Rientro in aula

Passeggiando lungo le vie, corsi e piazze delle nostre città,  grandi e piccoli edifici, riportano, su porte e portoni, enormi “scudetti” con nomi che rimandano alla letteratura, alla storia, alla fisica, matematica: Parini,  Manzoni, Alfieri, De Amicis, Cavour, Femi...di tanto in tanto, ad ore quasi esatte, un suono di campanella annuncia entrate, intervalli, uscite, fino ad oggi, improbabili. Sono le nostre scuole. Tante: 9.500 scuole statali. Ospiteranno gli studenti: tantissimi. 8 milioni di studenti. Gli insegnanti, ancor piu:700 mila, di questi, 600 mila di ruolo, 50 mila precari, 60 mila insegnanti di sostegno.  Da domani a giovedì, le campanelle, ricominceranno a suonare. Enormi zaini saranno catapultati su banchi, grandi e piccoli. Per i piu’ grandi, le corse, per arrivare primi,davanti al portone, al fine di poter essere ultimi, nella disposizione dei banchi. Per i piu’ piccoli, accompagnati da mamme e papà, l’appello del direttore al primo giorno. Ognuno con la sua maestra e poi, via, verso la propria classe.  Entro in qualche cartoleria e mi informo sulle eventuali promozioni relative al corredo: diari, quadernoni, quaderni, biro, matite, temperamatite, colla, forbici di plastica. Esco anche io con il quotidiano e un portapenne plastificato: un euro e cinquanta, molto semplice. Lo infilo nello zaino. Tornato a casa, apro lo zaino,  e quasi come strofinare una lampada fecco fuoriuscire i miei  ricordi. Una cartella rossa, con tre cerchietti colorati, divisa in due scompartimenti: uno grande, l’altro piccolo. Un diario, rigido, due quaderni, penne e matite. E la girella, la famosa merenda, inserita nella cartella, già dalla sera prima, dopo cena, come fosse il corredo piu’ importante. Il primo giorno di scuola:  sveglia alle 7.00, con tanta emozione. Il grembiule, e il mitico fiocchettone. Poi, verso la scuola, all’epoca Direzione Didattica, oggi, solo succursale. Un grande atrio, ora ridimensionato, pochi scalini. La voce del Direttore. Un numero, la sezione, l’appello. La maestra di riferimeno. Qualche momento per compattarsi, a due a due, e poi, via, verso la succursale e poi l’aula. Un saluto veloce ai genitori, e per molti, qualche lacrima. Il distacco. Il primo distacco. Verso le dieci, una parola, “servizi”, scambiata da molti come un posto magico dove si distribuivano brioches, torte, dolci, cappuccini. Niente di tutto cio’: era soltanto, “chi aveva bisogno” del bagno, poteva andarci, accompagnato dalla maestra. Quella parola, a quell’ora, mi accompagnerà per molti anni, fino ad oggi, alla conoscenza di chi, anche da adulto, spenderà il suo intervallo con una buona e meritata focaccia. Possibilmnte genovese. E poi la tanto attesa delle “cedole”, un signore altro, altissimo, coi capelli già bianchi allora, che ci consegnava, prima o poi, i buoni per ottenere dal giornalaio il famoso sussidiario e libro di lettura. E ancora, le lettere, posizionate sui muri dell’aula, con i corsivi, minuscolo, maiuscolo, stampatello…gli stampini ad ogni lettera nuova sul quaderno…la campanella, che essendo succursale, era manuale: una semplice campanella, di quelle usate in Chiesa, durante la Messa…e nei giorni invernali, quel poco di educazione fisica in classe. Al sabato, il pongo, il disegno…i tanti io, tu, i primi noi, le prime amicizie, il miglior amico, i giochi…la prima gita…a maggio. Pranzo al sacco, scarpe comode, ombrello……Un Cuore di scuola, che suona ancora la campana per molti, tanti…un mondo intero…una scuola con “crepe umane”, con tanti disagi, nuova, con problemi vecchi. Una scuola che vuole insegnare, e tanti insegnano, sicuramente, ma molti, anche adulti, non imparano. Che fine hanno fatto i tecnici? Gli inidonei, quali soluzioni? Gli Ata, li stabilizzano o non li stabilizzano? Scuole con cooperative di pulizie e collaboratori improvvisati in Os…Forse sarebbe davvero il caso di rivedere tante cose…

Dal “cuore”,

Un abbraccio ideale a tutti della scuola elementare Edmondo De Amicis di Pieve Di Cento (Bologna)

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