Scuola d’opera. D’arte

DSCN3485DSCN3470In lontananza, ancorato presso il centro della nostra città, Torino, un enorme palazzone ha preso definitivamente “corpo”. Luci intermittenti ne segnalano la sua presenza, in prossimità della nuova  stazione di Torino Porta Susa. I suoi piedi affondano entro l’asfalto della giungla di città. Ai suoi piedi, scale mobili in continuo movimento, senza mai una sosta, pronte ad “ingoiare” la mobilità cittadina. Una M rossa ne indica le entrate e le uscite. Gabbie d’acciaio entro cui siamo entrati, a volte nostro malgrado, ritrovandoci  “a galleggiare” nel mare della “modernità liquida”. Forse, “consumo, dunque sono”. Ma la “modernità” ha portato altro ancora. Pesi, preoccupazioni. Le notizie apparse sui giornali e trasmesse da ogni telegiornale , sono davvero allarmanti.  Oltre sei milioni di italiani sono senza lavoro. A pranzo e cena, per loro, e molti altri, “air fooding”, non piu’ solo un modo per dimagrire, ma una necessità. Un imperativo. Categorico. Magri noi, magri i bilanci. E bilanci magri. Nella nostra città, le rilevazioni dei consumo, sostengono “meno cibo e più vestiti”. Proprio vero? Che fare? Probabilmente le radici di questo male che si chiama disoccupazione affondano nell’ultimo ventennio. Un altro. E pensare che non ne avremmo mai piu’ voluto sentir parlare. Pensavamo forse di esserci lasciati alle spalle tragedie di quella portata. Scollamento dell’economia reale, intenta a produrre chissà dove (il profitto e l’accumulazione che hanno dato luogo alle delocalizzazioni) e trionfo di quella finanziaria, pronta a fare soldi con i soldi. “Con i soldi degli altri”, sottolineava un titolo di Luciano Gallino.  Cosa resta del grande movimento no-global? Lungo i corridoi della scuola, talvolta si passeggia, nei momenti di intervallo, a zigzagare tra divieti di fumo e opere d’arte pronte per essere ammirate.  “Troneggiano” ultimi modelli di cellulari, qualche tablet, si socializza con i social network, e lavagne elettroniche e registri elettronici in dirittura d’arrivo pronti per il loro uso. Resistono anche studenti fedeli affezionati alla lettura, alla letteratura, all’inventiva, chini su banchi dei tempi andati. Probabilmente non siamo “un popolo di analfabeti” come andavano sostenendo alcune ricerche su “lettura e far di conto”. Sui banchi, loro si, andati, studenti in controtendenza a quel 50% di italiani che non hanno mai letto un libro. Altri ancorai “giocano” con i termini, con il vocabolario italiano, provando e trovando con sinonimi la formulazione linguistica piu’ adatta per uno slogan che di lì a poco dovrebbe, potrebbe diventare un “affisso negli spazi pubblicitari”. Studenti intenti a perfezionare la parte artistica di sé. Bozze di manifesti e locandine accuratamente lavorati, esibiti al pari di un’opera d’arte. Ragazzi che danno forma ai propri pensieri con la propria condotta, pensieri che si trasformano in parole, emozioni che prendono corpo e li rapportano al mondo. Ragazzi bisognosi di fare della propria vita un’opera d’arte. Un pensiero a Chagall, che nel 1973 presentando una sua opera, disse: “Nell’arte come nella vita tutto è possibile, se alla base c’è l’Amore”….amore, musica, pittura…spesso mano nella mano nei corridoi della scuola divengono con la parola poetica.

In lontananza, una mongolfiera si staglia sui cieli di Torino…..

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