Sabato mattina al mercatino

DSCN3476DSCN3577Di tanto in tanto, la necessità di rallentare è “impetuosa”. Capita di fermarsi presso una di quelle postazioni-stazioni,  gialle, del comune di Torino, una sorta di stallo, dove con una tessera magnetica si puo’ “sfilare” una delle tante  bici e scorrazzare in lungo e in largo per le strade della  città. Per chi invece ne possiede una, di bici, catena, lucchetto sul manubrio, per impedirne il furto (così tanto di moda in questi ultime tempi) e via. Pedalare. Uno sport molto in voga in ogni momento della vita. Magari con una buona dose di  fortuna ti può capitare di incontrare il mercatino, molto slow, e rimettere all’ opera  i cinque sensi. Fermare, liberare il tempo, ritrovarlo, con il bel viaggiare, con la bici, e il ben vivere e buon mangiare. Profumi. Piccoli sentieri, sotto lo sguardo vigile e attento del cibo degli dei. Sotto la Mole il freddo è pungente. Tra il comune e piazza Castello una musica risuona: “Ciao, ciao, ciao, mare…” La musica e il piercing impresso sul muro di un palazzo donano a questo scorcio cittadino le sembianze di un viso. Dotato di tutte le strutture umane. Il freddo congela uno dei cinque sensi. Qui. Altrove “congelano” Salerno, circondandola a “circolo” in una sorta di girotondo d’altri tempi e in gran parte d’Italia si vorrebbe  congelare l’uomo dai mille mestieri, (dove in realtà, il lavoro, quello vero,  servirebbe, eccome) politicante- teatrante, in stand by, “prima diviso e poi scisso” posto in un cono d’ombra come in una stradina di paese. Dopo lo stand by, un’appendice, un'”exit”, un tratto di gomma definitivo sull’hard disk del Paese.

Qui, in questo quadrilatero torinese mattutino, il gelo, aiuta ad evaporare col pensiero. Dal radar “esistenziale” scompare molto del circostante. Ritornano da pagine di calendario voltate, strappate, ripiegate, segnate, a matita (incontri, appuntamenti, ritirare questo e quello, telefonare a, auguri di compleanno) temi di un’estate appena trascorsa.  Il caldo, il mare ritornano e nei pensieri prendono corpo facendosi sempre piu’ intensi.  Siamo qui, col corpo. Siamo altrove, con altro. Feste di laurea, feste anni ’50, bagno 76, le frecce tricolori, l’ aereoporto a due passi da lì, i bagnanti in massa sul bagnasciuga, naso all’ insu’ a fotografare e riprendere il tutto. “Ohhhh” che si sprecano e risuonano nell’aria. Cuori in cielo impressi e disegnati, chitarre, stelle cadenti, pizze pizzicate sulla spiaggia, angurie, rustici e calzoni. Nei ricordi anche lassù il fumo lascia la sua firma. Alcune gocce di neve cadono e cadendo si sciolgono a contatto con la pelle. Il radar torna a lampeggiare.  Benvenuti o bentornati sulla terra, nell’inverno torinese. I film, sono altrove. Un enorme TFF stazione sulla piazza.  La settimana del cinema è iniziata. Davanti al municipio, coltivatori e contadini continuano meticolosamente nella loro opera d’arte: l’esposizione e la vendita dei loro prodotti,  miele, salumi, ortaggi in vendita sulle bancarelle. Domani, domenica, toccherà a molti negozi, alzare le saracinesche. L’aria natalizia si fa piu’ pesante. Le tasche, invece, persistono nella loro  vaghezza e leggerezza. Ampie e vuote.

