Portici di carta

Salone del libro autunnale, a Torino. Due kilometri di libri, sotto i portici, da guardare, sfogliare, annusare. Comprare, forse, un po’ meno. L’aria che tira non è delle migliori, nonostante la giornata di sole sulla nostra città.

Da un po’ di tempo, sulle nostre teste, (“gianduiotti  torinesi”) , al di sopra sopra dei viali alberati della  nostra città, dai confini sempre piu’ mobili,  estesi, simili a  “enormi praterie”  o ferite aperte, altre appena ricucite, simbolo di una deindustrializzazione, staziona, o meglio, ondeggia nell’aria, legata a terra, una enorme mongolfiera.  Chissà perchè in va di modo tutto cio’ che va verso l’alto: probabile ruota al parco del Valentino, grattacieli,e la… mongolfiera. Decido di congelare, almeno per oggi, i miei pensieri, relativi al “gigante” che si chiama scuola, che ormai ha preso corpo, e si muove, seppur lentamente, giorno dopo giorno. Anche in questo caso, sarebbe bene una visitina dall’alto, così, come forma di protesta, per rendersi visibili, visti i continui ritardi nell’accreditare lo stipendio e vedere forme vergognose di politica che si inginocchia al denaro! E muore, la politica.  (Doppia vergogna, prevedere forme di rimborsi  autocertificati per i politici  e non prevedere forme di compensazione per le migliaia di precari che si pagano i trasporti decurtandoli dal proprio stipendio!Anzi, la doppia vergogna: ritardare lo stipendio!! ). Mi chiudo la porta di casa alle spalle e vado.  La mongolfiera si trova in un quartiere fortemente cambiato, una babele di lingue, musiche, suoni. Il quartiere si chiama Aurora, (circoscrizione 7) e, ad esser precisi, la zona, per restare in tema, viene chiamato “Balon”, terra di santi sociali (posti che hanno visto l’attivismo di don Bosco e del Cottolengo .  (Balun ovvero, mercatino delle cose, non antiche, ma vecchie, reperti di chi ha deciso di pulire le cantine, prorie e altrui). La piattaforma della mongolfiera, è stata concepita per una trentina di persone, ma, ovviamente, molto dipende dal peso di ciascuno. Sono solo, in questa domenica mattina. Ipotizzo di salirvi. Sulla mongolfiera. Sospinto in aria, e, brividi di paura mi sorprendono, mi colgono nel momento in cui, scopro che la piattaforma è in plexiglass. Da lassù,  si vede tutto, in dimensione ridotta. Ma si vede. Anche quello che è invisibile ai molti.  Ma è proprio questo il punto. Librarsi per poter vedere, in lontananza i portici della nostra città, che nelle giornate invernali accolgono pensionati, bambini, coppiette, famiglie, offrendo loro, riparo, da quei fiocchi di neve o dalla pioggia insistente e copiosa come spesso capita in questo periodo. Quei portici, oggi, ( e ieri) sono “di carta“. Sembrano tanti cuori, in lontananza, quelle arcate continue. Si vedono mani, centinaia e centinaia di libri, visi intenti a leggerne pagine, in solitudine o in compagnia, in silenzio, a voce alta. Alcuni lettori sembrano intenti a materializzare, dar vita e corpo a quei personaggi, rendendoli simili a tanti pupazzetti. Dar vita a quei personaggi, trasportarli  con la forza del pensiero, tra noi,  attualizzarli, o,  farli entrare noi… In quelle pagine,  ci si potrebbe nascondere e non uscirne mai piu…e sarebbe  bello, almeno con la fantasia, per poter sparire da posti come questo, o come quello, o come altri, ed entrare in un mondo di carta, non solo di portici, dove il romanticismo è imperante. Libri dove il romanticismo ha eletto il proprio  domicilio. Abbracci e baci, non sono mai troppi. Scruto in lontananza una marea di persone, che si materializzano, prendono corpo, sciamano, si prendono per mano, e con loro, migliaia e migliaia di personaggi fuoriusciti da quelle pagine. Uomini e donne, per un giorno, leggono, o, almeno, offrono l’impressione di leggere e averne voglia, passione.  Tra tutti quei volumi, passati di mano in mano, o distesi  su due km di scaffali, paiono incontrarsi, stringersi la mano, strizzarsi l’occhio. Immagino i libri di Hobsbawm, i suoi Il secolo breve e I ribelli . E fra altri, penso a due libri in particolare: il “Diario di un parroco di campagna” di Georges Bernanos e “Parlami d’amore”, di Francesca Fossati Bellani. Sono due libri che avrei voluto sfogliare…decido di scendere e di comprarli. E farli incontrare, con le loro diversità. Come due cavalli, uno bianco, uno nero. E magari, pensando a Platone, mi dico che si sono già incontrati. In un altro mondo. Forse nell’iperuranio.

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