Parco Dora 2…

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Scarpe da tennis, una canzone, una corsa. Sfilacciate, consunte. Segno dei chilometri, andate e ritorni. Da sotto, profumo di frittate e altro ancora nei panini. Qualcosa da mangiare, mentre la crisi e la recessione ci mordono. Grida di bimbi intenti a giocare e a snocciolare cognomi, nomi e numeri di casacca. Un pallone che rotola, stancamente, verso una rete guasta. Goal. Poi, musica nelle orecchie. Musica fuori, dalle orecchie, meglio, rumore, rumori, di clascson.  La Juve vince lo scudetto. Sciarpe fuori dalle macchine. Visi colorati. Un tripudio di bandiere. Non le mie. Tutti direzione centro città, verso il salotto buono, teatro dei festeggiamenti. Piazza San Carlo, piazza Castello.

La passarella. Testa alta, petto in fuori, passi ben distanziati, piccolo trotto…….davanti a questo “scheletro”, una croce, visibile all’interno di quella che pare essere  una nicchia in ferro arruginito. Ognuno ha la sua. Che fa ombra.E nell’ombra divide sempre le responsabilità. Quando tutto questo era racchiuso come una scatola da un muro di cinta mai avrei pensato alle vasche di raffreddamento…I rumori che ci raggiungevano erano simili a quei tocchi che si sentivano in alcune stazioni. “Toc, toc, toc”, uno solo. Sentivi quel rumore provenire da sotto le ruote. Magari eri riuscito appena ad addormentarti, cullato dalla nenia del treno, simile ad un abbraccio materno, dove le braccia e il corpo erano quello scompartimento che per ore diventava “un utero materno”. Toc, toc, toc. Immaginavi questo enorme bastone in ferro picchiare sulle ruote del treno espresso di transito. Occhi incollati e sogno amaro o dolce incubo, inevitabilmente venivano interrotti. Chissà se lungo la strada ferrata qualcuno provoca e sente quel rumore, così, per testarne la sicurezza. I ricordi hanno lasciato il passo al passo e così, un’altra nicchia e un’altra ancora visibili da questa passarella.  Tutte ben allineate, simili a  “cabine telefoniche”.  E ancora.  Mettersi nei panni altrui. Singhiozzi che alimentano altri singhiozzi. Storie, tante storie. Una storia o un libro.  E qui la storia, trasuda. La respiri, inevitabilmente.

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