Piovono luci

DSCN3571DSCN3569Un piccolissimo scorcio di Torino, una piazza, il Comune, alcuni taxi, le luci, bentornate, nello stesso identico posto di altre edizioni.  Dietro di me,  l’entrata al Comune, dove di giorno, stazionano due o più vigili. Le scale, che sembrano interpellare ad uno ad uno i nomi dei freschi coniugi, frutto di matrimoni civili celebrati durante l’anno. Sabato pomeriggio, come molti altri. Riso, battito di mani. Videocamere, macchinette fotografiche, tavolette di ultima generazione, cellulari trasformati in macchinette fotografiche. Gli amici che leggono fogli stropicciati, scribacchiati velocemente e ripiegati malamente in tasche da abiti da cerimonia. La narrazione di come si sono conosciuti gli amici novelli sposi. Quale canzone, la gita, il primo bacio, il mare, la montagna, chi ci credeva e chi no. Chi diceva si, chi diceva no. A ritmo di Vasco. E chi sapeva già come sarebbe andata a finire, perché lo sentiva e lo sapeva già. E quindi, giù di foto: con i parenti, con gli amici, con i colleghi, con i compagni di classe, con i vicini di casa.  Le “mappe” distribuite al termine della cerimonia, per trovare quel ristorante e ritrovarsi, perché qualcuno, sempre, smarrisce la strada, nonostante i navigatori. All’interno, del palazzo, la Sala delle Colonne, dove un tempo risuonava la politica, i convegni della politica. La Sala Rossa, gli interventi, gli auguri allo Statuto dei Lavoratori. Pare rivedere e sentire Diego Novelli e Marco Revelli. Davanti al Comune, sulla piazza, piovono luci. Le pozzanghere formatesi per la pioggia insistente formano una sorta di specchio. Impressi sul selciato prendono così forma i visi dei tanti volontari “Torino for you”, di memoria olimpiaca,  le felpe rosse, in attesa che qualcuno si affacci al balcone per immortalarli con una foto. Quanto rosso. Davanti “il naso della mole” grattato dalla pioggia.  Continua a piovere colore. In attesa che si tramuti in neve. Prima o poi.

(le luci tornano dove erano state messe e incontrate, “pubblicate” su La Repubblica il 29 dicembre 2009)

Le notti bianche

DSCN3563Immag000[1]Davvero una magia, le notti bianche.

Da piazza Castello, verso via Po, raggiungendo via Bogino, il centro della magia ha un nome: Circolo dei lettori. Richiuso l’ombrello, sotto il braccio, giornale e libro. Uno, due, tre numeri, un campanello impresso sul citofono, gradini. Si sale. Scala maestosa. In marmo. Si spinge la porta. Si entra. Lampadari stupendi, come usciti da un romanzo russo. Sulla destra un bancone con gadget. Matite, gomme e altro. Logo, il Circolo dei lettori.

