Chi viaggia, come

DSCN3216DSCN3218“Pronti a tutte le partenze”: no, non è piu’ la rilettura di un bel libro. Questa volta si fa sul serio. Un titolo che non è soltanto il richiamo ad uno o piu’ libri che hanno bisogno di noi  e che fedelmente ci accompagnano  e ci fanno  o faranno compagnia in questo esodo estivo targato 2013.  Uno di quei libri in cui ci si ritrova con i soliti temi: precarietà su tutti i fronti, difficoltà ad arrivare a fine mese, amori in corso. In ogni caso. Pronti? Partenza? Via. L’atrio della Stazione di Porta Nuova pullula, sciama. Visto dall’alto un insieme di tante formiche, che vagano, freneticamente. Smaniosi, anche solo di avere una giornata per sé, vuota, di silenzio, tolta all’abbraccio di chi sa soltanto chiedere. (il riferimento è ai governanti, capaci di farci nuotare nel fango di chi lo produce. Ancora non ho ben compreso di chi siano le responsabilità di una mancata stabilizzazione che ci doveva essere, in barba a tutto quello che afferma l’Europa sui precari da piu’ di tre anni. Perché quando fa comodo rispettare il patto di stabilità, allora “si deve”, “lo chiedono”, quando è ora di dare il dovuto non si comprende di chi siano le responsabilità: Mef? Ministero? Tesoro? Di chi? Ministro Carrozza, gentilmente, ci dia una risposta. Da decreto legge: “URGENTE E NECESSARIA”.  E con le parole del grande Dostoevskij scrivo: “ci sputo sopra”. Tornando alla cronaca e all’oggetto, proprio all’ultimo esame di Stato,  maturità 2013, una traccia era dedicata tema “L’infinito viaggiare di Claudio  Magris. Come declinarlo? Tornando a noi, davvero  abbiamo smesso di leggere? Davvero sono in calo tutti i generi di lettori, compresi quelli definiti “forti”? E  le iniziative “letti di notte”? O notte di letti? Qualcosa di positivo l’avranno pur portato. Ora, le comodità della modernità ci piovono dritte a casa. Da alcuni mesi, a Torino, ad esempio, una password, un username, ci conferiscono la possibilità di navigare all’interno delle biblioteche, e, scegliere, comodamente, da casa, seduti sul divano, un libro di nostro gradimento. Prenotarlo e…Una telefonata nel giro di poche ore ci avverte in quale biblioteca è disponibile, sollevandoci da ogni coda o perdita di tempo.  Provo, nel secondo giorno di libertà, a fare un semplice test. Un treno qualsiasi. Una freccia. Un vagone. 38 persone. Di tutte le età. Oltre ai bagagli, quanti libri e quante riviste sui sedili? Sei libri, fra questi, Lessico Famigliare e l’Idiota, Se ti abbraccio non aver paura e Aristotele e i veleni di Atene. Molte riviste. Tante quelle che aprono la mente, ossia, la settimana enigmistica. Qualche La Stampa, giornale torinese, e 4 pc portatili, uno fermo sul solitario e due proiettavano film. L’ultimo, lettura on line. Per il resto, molti nativi digitali. Tantissimi smart phone, e suonerie le piu’ disparate possibili. E’ ancora possibile la riservatezza, un po’ di concentrazione e discrezione nelle conversazioni? Quasi un cellulare  per sedile. Tanti lettori mp3, contenenti centinaia e centinaia di canzoni, e pochissima conversazione. Si scrive poco perché si pensa poco e male e forse perché si legge pochissimo. Sarebbe stato utile “saggiare” il resto del treno. Nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova, una bellissima libreria è già aperta dal mattino presto.  Come i caffè. In treno viaggi la modernità. Biglietti stampati da casa o numeri impressi sul cellulare e offerti in visione  al capotreno. Intanto i treni, di qualsiasi tipo continuano il loro sferragliare accumulando ritardi. Con rimpianti verso i mitici espressi notturni.

In compenso buona presenza dell’amico dell’uomo che quasi pareggia il conto con i pc: tre cagnolini, tra questi un dalmata.

