Scrittura creativa

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Sulla strada, la rivincita della scrittura, dell’arte creativa. Cuori in cielo, sulla sabbia, su fogli di carta, e ora, sulla strada. Cuori che si intrecciano in tutte le varianti di gallerie che il nostro mondo conosce. Le gallerie sono infinite. Come infinite sono le strade. Le macchine corrono lungo la via. Che sembra un foglio di carta, colorato, scritto. Le loro ruote sembrano enormi gomme, per cancellare quelle scritte.Un tratto veloce di penna, su un tratto di vita. Ma nulla da fare. I sentimenti sono indelebili. Un cuore resiste ad ogni intemperia. Al freddo, al gelo come al caldo estivo. Nessuna gomma umana saprà cancellare un vero sentimento. Neanche davanti a questo sfrecciare dei giorni, o mesi, o anni……Forse, i messaggi che continuano ad arrivarci vogliono essere un indicatore di normalità, il ritorno ad una umanità migliore. Meno virtuale, più rale. Con la tensione alla passione. Più attenta. Più….

Diego e Marilisa: ci riprovate? Ritrovatevi!Riprovateci!

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Prendendo a prestito il titolo de La Stampa della vigilia di Natale, “Ci riproviamo”, è auspicabile, imperativo, per Diego e Marilisa Ritrovarsi e….”Ci riprovate?”. Sarebbe un bellissimo augurio, un 2014, un auspicio. “Stappata la bottiglia”, srotolata la notizia, evidenziata, là, dove, prima il soggetto interessato l’ha concepita e poi l'”Anagrafe quotidiana” l’ha registrata e divulgata, ora evidenziata e riportata in gran segreto nello stesso luogo, dove tutto ha avuto inizio. Quel viaggio condiviso, chiamato, almeno per un po’, Amore, resta, per il momento, un amore solitario.

Diego e Marilisa, riprovateci! In fondo, siamo tutti Diego e Marilisa

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Prendendo spunto da La Stampa del 24 dicembre, “ci riproviamo?”, un grido lentamente si alza nella nostra città, nella nostra comunita. Diego e Marilisa, riprovateci! In fondo, nelle nostre vite, siamo un po’ tutti Diego e Marilisa. Con le nostre pene, sofferenze, amori, tradimenti, la voglia di amare, l’inizio, la fine, notti accorciate dall’insonnia e dal battito del cuore, per un pensiero caro, all’amata, all’amato. All’idea. Diego, la fedeltà di un amore, Marilisa, la finitudine dell’essere umano. Forse. O forse non è andata proprio così. Non lo sapremo mai. Un amore lasciato al cancello. Nello stesso luogo in cui, come abbiamo letto sul quotidiano torinese, questa mattina, era stata deposta una rosa per celebrare un anniversario, un amore, aspettato, per una vita. Sofferto, sospirato, sognato, e vissuto. Sapore di un bacio, non lo dimentichi, cantava Raf. Se poi lo aspetti per una vita….e probabilmente, per Diego è stato così. Una rosa, lasciata in omaggio ad un amore, oggi, la narrazione di quell’amore, da fatto privato, è diventato pubblico. Tutti, vorremmo amare ed essere amati. In questo periodo, poi, certe solitudini si fanno forti. Ma che succede dopo che quella lettera è divenuta pubblica? Diego sarà riuscito a mettersi in contatto con Marilisa? Era questo forse l’intento? Forse no. Forse solo l’omaggio ad un amore talmente forte, da non essere comprese. Lì, capannelli di ragazzi, ragazze, signori, signore, passano, si soffermano, prima o dopo il Museo del Cinema o dell’entrata alla Mole, leggono il foglio di giornale, commentano. “Forza Diego” è l’urlo di molti. Siamo tutti Diego e Marilisa. Chi non è stato lasciato, nella vita? Chi non ha amato, anche solo un istante e poi, basta, per tutta la durata della sua vita? Complimenti a tutti i torinesei e turisti, giunti sotto la nostra città, che per il breve momento di lettura di quell’articolo, lo hanno fatto proprio, interiorizzandolo, empaticamente. Non si schierano, ma ripensano l’amore, lo riempono di contenuti. E allora, cosa pensare? cosa dire? Grazie Diego, che ci hai donato questa possibilità, questi attimi di riflessione. Hai fatto tornare in mente, comunque vada la storia, il Vangelo di Giovanni. “Non importa dove semini (l’amore), e non preoccupiamocene. La raccolta, la mietitura, potrà avvenire anche lontanissimo da noi”. Diego, osserva il tuo nobile sentimento come è guardato, colto e ripensato.
Diego, Marilisa, riprovateci.

Il Natale 2013 raccontato assieme al quotidiano La Stampa

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Cari lettori, oggi vi presento il mio articolo apparso sulla Stampa del 28 dicembre 2013 nella sezione L’EDITORIALE DEI LETTORI, intitolato Ingessati a scuola.