Due presentazioni di libri, in stanze differenti, ragazzi, ragazze, ovunque, in compagnia di un buon libro. Chi con le 50 sfumature e chi invece inizia il suo 51 libro, in un anno, in controtendenza a quel che succede nel nostro Paese. Altri, semplicemente sfumati, dopo una giornata di lavoro. Alcuni aggiornano il blog, sezione libri, altri sfogliano La Stampa, box eventi.  Al bancone del bar alcuni attendono, libri alla mano. Anche l’attesa per un caffè è un momento ideale per leggere un paio di pagine. Il caffè lo si puo’ gustare ordinandolo al bancone  col nome di un capolavoro. Le notti bianche, invece, contrariamente a quanto afferma il titolo del libro del grandissimo Dostoevskij, ha un gusto di mare, di sole, profumo di abbronzante. Profumo d’estate, di sogni, di gloria.  Le sue pagine hanno un gusto di attesa, un odore di treno, di altoparlanti delle stazioni, di orologi, di annunci di ritardi e coincidenze. Ricordi:  giornali freschi di stampa e di notizie. Eppure le notti bianche hanno proprio quel gusto: semplicemente e soltanto di notti bianche passate senza chiudere occhio, rinchusi per ore in uno scompartimento insieme ad altre cinque persone che mai si erano viste e mai si rivedranno, coabitazione forzata e volte piacevole all’interno di uno scompartimento, microcosmo in movimento. Un fischio impone a quei undici vagoni la ripresa del viaggio. Altri attori e spettatori. Chissà. L’attesa consumata nell’attesa,  ad aspettare che si facesse alba, una volta a destinazione, nei pressi di una fontana della stazione, così, tanto per lavarsi il viso, togliersi di dosso quell’odore ferroso di treno. Lavarsi, acqua fresca, quando le mattine estive lo permettono. Un bus passa davanti i pochi passeggeri che lo attendevano. Salita, discesa,: divieto d’acceso. Chissà che fine hanno fatto le macchinette che erogavano i biglietti direttamente sul bus. Direzione centro. Direzione porto. Meglio, prima, un caffè, una brioche, anzi due. Profumi sovrapposti, irriconoscibili, a parte il caffè. Un paio di palazzi, a piani alterni, presentano luci accese. La vita comincia. Sembrano occhi, e il palazzo un viso. Una radio, o una tv, gracchia: la bocca del palazzo che parla, chissà se anche della verità. Rumore che stride con tanto silenzio. La notte è ancora lunga, anche se, d’estate è più corta. Ferrovieri e ferrotranvieri. Chi ha terminato il viaggio, da compartimento a compartimento, chi si appresta, ciambella alla mano, a scorrazzare continuamente passeggeri di “ogni classe” e  d’età. I trolley rumoreggiano sul selciato. Qualche studente fuori sede fa ritorno a casa. Nord, Sud. Non importa. Un altro viaggio. Chissà per quanti anni. Università, lavoro, futuro.  Il cavalcavia, la pancia di una nave che inghiotte auto, tir e ogni altro mezzo, lampare , un treno rumoreggia, entra in altra pancia, quella della galleria cittadina. Dall’altra parte del mare, la Jugoslavia. Alle spalle, a kilometri da qui, la città eterna. Roma. Le notti bianche, un libro di vita. Quante passate e quante da venire. In fondo, è vita.

Piazze torinesi a colori

DSCN3545DSCN3544Passando idealmente lungo la manica che da Porta Palazzo giunge a Piazza Castello, attraversata l’area antistante le Porte Palatine, costeggiando il Duomo, di Torino, un tripudio di colori coglie ogni passante. Il suolo bagnato ne esalta le tonalità. Blu, rosso, giallo. Colori riflessi, sul selciato. Gruppi che stazionano in attesa di qualcosa, di qualcuno. Un tram, un bus, un taxi. Amici, una donna.  I carretti, muli di una qualche forma di globalizzazione, dopo aver trasportato durante il giorno ogni mercanzia proveniente da ogni dove e giunta poi sulle nostre tavole per essere consumata,  sono oramai a riposo e così il lavoro.  La notte che diviene il sbato. Nel vecchio. La notte che diviene domenica. Nel nuovo. Nel cuore della piazza, una vecchia fontana diviene ormai da anni  punto di ritrovo per alcuni, di oggi e di ieri. “Così ridevano”, un film che narrava ieri e continua a narrare oggi una Torino che per alcuni versi pare identica nella trama potrebbe essere ancora un film di prima visione. La vecchia stazione ferroviaria Torino Ceres, posta su corso Giulio Cesare,   è ormai alle spalle così come il Serming, la scuola Holden, con i suoi aspiranti scrittori e scrittrici pure,  e il fiume  Dora, con la sua corrente veloce che sembra trascinare via molto, pensieri compresi. L’unica cosa rimasta, pare essere il vapore, merito del binario, dei binari, che disegnavano l’asfalto cittadino, un tempo.  E un tempo, un casello ed una croce di Sant’ Andrea presidiavano il territorio. La luce rossa si alternava, il casellante scendeva, le automobili si fermavano. Anche qui, un gruppo prova a fantasticare sull’escatologia. Altri vorrebbero librarsi per provare a contare quanti amici prenderebbero parte al funerale.

Il Duomo offre ancora accoglienza a qualche pellegrino, qualche credente. Lasciato alle spalle il Duomo, i suoi gradini e il porticato di qualche ufficio comunale dove hanno trovato riparo alcuni giovani, e la loro chitarra, entriamo in quello che un tempo era un parcheggio. La piazza dona alla vista alcune sculture e un gioco di luci incredibilmente bello. Più in là, i portici di via Roma con piazza San Carlo e Porta Nuova.

