Torino

DSCN3159DSCN3148Sembrava di scalare l’Everest e invece……….ci si fermava a Superga. Senza fiato, per quanti muniti solo delle proprie gambe, una volta terminato il percorso Sassi-Superga, si sono ritrovati a godere di questo splendido panorama. A reclamare, sporgendosi da quel cornicione, la fatica intrapresa e sostenuta, trovandosi in  deficit  d’ossigeno. Ma da qussù, da questo luogo, frutto di un voto vincente, di qualche secolo fa, è lo straordinario ordinario che da quassu’ si contempla. Quante cose si possono osservare meglio dall’alto. Da Superga. Nove euro per chi decide di “appoggiarsi”  al trenino, meglio, la cremagliera, che lentamente si inerpica lungo le colline torinesi.  E veder passare lentamente presente e passato. Un tram anni ’30, sembrerebbe.Il  percorso, con partenza da Sassi, conosce anche una fermata. Una stazione. Qualcuno sale, altri scendono. Il trenino corrispondente, passa. E passano gli anni fuori da questi finestrini.  Anni trascorsi con l’intento di dimenticare o non ricordare, e ricordare forse senza perdonare. Appena arrivati su, separano la stazione della cremagliera dalla Basilica, dalle tombe dei Savoia, dal luogo tragico del Grande Torino. Alcuni gradini, poi, il piazzale, la Basilica, il pronao. La ringhiera della cupola, dove si puo’ ammirare qualcosina in piu’. Il panorama. Torino ai piedi. Piccolissime macchine circolano come uomini, nei circuiti dedicati, corsi simili ad arterie appositamente dedicate, come nel nostro cervello si muovono, meglio, si attivano pensieri, che imprimono movimenti al corpo, con le ansie e gli affanni. Tante miserie. Panchine. Un bar. Alcuni ombrelloni. Ghiaccioli, acqua, naturale.  Chi ama, chi scrive, chi fotografa e posta, chi mi piace, chi condivide, chi legge Pascal su di una panchina e chi S.Agostino. Sommità di un colle spianato per un voto espresso. “E liberaci dall’assedio”. Oggi altri assedi farebbero costruire chissà quante Basiliche.  Sommo bene indicato da alcuni vettori e dalla loro forza. Libertà e libero arbitrio. Chi lo vorrebbe imitare, chi vorrebbe filosofare ma non sa vivere e non ha imparato. Scrive e scrivendo “ruba vite” per creare in maniera geniale o poco geniale percorsi alternativi romanzando vite. Prima saper vivere, poi, filosofare. Chi dimentica, a tratti. Una radio trasmette una canzone datata: “Roberta”.

Il panorama è bellissimo. Molte le coppie che non chiedono nulla e non parlano. Solo gli occhi, sono intenti nel farlo. Si sporgono, i corpi, si muovono e si socchiudono appena le pupille. Corpi che pensano, programmano, semplicemente amano. Mani che indicano monumenti e zone riconoscibili. La Val di Susa, la Mole Antonelliana, Piazza Vittorio, Palazzo Nuovo, le vele della nuova Università, il gasometro che sembra per un momento di stare a Roma,  i Cappuccini…….Le periferie. Gente che si trova, o si ritrova. Innamorati o disperati.  Torino, e, quasi involontariamente  mi ritrovo a canticchiare una canzone di Venditti….“Torino non è soltanto un nome. Torino, è un grande coro di persone. Torino, vuol dire Napoli che va in montagna. Torino è un dirigible verso la Spagna….Torino, ma chi lo ha detto che non sei vera. Antica quando la sera diventi stella. Non parli perchè hai paura di sapere troppo”. Da quassu’ è davvero piccola la Mole Antonelliana. A tratti offuscata. Da nebbie umane. Dove saranno mai andate a finire tante coscienze? Le lotte? In ogni caso, questo panorama resta davvero stupendo. Alla “mezza” di ogni ora, il ritorno. Tutti appostati attorno ai tornelli, per il viaggio del ritorno. Breve, ma intenso.

1 commento su “Torino”

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