Ultima annotazione nel via vai del vagone. A differenza di quanto succedeva nei treni espressi, con i loro quadretti sopra ogni sedile, che proponevano città d’Italia e “all inclusive viaggi nel viaggio”, con la famosa cartina d’Italia esposta ad inizio corridoio, si notava la mancanza di odori casarecci sprigionati non appena tolto l’involucro della  carta stagnola contenente  frittata e mortadella. Altri tempi. Ma che dire, se, “gli altri tempi” bilanciassero un pochino i tempi moderni? Intendo in questo senso: nel periodo estivo, anzicchè vedere carrellini vendere prodotti vari, sarebbe auspicabile vedere carrellini prestare libri nell’intero percorso del viaggio. Una sorta di biblioteca  viaggiante. Forse ci sarebbe spazio per recuperare qualcosa. I libri hanno bisogno di noi. E noi di loro.

Il prossimo test, su di un vagone,  mi piacerebbe condurlo sui neo “maturi”. Ragazzi, forse non lo conoscevate prima, “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, ma, in tempo di vacanze e viaggi, anche solo virtuali, avete provato a colmare la lacuna?

Nella foto, atrio stazione ferroviaria Torino Porta Nuova.

Nubifragio su Torino

DSCN3215DSCN3210Un violento nubifragio si è abbattuto su Torino.  Tempesta d’acqua sulla nostra citta, con strade allagate e alberi divelti.

Cantine allagate e vasi di fiori caduti su marciapiedi e auto. Stazioni del metro’ in difficoltà. Raffiche di vento e numerose segnalazioni ai vigili del fuoco. Anche su corso Regina Margherita traffico bloccato. Un “lungo serpente” di jumbo tram, utilizzati per il percorso linea 4 incolonnati da Porta Palazzo direzione Rondo’ della forca, mentre dalla parte opposta, direzione Pellerina, in lontananza si vedono alberi afflosciati su sé stessi e sulle rotaie. Identica storia lungo il percorso che conduce verso lo stadio ex comunale ora Olimpico.  Di tanto in tanto qualche sirena copre i rumori della città. Un tombino saltato coperto da un  bidone dell’immondizia come dalle parti di Via San Donato.  Vigili del fuoco vanno e vengono.

Dopo il caldo dei giorni scorsi, la pioggia che era stata annunciata è arrivata facendosi sentire.

In questo momento,  mezzogiorno passato) i tuoni continuano a far sentire le loro “urla”.

Foto scattata nei pressi del Rondo’ della forca, corso Regina Margherita, corso Valdocco. Vicinanze comune, anagrafe: albero sradicato.

Sede binari tram numero 3 direzione Vallette Piazza Hermada, tratto corso Regina Margherita, ostruita da alberi.

Caronte

DSCN3207Oggi la giornata piu’ calda, almeno fino ad ora, in questo primo mese d’estate 2013. Temperature alte, ancor piu’ quelle percepite causa l’umidità. In città penalizzati gli anziani, alla ricerca di qualche parco con qualche panchina.

Code nei pressi delle gelaterie e delle fontane. Anche i cani boccheggiano. Sul ponte che unisce la Gran Madre a piazza Vittorio, oltre all’effetto frescura causato dal fiume, a stare immobili si  percepisce “l’effetto conchiglia”,   voci, sussurri, sospiri, tenerezze e dolci parole sussurrate appena in altre stagioni.  Le stagioni del cuore.

Dalla parte opposta dei Murazzi, qualcuno prova a telefonare alle fate dei giochi.  Anche con giusti suggerimenti, difficile giocare a biglie o qualcosa d’altro in una spiaggetta artificiale. Di tanto in tanto lo sferragliare  del tram riporta alla realtà: il mare è altrove. E in tema di mare e di spiaggia difficile non immaginare quei tre milioni che sventolano bandiere anticipandone l’effetto mondiale. Osservo il sole e penso ad una poesia, di Pascoli: “Qualcosa di nuovo, oggi, nel sole”.

“Voglio andare a…..Venezia. Trovare l’hotel ideale…” O forse un luogo semplice. Che aiuti a staccare. Forse chiedo troppo? No, non è una pubblicità, ma la giusta mercede dopo un anno tirato davvero alla grande. Un salto in….Salento.

Speriamo, come sostengono in molti, che tra domani e martedì le temperature possano scendere.

A Torino, un caldo davvero insopportabile.