Alzo gli occhi al cielo e penso che solo quei colori, solo questo cielo sono capaci di regalare emozioni così forti, intense.

Domenica a Torino

DSCN3521DSCN2766Domenica. Di corsa. Quasi come gli altri giorni, se non fosse che questa corsa, è diversa da quelle rituali, lavorative.

Folla, come ieri, nel centro cittadino.

I portici attirano. Il centro, anche. Un buon caffè, pure.  In molti a riprovare cio’ che avevano provato ieri. Buona la prima. Tra piazza San Carlo e piazza Castello.

Bacio bandaTo

DSCN3523DSCN3525Sabato pomeriggio. Sabato autunnale. Profumo di castagne, meglio, caldarroste.

L’uscita della stazione della Metropolitana torinese “Stazione Porta Nuova” (una grandissima M rossa) “vomita” continuamente, a tutte le ore, gente. Le scale mobili continuano instancabilmente il loro viaggio e instancabilmente, come muli cittadini, sopportano il carico di cittadini e non che scelgono questa fermata per iniziare il loro viaggio spensierato nel centro cittadino. Una enorme impalcatura della stazione Porta Nuova ne copre la maestosa “faccia”;  la stazione delle biciclette gialle sulla sinistra e il parco della piazza, davanti a noi, si apre con la sua storia di globalizzazione. Chissà se qualcuno ricorda un enorme e bellissimo orologio composto da fiori, posizionato lì, a ricordarci lo scorrere del tempo. Sotto il porticato, l’hotel Roma. Una “marea” si sparge, si confonde, si spalma, e, in alcuni tratti, si “sdraia” in questi due kilometri che ci separano dall’altra piazza, seguendo via Roma. A metà, della via, delirio. Confusione.

Confusione in centro cittadino….due amori “invisibili” si scambiano un bacio a ritmo di banda. Confusione per questo gesto, o confusione per le strade cittadine? Lasciandomi alle spalle Piazza Carlo Felice, la stazione Porta Nuova, i portici che trasudano di  tanta poesia, narrativa,  di uno dei grandi della nostra letteratura,(Cesare Pavese), una musica distrae la passeggiata sabauda di un sabato pomeriggio autunnale. La domenica pare essersi infilata di soppiatto, anticipatamente, sotto le volte dei lunghissimi e bellissimi porticati torinesi. Qualcuno ne approfitta ed effettua, “pedonalmente” una sosta, così, tanto per accompagnare il “corso” della musichetta. Coralmente. Altri, invece, nelle loro movenze, ricordano l’inizio del film, “La stanza del figlio“: ci si ferma, si segue la banda con lo sguardo, ci si muove se ne intonano alcuni pezzi riconosciuti e si canta liberamente, il tutto con caffè o cappuccino in mano.  Il restringimento di via Roma, prima a di sfogare nella piazza, vede gli  “scheletri” delle due Chiese gemelle. Per un momento, con l’aiuto della fantasia,  pare di essere in altra piazza, piu’ a Sud, con due Chiese dedicate agli artisti: piazza del Popolo. Anche lì, come in numerose altre piazze d’Italia, numerosi Apollo e Dafne staranno scambiando occhiate verso “grandi bellezze”. Sulla destra, una piccola piazzetta “apre” alla Rinascente, altrimenti detta, “la Rina” dove ci si incontrava quando la piazza era davvero reale e le occhiate ce le si lanciava da quella scala mobile. Ora un bar moderno, al suo interno, posizione lungo i tavoli “piazze virtuali” con pc perennemente collegati. Manca il Pincio, ma con un po’ di immaginazione si possono oltrepassare  palazzi sabaudi e provare a vedere la collina torinese, oltrepassare così, con la fantasia, una serie di vie che ricordano altrettanti personaggi sabaudi. Anche la piazza, volendo, potrebbe avere delle vaghe analogie con la bellissima piazza del Popolo, di Roma. Il parco romano, impresso sulla cartina geografica, rassomiglia ad un cuore, con le sue arterie, che poi sono le vie, i busti, il laghetto. Nella piazza torinese, il cuore è “appeso”, resiste. Pulsa, come il cuore del centro cittadino. E piu’ lo maltrattano e lo buttano giu’ e più quello si tira su. Cuore, cuori pulsanti e  labbra “stampate”  congiuntamente alla musica profusa dalla banda, appena entrata in piazza San Carlo, compongono un romanzo polifonico su di uno sfondo panoramico per un bacio davvero romantico di due mimi.

