Nuovi locali per Torino. E la memoria del tempo.

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DSC00176Dal 1956 e per la bellezza di cinquanta anni R. Barattero, ha dedicato la sua vita, in questo angolo di Torino, tra via Bertola e via Assarotti.  Ora “il nuovo”, come già detto in precedenza,  si chiama La Ristonomia. Era doveroso, ricostruire la storia, di chi e cosa c’era prima. Chi, è  Barattero. Proprietario fino a poco tempo fa della gastronomia postra tra via Assarotti e via Bertola.

Renato, ricorda, vicini e colleghi negozianti…Il calzolaio, la drogheria, la palestra…

L’ascensore della memoria, corre. E correndo, all’indietro, ricostruisce, persone, fatti, altri locali. Quando l’insegna era “da Renato”.

Una parte di quella “Terra Promessa” annunciava in anticipo  che , si, “Ci sarà”, dell’altro,  già dagli anni della scuola, quando quelle due vincevano a Sanremo e Massimo, il figlio, “vinceva” con stenografia, dattilografia e inglese”.  Tutto il resto erano storie da ragazzi. Con una curiosità tutta particolare per i primi elementi informatici. “Wild boys” accompagnava le uscite da scuola, zaini in spalla. Tutto il resto erano storie da ragazzi

Tra una lezione e l’altra, d’inverno, qualcuno, si emozionava alla vista della neve. Proprio come oggi. Come Sergio. La sua meraviglia nel vedere dalla finestra della scuola la neve, per la prima volta, in vita sua. Lui, che era abituato solo a vedere il mare. La pausa di un’ora, dopo le lezioni, la neve da toccare, una visita a quelle vetrine della gastronomia e qualcosa da mettere sotto i denti. Poi, il rientro, per educazione fisica. Terminata,  il ritorno, verso casa. I portici di Corso Vinzaglio, l’attraversamento di via Cernaia, altri portici, la palestra, via Bertola, e ancora le vetrine della gastronomia Barattero. Per vedere altra bontà, esposta in vetrina. E così, per altri anni, altre pause, prima di educazione fisica, poi merceologia, poi tecnica bancaria.

Oggi, un caffè, nel nuovo locale.  Sul fondo della tazzina, cucchiaino  tra le dita, Al Bano,Romina Power  ed Eros Ramazzotti continuano a cantare canzoni ancora oggi vincenti, in un tempo mai passato: “Ci sarà”, in una terra promessa, “Una storia importante.”

La zona lettura è davvero fantastica. Giornale per tutti. Le sedie, tipo a dondolo, inducono a pensare a momenti davvero piacevoli. Quella fontana, poi, che fa tanto Torino, conferisce l’idea di essere in un parco. La profondità dell’ambiente gastronomia è davvero impressionante.  Il reparto  caffetteria è grazioso. I prodotti, da provare.

Tornata. Nel pomeriggio

DSC00166Finalmente,  a Torino, la neve annunciata, è arrivata. Nel primo pomeriggio, verso le 15, puntuale come un treno, è arrivata. Anzi, “tornata”. E puntuale mi sono precipitato, sul far della sera, sotto quel balcone. All’ultimo piano, persiane aperte, messaggio “in bottiglia” per qualcuna, sul muro ingiallito: tornata. Nel centro di Torino.   