Il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono

DSCN3196DSCN3197Ripercorro, ancora una volta, il solito tragitto. Scarpe sul selciato, pensieri altrove. Ore 7.50. Velocemente costeggio quel tratto di strada che mi separa  dal luogo di lavoro. Un percorso breve, amico. Un semaforo, qualche negozio, una benzina. Un tempo, esisteva, dall’altra parte del corso, un trincerone, un rialzo. I treni percorrevano quel tratto guardando tutto e tutti  sopra tutto, prima di entrare per un breve tratto nella pancia della nostra città e sbucare poi nella vecchia e cara stazione Porta Susa. Ora, al posto dei binari, esiste solo una ferita. Da ricucire. E chissà se si avrà la forza di ricucire. A volte i treni congiungono città lontane, aiutano ad evadere, almeno mentalmente;  altre volte invece, contribuiscono solo a dannare.  Forse si ricucirà, un giorno. Quando ci si “sarà resi conto”. Quando ci saranno le risorse. Sotto quel corso, ora, piu’ gallerie permettono ai treni di “s-freccia-re”  sotto terra.  Ah, come si è modificato il territorio della nostra città. Torino. Quante ferite. Davvero, “affondata” e affondati noi. Continuo il mio percorso, ancora una volta. Un’ultima volta. L’orologio che ha scandito le entrate e le uscite di un anno, scandisce velocemente il tempo che passa. Pulizia armadietti, consegna chiavi, firma di quel che si lascia. Come ogni anno. Assorto nei pensieri, mi domando se si possa qualificare civile un Paese che si permette il lusso di “chiedere”, meglio, prendere, senza domandare, quasi tutto, senza “riconoscere”. Nulla. E’ un Paese civile quello che, pur sapendo, sulla carta, le necessità di quanti lavoratori necessita una scuola, si permette il lusso di precarizzarne, lo stesso numero per anni e anni e anni? In sintesi: se si sa che una scuola necessita di cinque insegnanti, perché due devono essere a tempo indeterminato e tre precari, con contratti annuali, pronti ad entrare ed uscire come da una porta girevole? E’ un paese civile quello in cui si “Innalzando” le mansioni del lavoratore, un po’ come quel grattacielo, mantenendone la stessa retribuzione? La società muta, le funzioni aumentano, gli stipendi restano al palo. Il sistema Italia “svappa” e perde 250 mila posti di lavoro, o forse piu’. Il “Fare” non è una questione di fiducia. Tra il dire e il Fare, di mezzo il mare. Mare della disperazione. “Ti rendi conto?” domanda qualcuno. Ora? E prima? E’ un Paese civile quello che ti costringe nella precarietà e ti ricaccia nella povertà relativa? E’ un Paese civile quello che non riesce ad accogliere con le strutture dovute ragazzi diversamente abili, privati di un insegnante di sostegno che lo affianchi per tutta l’intera giornata e non “ad ore”? E’ un Paese civile quello che ti chiede formazione continua, ovviamente, con il proprio contributo personale, senza mai arrivare poter dire:  “ora dire basta?”  Queste forse, per chi legge,  sono parole schiacciate dal peso della sofferenza. Ricordo solo che lo Stato, la pubblica amministrazione ha chiesto, ha pagato lo stipendio in ritardo, perché ogni qual volta si muta destinazione, l’inserimento dei propri numeri riservati per il pagamento stipendi conosce numerosi ritardi; una pubblica amministrazione, sistema scuola che ha aumentato a dismisura le mansioni, (certo, dopo i tagli Gelmini!) che mi renderà “nuovo assunto” il primo settembre, azzerandomi ancora una volta “l’anzianità”. mi farà partecipare all’ennesima lotteria del tutti contro tutti, ma non ha mantenuto fede all’impegno: la stabilizzazione di tantissimi non “s’aveva da fare e non si è fatta”. Come un matrimonio romanzato. Una pubblica amministrazione che mi ha coinvolto soltanto nell’ennesimo viaggio. Come diceva Saramago, “Il viaggio non finisce mai, solo i viaggiatori finiscono”. O ti fanno finire, pensando di gabbarti un pochino.

Un pensiero, a chi vive in condizioni simili, i cassintegrati, che nei primi mesi di quest’anno si sono visti erodere le proprie entrate di ben 4 mila euro. Civile?

Ancora un viaggio. Ancora la domanda: “è un Paese civile?”.  E’ civile chi mi dice che devo essere contento perché ogni anno ho un contratto annuale, da precario, e non vedo mai fine? E’ civile chi mi dice benpensante perché ho un contratto di questo tipo? L’orologio intanto ha percorso gli ultimi giri che doveva. E’ giunta l’ora. E così, civilmente, diversamente da chi non lo è stato, rimbalzandosi le responsabilità per una mancata stabilizzazione, quest’anno, garantendo comunque il servizio, o meglio, i servizi,  ho consegnato, ancora una volta, le chiavi. Altri viaggiatori pronti fino ad un nuovo consumo.