Allo stesso tempo in cui un “romanzo” prende corpo, e il bacio si consuma in un tempo espresso, un altro, piu’ a Sud, vicino altra Chiesa, Santa Chiara, termina definitivamente la sua narrazione.

I due mimi, intanto continuano a  consacrare un amore eterno per la nostra città….Potenza di un bacio.

Un bacio da Superga

DSCN3159DSCN3510Un bacio al sapor di caffè dall’alto dei cieli della nostra città: superba Superga.

Lentamente la cremagliera si mosse. Lentamente la città ai nostri piedi si estendeva sempre più. Le sterpaglie si diradavano e con esse una moltitudine di ricordi. Improvvisamente la testa della cremagliera fischio. Uno strattone. Si scende. Gradini. Lo scambio. A destra chi scende per salire. A sinistra, chi entra per scendere. Ancora gradini. La cima, la sommità. Il colle spianato. Il tempo si è fermato. Torino ai piedi. Tutto il resto, sul piedistallo.

Torino

DSCN3508DSCN3506Ombrelli aperti, a piu’ riprese nella nostra città. Torino. Aperti, chiusi e poi riaperti. A fasi alterne. Folate di vento e freddo e ancora vento. Accerchiati da una morsa. Chissà perché nomi altosonanti valgono solo per il caldo estivo. Caronte, chi era costui? Un caffè nella piazza storica, piazza San Carlo, il salotto di Torino, luogo di eventi simbolici, la piazza protagonista  storica di tante lotte, vertenze, comizi e concerti. Quando tutto era da conquistare. Poi da difendere. Poi… Sarebbe utile rivedere qualche documentario di Mimmo Calopresti.  Domani, il corteo passerà nei pressi. Sotto i portici qualcuno canta, altri suonano, alcuni leggono, chi cartine stradali, chi guide turistiche, chi pagine e pagine con i locali storici, letture da rievocare nei colloqui serali. Altri ridono, qualcuno piange. Profumo di castagne, caldarroste posizionate tra fogli di giornale di tempi andati, focaccia e rumore di mani che si scaldano in altre mani. Negozi che chiudono e vetrine che si spengono. Sullo sfondo, la Mole e i suoi numeri. Un tram del tempo andato sfreccia lungo le strade di Torino. Ricorda come era un tempo la nostra città.  Quando i telefoni erano a muro, o con la rotella. Quando così ridevano”. Ora sopra quel vecchio tram restaurato  qualcuno organizza cene, merende, e…speed date. E magari colloqui di lavoro. Intanto, in giro, gli alberi cominciano a cambiare abito e a divenire un po’ stile arlecchino.

Baci di Torino, Baci di piazza, baci in piazza

DSCN3509DSCN3510Mi pareva singolare questo abbinamento: baci e piazza, o baci di piazza, o baci in piazza. Baci dalla piazza. Così tanti regalati virtualmente, quanto parchi realmente, nei parchi della vita……..Baci di Torino, Torino di baci, Torino da baciare, Baci da Torino, baci a Torino, Baciarsi a Torino, Torino baciata, Baciata a Torino, Baciato a Torino…….una piazza, storica, piazza San Carlo e un cartellone pubblicitario che insiste sulla stessa piazza.

Nel salotto di Torino, un caffè tutto da…….baciare

Piazza di innamoramenti di innamorati e di amori che verranno, e, malinconicamente, di tanti andati.

Una piazza tanto amata da torinese e non….

una cartolina da Torino.