Un buon Monviso e…cattivo gioco

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Giornata particolarmente fredda. A Torino. Oltre Morgana.  Il Monviso oltre l’arco, oltre il Valentino. Con il suo castello e la sua fontana, piena di monetine che esprimono richieste: “ti prego, fammi ritornare”. Moneta gettata come si fa a Roma, dando le spalle alla fontana. Per la verità, non molto ricca. Tempi di crisi, dove anche una moneta puo’ valere un panino. Tempo di crisi, dove viaggiare è un lusso. I Murazzi.  Si vedono appena. Il riflesso sul fiume Po dei Murazzi. Murazzi come luogo d’incontro, d’amicizia, d’amore, da commedia; luogo da cartolina, come location, dove girare con Dante, una Divina Commedia. “Occhio che osserva il mondo”. Selciato cosparso di briciole di cuore, tagliato e spezzettato come pezzo di pane condiviso e quindi mai andato perduto. Raccolto e magari ricomposto. Speranze. Quello spicchio di passeggiata quanta storia racconta. Due bambine parlano e ascoltano il loro papà. Una mattina d’inverno come tante altre. Una delle due canta  canzoncine russe e riporta a memoria interi brani dei classici di quel paese. L’altra ascolta. Il padre è soddisfatto. Merito della madre, pensa tra sè e sè. Intanto  gode di quei momenti unici. Saranno un soffio, da qui a poco,  quei giorni, mesi, anni,  momenti davvero unici, speciali, destinati ad essere immessi nel serbatoio dei ricordi.  Tutto è un soffio. Ma è vita.  Davanti la Gran Madre. Il ponte.  Dalla parte opposto la Mole Antonelliana sorveglia attentamente il tutto. Alcuni leggono le notizie odierne: “tagli” nel comparto statale. Ancora? Non è possibile. Si è perso il lavoro e i lavoratori sono multitasking fantasmi.  Un buon Monviso e un cattivo gioco. Dei governanti. Come sempre, sulla pelle dei lavoratori. Forse otto milioni di poveri non sono ancora sufficienti, per i governanti. Grilli parlanti, grilli in loden.  A proposito: qualcuno sa che fine han fatto i contratti che dovevano essere stabilizzati la prima settimana di settembre? Procedo lentamente riflettendo. L’atmosfera è magica. Nello zaino sono riposti alcuni libri e da alcune pagine  prendono vita, si materializzano  personaggi e luoghi, “il Principe” di Dostoevskij presente ne “L’idiota”, e poi  Lutero, cortigiane, i Lanzichenecchi…….Pantasilea, e questa città, Torino, per incanto, diviene prima Ginevra, poi Roma. Il suo lago, il suo fiume.  Le loro storie di vita. I ricordi.

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