Ingessati a scuola
ROMANO BORRELLI*
Dall’ultima maturità, provo a soffermarmi sul senso dell’Infinito viaggiare nel mondo della scuola. Tanti viaggi, tante cittadine di provincia, tante scuole. Università. Anni di precariato. Il sistema scuola: soggetti al lavoro. Graduatorie, classi. Di scuola, di concorso. Modalità di accesso. A e B. Docenti, ragazzi, famiglie. Nell’articolo «Le relazioni che salvano la scuola» (Alessandro D’Avenia, La Stampa, 12 dicembre 2013), una dimenticanza. Gli Ata, per esempio. La burocrazia ingessa e altro corre. Velocemente. La scuola o la società? Ma chi vuole realmente salvare la scuola? Cosa e come potrebbe cambiare la scuola e con chi? Qualcuno al Ministero dell’istruzione ha mai provato a scattare una fotografia sullo stato della scuola tra i suoi lavoratori? Laureati, «ingessati» dalla burocrazia che potrebbero contribuire ad implementare il vero senso del lavoro, consistente nella relazione di servizio reciproco, azione virtuosa rispondente ai bisogni umani?

Laurea, specializzazione, master e altro utilizzati nella scuola per altre funzioni che restano prive di sbocchi quando le aule si chiudono e con esse la consapevolezza critica.
La scuola è inclusione, di tutti. Basterebbe una mappatura dei bisogni e stabilizzare. Come ci si fa a conoscere e relazionarsi in una babele del ricambio continuo? Basterebbe poco
per trasmettere passioni a «quel mondo» dell’infinito viaggiare. Le scuole sono una miniera di passioni, nascoste.

Suggerendo di visionare le tesine degli anni passati proponendo di analizzare quel pezzetto di comunità, provando ad individuare gusti, tendenze, dinamiche, orientamenti dei ragazzi e provare a connetterli con gli strumenti che possiedono, oggi, ad intraprendere un infinito viaggiare a ritroso nel confronto, nello scarto trovato nel mondo dai  compilatori di quelle tra come si immaginavano il loro mondo e come lo hanno trovato. Ho provato. Tra l’entusiasmo della Preside e l’ingessatura della burocrazia. Ricordandomi la mia funzione ho riposto tutto nel cestino. Comprese le lauree.
*40 anni, laureato in Scienze Politiche, Ata, scuola, Torino

Di seguito per chi desidera stamparlo è disponibile il file in formato pdf, (aver cura di fare salva pagina con nome e poi aprirlo e stamparlo con adobe reader):

Ingessati-a scuola di Romano Borrelli

Il 27 dicembre 2013 è stato pubblicato sempre sulla Stampa questo bell’articolo di CRISTINA INSALACO avente per titolo:

La voglia di riprovarci parte anche da un albero di Natale:

La voglia-di riprovarci parte anche da un albero di Natale

Di seguito la prima pagina della Stampa citata nel precedente articolo della Insalaco, in formato pdf, del 24 dicembre 2013:

Prima pagina del 24 dicembre 2013

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Buone e serene feste a tutti Voi.

short link all’articolo:
http://wp.me/pog5o-1uZ

Un biglietto di treno lasciato al cancello

DSCN3738RSCN3430Torino è in questi giorni la città più visitata dopo Roma. Bellissima notizia. Per tutti. La gente è in giro, a frotte. Code ovunque, per non parlare della Mole Antonelliana e Museo del Cinema annesso. Una fila interminabile lungo tutta la cancellata. Gente amabilmente e dolcemente disposta in fila e aiutata  dagli operatori. E così lungo via Po, Pietro Micca, Cernaia. Ovunque. Una città nella città. Attaccato al cancello di uno stabile, qualcuno ha posto un biglietto. Del treno. Mi è parso un “bugiardino”, di quelli che raccontano un po’ le medicine. Posologia, adulti, sera, mattina, prima e dopo i pasti. Qui, giorno di partenza, data di emissione, posto, località di partenza e di arrivo, costo. Un taglio verso il tratto terminale.  Un amore tagliato, nel senso di terminato? Un amore comunque lasciato? Disperato o rinnovato? Sperato? In ogni caso, penso sia stato vissuto. Con passione, a guardare il fiore che lo accompagna. O forse è la risposta che qualcuno ha voluto dare all’augurio di un biglietto di sola andata? Chissà….In ogni caso, i biglietti raccontano molto, delle persone. Ma, come per gli autori dei libri, bisogna saperci ridere e piangere, per capirne un po’ di più. La superficialità della lettura, non basta. E avolte non basta neanche un’apparente meraviglia. Nel biglietto, si trova molto di più. Nel biglietto si trovano storie e nelle storie. Ma senza empatia, non si va da nessuna parte.

Buon biglietto a tutti.