Precari senza stipendio

I mille euro, per i precari, non sono solo un miraggio. Sono inesistenti. Almeno così, fino ad oggi. Per molti. Privi di certezze non solo nel futuro, ma anche nel presente. Ogni anno la solita identica storia. Tale e quale. Solo che quest’anno risulta peggiorata. Cosa? Mi riferisco al pagamento e all’accreditamento sul conto corrente dello stipendio dovuto per i lavoratori della scuola. Precari, assunti in una nuova scuola. Certo, al proprietario di casa possiamo dire “che le chiavi” del sistema informatico  non erano disponibili, e che quindi  lo  stipendio, e il suo accreditamento sul conto corrente risulta impossibile, con il risultato che, a oggi, non vi sono i soldi relativi al mese di lavoro effettuato… e così, l’affitto non verrà pagato e forse , il proprietario di casa, comprenderà…ma   altri non capiranno, così come è nella natura dell’uomo, non capire quando non vuole capire…E’ l’egoismo imperante, bellezza, e “al diavolo gli impegni presi” ……….La richiesta non è esorbitante, di  bonifici vari per recarci a pranzare o cenare presso  “Il covo del brigante”  “Allo schiaffo” o al “Caffè Marini”, ma è la sacrosanta richiesta di poter ricevere quel giusto che ci spetta per vivere o  sopravvivere dignitosamente. Insomma, il nostro corrispettivo.  A fronte del lavoro già effettuato, dilatato, con mansioni che esorbitano, spesso, dal dovuto. Frutto di tagli insistenti, continui, per anni.  Insomma, caro Ministro dell’Istruzione, “Chiedo e ricevo”anzi, chiedo e devo ricevere  il  mio, a fronte di un lavoro già effettuato  e che vale anche due o tre unità produttive, grazie a chi La precedeva, così munita di forbice da tagliare allegramente senza rendersi conto dei danni effettuati, riportandoci, almeno nelle condizioni di lavoro, ai temi della serva della gleba. Quello voglio, quello esigo. Il mio.  Stiamo lavorando, giusto? E allora, dateci il nostro “Pane nostrum”.  Si puo’ fare una “ricognizione di situazione” anche in questo campo? O per mantenere i servizi essenziali oltre che estendere all’infinito le funzioni del lavoratore, volete ridurlo, quest’ultimo anche alla fame? I servizi vanno mantenuti, ma con il personale giusto. La redistribuzione delle risorse deve avvenire andando a pescare chi li ha, i soldi, e tanti. Basta tagliare. Basta. Insomma, nel valzer delle responsabilità del perchè non sono stati accreditati ancora i compensi, la risposta è da commedia all’italiana: “interrogato il morto non rispose”. Certo ci vuole davvero una “rivisitazione” dell’Abbecedario, un po’ per tutti. Lavorare gratis, non piace a nessuno, soprattutto quando la banca, il trenta settembre reclama le spese. E soprattutto ci si  indispettisce quando montagne di soldi pubblici finiscono in numerosi conti correnti, sparsi tra l’Italia e la Spagna,  e i bonifici, in un giorno, sono davvero esorbitanti. Qui, in questo caso, da rimpinguare è uno solo, di conto corrente e così il bonifico, mensile. Il mio, quello di molti altri. Davvero, le cronache ci riservano un basso profilo etico. A trecento sessanta gradi. Menzogne a quintali, corruzione, vite parallele, danze, festini, aperitivi, e caseifici. Insomma, basta filosofare. Abbiamo già dato. Basta giocare a nascondino. Prima di bearsi sull’informatizzazione della scuola, qualcuno si metta la mano sulla coscienza, dal momento che i propri dipendenti sono senza stipendio. Per la Cgia di Mestre i nuovi poveri, in Italia, a far data dal 2007, sono 988 mila. Si può vivere con 900 euro al mese o giu’ di li? Ci provi lei, tecnico, insieme ai suoi colleghi. Insieme ai nuovi poveri, si aggiungano 1.250 mila disoccupati (pensare ad una città come Milano ferma!) e 421 mila nuovi cassintegrati. Siamo in caduta libera.  Pensiero “lagnante”, che non vuol riferirsi a nessuno in particolare, ma a tutti in generale.

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