Salento, un anno dopo

DSCN3256DSCN3260Un anno dopo, tutto appare come era stato lasciato. Qualche anziano ha cominciato ad indossare la paglietta, per proteggere il cranio, ormai privo di capelli. Anziani seduti, all’ombra di qualche albero, come sempre intenti a conservare il posto macchina per i figli, che “chissà a che ora arriveranno”. Calzini bianchi ai piedi, le anziane, e qualche corona di rosario, da tenere in mano e recitare, per non perdere il conto. A turno, una litania che viene “sommersa” da voci di bimbi festanti in dirittura d’arrivo, al mare. Case bianche, alcune sfitte “affittasi prima e seconda quindicina d’agosto” cartelli che  rendono noto come quest’anno, davvero, a tirare la cinghia sono in tantissimi. La crisi morde tutti. Difficile mettere in carreggiata questo Paese.  Persone intente a dare ancora “una mano di bianco” per rendere piu’ fresche le case. La schiuma bianca delle onde, senza il nero sotto, tanto per riportarci alla realtà. Tutto appare ancora intatto, nella natura come nei rapporti. Almeno in superfice appare così. Colpisce un grandissimo albero di fichi. Parrebbe un muro. Uno spettacolo della natura.  Nei bar, incette di giornali, con le notizie del giorno, e caffè a ottanta centesimi. “E’ difficile giudicare la bellezza….la bellezza è un enigma” (Dostoevskij, l’Idiota)….puo’ essere…….ma la bellezza è anche saper cogliere il giusto dalle cose semplici. Le cose sono tante, tantissime.  Le rondinelle che svolazzano ora a destra ora a sinistra, per finire sotto il ponticello, la radio che trasmette dal bar il notiziario mattutino, la torre saracena in ristrutturazione, il profumo delle friselle, perchè da queste parti, le friselle sostituiscono il latte, qualche fiore lungo il ciglio della strada…Le cose bellissime ancora di piu’ come gustarsi una cena, una pizza, su qualche collina, con il sole al tramonto. Lo sguardo crede di afferrare poche cose, rocce, una varietà piuttosto limitata di piante, qualche gabbiano, ogni tanto una solitaria casa sulla riva. In realtà le cose sono tante, sfuggono all’occhio che vorrebbe impadronirsene come un animale da preda ma le vede dileguare, troppe e troppo diverse per essere catturate…” (L’infinito viaggiare, Claudo Magris).

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