutta la sua bellezza in ogni stagione.  Cellulari e macchinette fotografiche immortalano lo scenario per tenerla “in card”, quando la memoria del cuore, comincerà ad annebbiare anche le menti. O per dire: “sono stato qui”. A voi, un “mi piace”.  Il grande fiume, lentamente, stancamente, si muove, verso Sud. La nebbia in superficie, si dirada.  Cielo lattiginoso. Sopra il ponte, il rumore del tram, verde. Il tredici.  Sembra una Torino d’altri tempi. In lontananza i Cappuccini, avvolti nella nebbia e la Gran Madre, più in basso. Ai suoi piedi “una corona” di bar. Tutto sembra immobile, come lo era una decina di anni fa. Corsi e ricorsi storici.  Una Torino magica. Bianca.

Dalla California. Per la neve

DSC00210Una giornata di neve …..gelata! Fin dalle prime ore della notte. Mobilitati trattori e spalaneve. Giornata surgelata, da immobilizzare ogni organo.  Per questo giorno importante. Mentre gli altri, no?  Freddo e neve, che scendono, copiosa la seconda…Anche dagli Usa, dalla California, festeggiano questa prima neve dell’anno. Sorridenti, con il sole nel cuore e tanta gioia per questa giornata di neve. Sorridenti, felici, pronte a non lasciar cadere neanche un fiocco di neve. Da zona Lingotto, dove risiedono, studentesse in Italia, fino a giugno, si coccolano questa neve, stando bene a non sciupare neanche un fiocco di tanta abbondanza mandata dal cielo. Ormai, il suolo torinese è un panno imbiancato. Da Piazza Castello, fino a Piazza Vittorio la neve prende consistenza. Sembra una giornata di festa. DSC00209

Tornata. Mai

DSC00186Qualche lettore del blog ha chiesto gentilmente una foto della Consolata, dove sono raccolti gli ex voto. A Torino. Eccola. Per quanto riguarda “tornata”, il nuovo tormentone, si potrebbe dire: mai. Interrogata la finestra, nessuno rispose. Dalla finestra, osservo la neve, scendere, lieve, dolce. Per oggi era prevista. Chissà fino a quando. DSC00185

Tra la Consolata e Santa Barbara

DSC00172Scrivendo della storia del Signor Antonio Corapi e dei nuovi locali per Torino, uno dei quali, posto tra via Bertola e via Assarotti, qualcuno ha scritto chiedendo informazioni maggiori su “ex voto” della Consolata e su di un’opera all’interno della Chiesa di Santa Barbara ( dove “qualcuno ci vede Lenin che incita le masse”).

DSC00178Per quanto concerne gli ex voto della Consolata, utile sarebbe andarci, osservarli e leggerne le storie molto attentamente.

Per quanto riguarda Santa Barbara, recarsi in via Assarotti 14, tra via Cernaia e via Bertola.

Chiesa edificata già nel XVI secolo all’interno di quella che è “la cittadella”. Chiesa in seguito ricostruita poi, tra il 1867 e il 1869.

A sinistra ex voto della Consolata. A destra, interno laterale della Chiesa di Santa Barbara.