“Sagge” vacanze

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E così, anche le vacanze di Pasqua  2013 sono terminate, in maniera “saggia”. Come? Climaticamente parlando, in alcuni luoghi del nostro Belpaese, con l’ausilio di ombrelli, in altri del cappotto, in altri ancora, pochi, a dire il vero, “saggiando” il mare.  E  così, “saggi”sono stati gli italiani nel decidere e scegliere quale meta privilegiare. Quella piu’ gettonata, è stata la “casa”, soluzione obbligata per 52 milioni di italiani; un uovo di Pasqua quindi, piu’ piccolo, piu’ ridotto, ristretto, del valore di 300 euro circa, se si volesse attribuire un valore a quanto speso gli italiani per questi “benedetti” giorni. Uovo con sorpresa, differita, quindi. La casa, nonostante il tema riconduca all’annoso problema degli affitti, degli inadempienti per morosità, compressi dalle difficoltà nel pagare il mutuo o l’affitto, delle politiche abitative mancanti, almeno nel nostro Paese. Politiche mancanti, da sempre. Casa come voce di spesa insostenibile per tre milioni di italiani, che destinano il 40% del proprio reddito tra tasse, mutui, bollette, affitto. Casa che   in tantissimi rischiano di perdere perchè “strangolati” da spese eccessive. Casa, miraggio di molti, ma che, precari di stato, dello stato, da anni, molti anni, non riescono, non possono permettersi e provare a pensare diversa-mente, con un sano ottimismo, fiduciosi, speranzosi. E a casa si è gustato saggiamente quell’uovo, con una fetta di colomba al termine di un pranzo formato  “cucina della nonna”. Le statistiche hanno previsto che per il pranzo pasquale la spesa degli italiani, è, in media, di 80 euro. Ovviamente, classimca media del pollo tra chi spende qualcosa e chi non spenderà nulla.  Beato chi “ne mangerà” con quegli 80 euro. In tantissimi, sempre piu’, costretti a ricorrere alle mense dei poveri. Proprio con i poveri ha preferito pranzare la Presidente della Camera, Laura Boldrini (per l’occasione, nelle Marche). Ma tornando al tema della casa che unisce pochi e divide tanti.  Tanti sono gli emarginati che non riescono ad accedervi. Precari poco rappresentati,  di  qualcuno, un’associazione, un partito che si metta alla testa dei tanti e  ne rivendichi finalmente il diritto, di un contratto di lavoro, nonostante qualche norma ritenga che” non puo’ essere che un precario possa ricoprire per piu’ di tre anni lo stesso posto in modo precario”. E sprovvisti di contratto, si ricomincia sempre da capo, senza possibilità di attingere ad un mutuo e quindi, senza sperare in un diritto alla casa. Senza “rientrare” in qualche forma di compensazione. Precari di stato senza carta di circolazione sulle ferrovie, nonostante la destinazione e il lavoro sia per lo stato.  E bisognerebbe  cominciare a pensare che non solo una “fetta” di persone ne ha diritto,  del diritto alla casa, e ricordare, ribadire, a chi si mette” in testa” di una rivendicazione di un diritto che forse sarebbe meglio guardare a 360 gradi unificandone le lotte, e le richieste e la rivendicazione dei diritti….forse  non sarebbe poi così male. Democraticamente, pero’.  E non solo.  Certo scoprire da un fatto di cronaca che esistevano case sfitte non ha creato e generato piacere in nessuno, a fronte delle lunghe liste chilometriche di vorrebbe, potrebbe accedere da anni, alla casa. E penso agli studenti universitari strangolati da posti letto a 250 euro, 300 euro, in barba al diritto allo studio. Case come  abusi edilizi e altro. A guardare le coste italiane, così “violentate” da una insensata cementificazione.  In ogni caso, per tornare al tema, per chi ha potuto, una scappata al mare, è riuscita a farla. Tirando la cinghia. Nonostante il tempo, poco clemente, a dire la verità. Case che si riaprono, ricordi che affiorano, piscine da svuotare, materassi e sedie sdraio “sdraiate” o spalmate a prendere sole, quando si è potuto. Odore di sughero, odore di umidità, odore di primavera che timidamente si affaccia, nonostante le nuvole coprano e nascondano quei pochi raggi di sole. Qualcuno, qualcuna, accenna un bagno. Altri rincorrono un pallone su ampie distese di spiaggge orfane di ombrelloni e di bagni. Solo qualche numero ci ricorda che lì staziona un bagno. Odore di frittata, di panini, pizze, crescioni si diffondono come una musica popolare, bandendo ogni  forma di “noia”. Musica dolce, condita da dolci canditi su ampie fette di colomba, che non possono mancare, a prescindere. “Scarpe da tennis” (ah, caro Enzo!già ci manchi) in bella mostra, depositate, in fila indiana, per qualche ora, così, per lasciare impronte fresche su una sabbia vellutata.  Fischi di treni che in continuazione rilasciano e raccolgono turisti di breve durata. Vacanze trascorse in città d’arte, a “raccogliere cultura”….dato che spesso è difficile produrla anche dove si dovrebbe, causa tagli e chiusure, e forse sarebbe ora di unificare le lotte, politicamente, democraticamente. E’ in gioco la dignità umana. Di tutti.

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