Buon ferragosto

DSCN3373DSCN3324Porto Cesareo, Torre Chianca (in ristrutturazione), Torre Lapillo (Lecce). Puglia, Salento.

15 agosto 2013.

Nell’epoca  digitale, di digitali nativi, di fine dei rullini e delle cartoline, ovviamente delle penne, lapis, blocchi, e abbecedari inclusi, che non si trovano più, o quelli reperibili datati e desueti, due bellissime fotografie sostitutive , da questa insenatura di Torre Lapillo, con alle spalle Torre Chianca e Porto Cesareo (che ovviamente non si vedono),  con l’augurio di un buon ferragosto a tutte, tutti.

Tempo un pochino nuvolo con vento. Incerto, instabile. Come il tempo sentimentale. Come l’occupazione. Come le retribuzioni. Come tantissimi valori. Avvolti nella nebbia o vacillanti e liquidi.  Già dalle primissime ore dell‘alba, i primi vacanzieri, si sono accaparrati quei piccoli fazzoletti di sabbia lasciati liberi, a nostro uso e consumo, dalla concessione selvaggia. A volte, nei tratti liberi, al posto delle persone e dei manichini, molti vacanzieri egoisti han lasciato sedie a delimitare il territorio. Come fosse loro. Non bastava loro aver costruito quasi a ridosso della sabbia. Sabia che avanza e pazientemente si ritira, lentamente, instancabilmente. Un orologio fragile. Tic, tac, come un pendolo. Come lo spazio, come il tempo, come il cuore. Tempo e spazio si contraggono e possono essere breve o corto a seconda di cosa siamo propensi a  riempire. Di tanto in tanto qualche cicatrice umana, deturpa questo paesaggio. Pazienza. Ovviamente per lo spazio occupato in anticipo, non per le cicatrici che deturpano il paesaggio. Un elicottero continuamente sorvola mare e spiaggia. Pare una mosca fastidiosa. Di tanto in tanto alza vento, qualche goccia d’acqua (di mare) e qualche granello di sabbia. Turisti con ampie colorazioni su parti del corpo, merito di qualche gioco effettuato in uno degli stabilimenti balneari situati nei pressi. In un altro è in corso una gara di opere d’arte: materiale da costruzione: la sabbia. Sabbia che si ritrae, si espande, e nel continuo flusso non lascia segni, cicatrici. Cronometro alla mano e giudici ai bordi due squade si contendono il premio. E portano senso di festa in ognuno. Altri si preparano al “don” del “Do the Harlem Shake”,  e così, pronti a ballare e scatenarsi senza freni inibitori. Buoni profumi, buoni sapori, tanti saperi. Ricordi e pensieri.

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