Superga, da Parco Dora

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Vista da questo ponte, Superga è proprio bella………..così come appare caratteristica questa opera collocata nel Parco Dora……..Un uomo, con un barattolo di vernice. Un operaio, presumibilmente. Sembra forte, di quelli di una volta, capace di creare e assemblare. Piu’ avanti, se ne trova un altro, identico. Alcuni, pochi, per la verità, si soffermano a guardarlo. Chissà quanti sono a conoscenza del lavoro, dei lavoratori  chiusi, rinchiusi, qui dentro, dove il qui dentro, oramai non esiste piu’.  Solo lo scheletro, di quello che era, di quello che è stato. In altro, una cabina. Pare essere una cabina di comando. Una scaletta. Facile immaginare i bottoni, le leve, il capo, e capo ute poi. E team leader  o caposquadra e operaotri, gruisti, manutentori. Tute, blu, rosse, grasso, che cola, dapertutto. I turni. Sgli spogliatoi.  Il mattino, i passaggi di consegne. Rumori. Cambi turni. Operai smaniosi di tornare a casa e altri, avvicendati, sbadiglianti per la noia dell’inizio turno. “Capo dammi le cuffie“. E il capo: “Tu vai li, tu ad inizio linea, tu al fondo. Tu invece inizi la paura ora”. “Capo, ma sono le 6! Non mi va neanche di pisciare!” . Magari una telefonata alla moglie. Già, dove potevano essere le cabine telefoniche, qui, in quella che era una grande industria? Dieci minuti sarebbero bastati per cercare una cabina? I gettoni, poi? Se li avevi dimenticati negli spogliatoi? Ma dove poteva esser collocata una cabina, qui, in questo scatolone da decibel fuori del mondo? Fuori dal muro di cinta, invece, “la civiltà”, la sua città, grigia, avvolta in altra nebbia. Il tram, il 19, in entrambe le direzioni. A volte, se andava male, e poteva andare male, un passaggio a livello, per permettere al treno di fabbrica di attraversare la città, via Livorno. Un camioncino ambulante, punto di ristoro: panini, acqua, caffè…Industria, che voleva dire anche catena di montaggio, e già il termine catena non produce e non fa presagire nulla di buono. Grigiore, sfumato, come si suol dire col passare degli anni. Ristrutturazioni dopo ristrutturazioni. Lavoro, sempre di meno, fino a mancare. Di lavoro si muore.  Case, palazzi, grattacieli e supermercati di ogni tipo. In una città, come la nostra, dove nei primi anni 90 il solo supermercato, pareva essere Auchan. Oggi, le fabbriche hanno lasciato il posto a grattacieli e supermercati. Anche la politica dell’abitare,  che poteva esserci e manca, dall’altra parte, dove sferragliavano i treni Torino-Milano e viceversa, pare non portare nulla di buono. Una lunga ferita, pare una autostrada da asfaltare. E forse la città andrebbe vissuta,  diversamente, non attraversata, così, velocemente come pare prendere “corso”. Dal Parco, da questo scheletro al cui interno si potrebbe giocare, a tennis, a basket o calcetto, se solo ci fossero le reti, i canestri o le porte integre. Certo, c’erano, e si dovrebbe avere piu’ rispetto per i beni comuni. Poco distante un muro, un murales. Pare, a tratti, di essere a Berlino. Peccato per la mancanza dei canestri  e della rete rotta per giocare a tennis……..

Molto da rifare, sotto questi piloni rosso arruginiti………..”E’ obbligatorio l’uso degli occhiali, in questo settore”, “Si prega di non oltrepassare per ragioni di sicurezza”, “tonnellate, portata massima”, “Cmb, Bra”…ecc. ecc…..Una lunga  storia…

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