Un bicerin, dolce e un po’ amaro

DSCN2562“Anche una città può avere le sue ferite. E così, dopo lo strato di crema, l’amaro invade il palato. Avevano detto di non mescolare, perché il gusto del “Bicerin” sta proprio nel contrasto fra il dolce e l’amaro. Quella cioccolata, che volevo e non volevo, era buona, era il pensiero di qualcuno per me, ma turbava la coscienza. I miei occhi incollati al finestrino dell’autobus. Scorrevano immagini da sogno, fotogrammi di una città che avrei voluto imprimere nella mente. Come un calco. Ogni strada, ogni palazzo trasudava di storia, ammiravo i posti di quegli anni ’70 che avrei voluto vivere, Dio se avrei voluto essere li a vedere il mondo che cambiava. Ma anche quelle erano ferite, bombe che avevano carbonizzato un ragazzo chiuso in bagno. Anni prima uno scrittore dilaniato dal “mal di vivere” si era ucciso in una di quelle stanze, in quell’Hotel da cui non riuscivo a staccarmi. Era un richiamo e qualcosa dentro di me stava rispondendo a quella tristezza irrisolvibile. Un filo lega uomini e donne separati dal tempo e dallo spazio. Un’ eco che risuona da lontano e indica la tua vera natura, il tuo destino. C’erano ferite in mezzo al gioiello che stavo calpestando, fra le chiese la cui architettura il mio sguardo non riusciva a comprendere tanto era ricca. Quelle stesse ferite rendevano la città così bella. Ma una ferita in particolare, inattesa, strana, mi ha gelato. Ed era confortante sapere che la domenica mattina padre e figlio vanno a giocare proprio li, che si è tentato di creare spazio per il divertimento e, una volta,  per la preghiera islamica senza scardinare i pilastri del ricordo, di quell’acciaieria simbolo di industrializzazione. Ma io a questo non ci pensavo. Pensavo a chi ci lavorava e mi sembrava di camminare in un lager. Immaginavo qualcuno correre e ricordare, difendere il posto da chi lo deturpa. E così, in una Domenica di neve, Torino mi salutava così, con eleganza, con il romanticismo del Valentino, il parco, le ferite della storia. Un percorso che qualcuno mi aveva letto mentre mi addormentavo, forse un sogno, o forse no, meglio rimanere con il dubbio che le due cose possano confondersi ogni tanto. Torino si faceva conoscere un po’ di più, quella mattina, non placava il mio entusiasmo, bensì mi teneva inchiodata e assorta con ciò che ancora non avevo visto, né immaginato. Imparai a fare attenzione quando calpesto le strade della storia, i sentimenti di un uomo.”

(passeggiando, tra le pieghe della vita, saltellando tra le pagine di un libro, leggeri, come una farfalla, concludendo che……sarà bella, la vita. Lettrice anonima)

 

 

3 pensieri riguardo “Un bicerin, dolce e un po’ amaro”

  1. Dal 7 agosto, l’anima del bicerin, non c’e’ piu’: Marite’ Costa, da circa 30 anni gestiva il locale sabaudo fondato nel 1763, incastonato nel Quadrilatero Romano, posto davanti la Basilica della Consolata di Torino. Da qui passava o Cavour e De Amicis a sorseggiare il loro caffe’fra un provvedimento e l’ altro il primo e fra una pagina e l’altra del libro Cuore il secondo. Ma in seguito anche altri altre lo apprezzeranno come la scrittrice del blog.
    Ricordo ancora una frase di Nietzsche:” In quella stanza tre metri per cinque, foderata di legno odoroso di cera d’api, l’aroma caldo del cioccolato blandisce il pensiero”.
    Un dolcissimo ricordo, forse la visita del primo “monumento” torinese per chi “e’ stato qui”, gustandosi tanta dolcezza.

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