Immaginando, chissà, qualcuno che, materializzandosi,  provasse una serenata. Perché, tornata. Perché “sfrecciata” sotto le luci, i riflettori,  il “palco” della ribalta  della nostra città. Tornata. Ad offrire pubblicamente quel ritrovo, dopo un incontro mancato, un distacco, un allontanamento, o molto più semplicemente, una breve pausa di riflessione.  Penso. Immagino. Tornata a “ricucire” un cuore, offerto, e s-offerto, donato, su basi di carta, ben presto accartocciata. Pensieri giustapposti, spazzati via, troppo presto, da un vento autunnale, poesia inconsistente, e musica stonata di qualche violino, incapaci di serenate. L’arrivo e la partenza di un treno, arrivato e ripartito troppo presto. Il vuoto di un tavolino dove fino a pochi minuti prima…e la solitudine, che da qualche fiocco diviene valanga, dolorosa, pesante e pressante, inimmaginabile; e fuori dalla stazione, chissà, un non mai detto, una “mole” di pensieri; sarà la neve, sarà la giornata, sarà chissà che il pensiero di quella scritta, sotto una finestra torinese,  va a frugare tra le righe di un passo di  Dostoevskij, la mite: “mi diressi immediatamente verso di lei e le sedetti accanto…Parliamo…sai…dì una cosa qualsiasi…e così vuoi ancora amore? amore?“. Severa meraviglia… Tornata, perché…Il pensiero,  riavvolto è andato alla storia di Diego e  Marilisa. Ho pensato fosse lei, tornata, per Diego. La speranza di vederla alla finestra, e sotto la via, in attesa,  Diego. La speranza che fosse Marilisa, con un unico bagaglio: la consapevolezza e la voglia più concreta di amare. Di raccontare. Di esporre il suo punto di vista, sulla “tesi” offerta. E invece…silenzio. Incomprensione.  E tanto rumore nel fare filosofia, di vita, con poesie, d’amore. Comprensione. Ancora.  Le luci della città, della via, illuminano quei fiocchi danzanti, che lentamente si appiccicano addosso.  Un’infinità di punti, di sospensione. Come tante virgole. “Punti” di vista  sul panorama della vita diversi, diverse, dai punti e virgola, spesso insignificanti.  Fiocchi.  Che imbiancano, come polvere di zucchero sul pandoro. Punti. Che lasciano interrotto un discorso, per poi riprenderlo.  Alla prossima “tornata”, perché, nella vita, spesso, i tornanti ti sorprendono, uno dietro l’altro, e ti avvolgono. Fiocchi che scendono, come gocce di latte, zucchero a velo. Un abbraccio, un’accoglienza. Il sentirsi protetto. Da qui sotto, una sensazione stupenda. Un bicerin e quel gusto di cioccolata che ti rimane dentro. Una cioccolata amara, molto densa. Che ti coglie al centro del Cuore di Torino. Come certe storie vissute. Imbevute di vita. Con tanto romanticismo di  città. Son sicuro che passata la nottata, anzi, la nevicata, Marilisa aprirà quella finestra.DSC00170

Tornata

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DSC00163E’ tornata? Chi? Cosa? Si puo’ dire qualunque cosa? E’ cambiato il nuovo modo di comunicare? Libertà, responsabilità. Etica, estetica. La prima, che non cambia, la seconda, si. E poi, gerarchie, priorità.  Pensieri, che si affacciano alla finestra. Dando il benvenuto. Anzi, bentornata. All’ultimo piano, qualcuno ha scritto ” tornata”. Sotto la Mole, a due passi dall’anagrafe, i residenti, ora, aumentano di una unità.  “Sopra” la Mole, una mano anonima, ma non tanto, a meno che qualcuno non si sia aggrappato fin lassù usando la grondaia ha scritto: “Tornata”.  E’ tornata la neve? E’ tornata una lei?  Soprattutto, dove era andata? Dove era stata?  Università, lavoro, gita? Le persiane, aperte, inducono buoni pensieri. Hanno l’aspetto di due braccia aperte, in segno di accoglienza, davvero di bentornata. Aria fresca, in ogni vano. Deve esser stato triste, per chi abitava lì, patire  l’ assenza di chi ora invece è tornata. Quella finestra, ora pare un sorriso. Ora qualcuno potrà immaginare un arcobaleno in cima alla Mole, perché “tornata”.  La giornata è davvero rigida, fredda, come da programma, dei giorni della merla. Pero’, il cielo è davvero bello. Sarà quel tornata, che rende diverso, migliore l’umore. Anche nella solitudine si è meno soli. Un campanile batte le ore. Il suono sembra recitare: “tornata, tornata, tornata…”. Sarà per la Chiesa a due passi, ma un sottointeso pare essere il finale de “La mite” di Dostoevskij: “Uomini, amatevi reciprocamente“.   A pochi passi dal mercato di Porta Palazzo, nel centro di Torino. “Cielo gotico su un inverno di neve, cielo di poesia“. Cielo che comincia ad annunciare neve. A tratti. In un “scendo non scendo”.  E il coro di ombrelli, che risponde a tono: “apro e chiudo”. Gente che torna dal mercato, o che si reca.  Gente che torna dall’ufficio, dal lavoro. Il sale per le strade della città, è stato già versato, fin dalle prime luci dell’ alba. Bianco. Lunghe strisce di sale. La macchina organizzativa, è pronta. Anzi, è tornata. Ma per ora,  è solo tornata la pioggia. Invece della neve. Per ora. Insieme a quella, tornata, è, la speranza.