Tra prosperità e povertà

Tempo di saldi, vetrine da grande richiamo. Nonostante la spending review.  Con i suoi decreti che fanno inorridire. Oh, yes! Che “tecnicismo”. Gente che parte, chi puo’, pochi, a dire il vero. Gente che avrebbe voluto, partire, e non parte . “E se non parti ora, quando parti?” (altra pubblicità! Con i soldi di chi?). E la gente, resta a casa. A guardare. Ad aspettare. Chi resta, invece, osserva cosa capita a chi non si dedica ai saldi, alle partenze, allo studio, “all’io” in una città sonnolenta, surriscaldata.  Per alcuni prosperità, per altri, tanta povertà. E tra un mese, sarà il quinto anno consecutivo di crisi. Che non termina.

Su di una panchina, posta nei pressi ai alcune cabine telefoniche, ormai reperti storici di un tempo “lento”, consumato, un foglio di giornale, posizionato a mo’ di tovaglia. Su quello, è apparecchiato un misero pasto, di un uomo, non anziano, non giovane, appena arrivato, lì, dalla distribuzione pasti di un centro di volontariato. A leggere attentamente,quel foglio di giornale, con discrezione, per non disturbare chi si appresta a pranzare, poveramente, si puo’ facilmente leggere che le famiglie spendono in media quasi 2.500 euro mensili: la parte del leone, di quella cifra, spettano alle spese per affitto e gli acquisti per il cibo. Quel signore, seguito da altri, intenti a spartirsi la panchina, come una tavola imbandita, si apprestano al pranzo della domenica, composto da alcune carote, qualche pezzetto di carne, un succo di frutta, un panino. Pochissimi euro, a dire il vero. Che stridore fra teoria e pratica. Visi tirati con ampie fosse da accamparci sopra ne tratteggiano la cattiva alimentazione. Alcuni passanti, poco prima, avevano chiesto: “Perchè non mangiare proteine, carboidrati…?”quasi a rimproverare quella condizione. Domanda ingenua,  oziosa, se solo si sapesse leggere meglio la realtà, degli altri, e magari,  esibire meno la propria, senza accorgersi  così di quanto abbiamo. A leggere le cronache, qualcuno ha provato a conteggiare i km che si effettueranno nel periodo saldi: 15! E sette sono le ore passate a lustrare le vetrine. Sarà questa la motivazione dei visi scavati di chi è appena rientrato dalla distribuzione pasti.  Provare a pensare alla teoria dei “vasi comunicanti”, o delle “coperte corte”, tanto di moda in questo periodo.  Eppure, proprio la solidarietà e la teoria dei vasi comunicanti si configura come vita. Magari provare a meditare, magari provare ad essere felici per quello che si ha, quel poco, che magari costa fatica, fatiche. Magari provare ad essere meno egoisti. Meditare. Già. Sulla stessa panchina, qualche studente universitario, di passaggio, ha lasciato scritto un post, forse prima di un esame. Chissà se di vita, universitaria o altro.

“Meditare significa comprendere che la meta dell’esistenza è raggiunta nell’attimo presente in cui viviamo”. Ed è vero, non occorre sempre aspettare di Vivere..aspettare che arrivi un momento migliore, la laurea o chissà cos’altro. Imparare a non dipendere dalla contingenza, è importante. Cambiare occhi..cambiare prospettiva.

Chissà………………Restiamo con la speranza, di prosperità per tutti. Come ci ricorda questa bellissima statua in una nota cittadina di mare, del Sud Italia, (Porto Cesareo, Lecce, statua in onore di Manuela Arcuri) che invita ad esser fiduciosi. La meta, dell’esistenza, è raggiunta, nell’attimo in cui viviamo. Con chi ci aiuta a sopravvivere. Compartimentare, per raggiungere la meta.

3 pensieri su “Tra prosperità e povertà”

  1. Sembra che la crisi (la crisi con la C maiuscola di cui parlano tutti i media)si materializzi nella realtà di tutti i giorni. Trovo a Torino che quest’anno i saldi siano…strani. Non rilevo una corsa delle persone all’acquisto. Bancarelle e negozi con capi d’abbigliamento a prezzo non proibitivo o, del tutto basso, non sono presi d’assalto da potenziali compratori. Forse c’è una preoccupazione interiore che trattiene dallo spendere, forse le risorse disponibili sono assottigliate. Forse è vero che la parte del leone la fanno cibo, affitti o mutui e debiti per utenze varie. Personalmente non riesco ad intravvedere una luce in fondo al tunnel della crisi, non riesco a prevedere un termine finale. Anche la realtà italiana sembra corrispondente a quanto personalmente rilevo.
    Bisogna forse trovare le capacità per disegnare strategie che consentano al paese di uscire dalla crisi. Bisogna studiare modalità per consentire di lavorare a tutti (o quanto meno, al maggior numero di persone possibile). Bisogna, come dice una pubblicità recentemente comparsa, ripartire. Speriamo che questa volonta sià diffusa, condivisa e concretizzata.

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  2. Alcuni giorni or sono, ho passato in rassegna i costi sostenuti dalle famiglie italiane (e americane) lungo tutto l’arco degli studi effettuati dai propri figli. Cifre da capogiro. Una villa, ne verrebbe fuori. La prima cosa che mi è venuta in mente, “E tutto per questo momento”, (una pubblicità, e peccato lo sia) il laureando richiamato in aula, dopo aver esposto la sua tesi, la cornice di un’aula universitaria, la commissione, il relatore, il presidente intento a leggere “in nome del popolo italiano…..” battiti di mano, rinfresco ecc. ecc. E tutto per questo momento, una pubblicità che richiama vita, i sacrifici di un padre, che rinuncia alle ferie vista mare, e si sorbisce un ghiacciolo davanti a palazzoni in una periferia di una grande città, migliaia di movimenti ripetuti, durante il suo lavoro quotidiano, infinite volte, in una fabbrica, che potrebbe essere in una grande città, o piccola, non importa; in mensa, che tira dal portafogli, con orgoglio, la foto del proprio figlio, come dire, “è lui la mia vera ricchezza”. Un padre, come solo i padri sanno e possono esserlo, intento ad ascoltare la dichiarazione “in nome del popolo italiano dichiaro dottore…”; mi rivedo i miei, e tanti altri genitori, con la fortuna di aver sentito non una, ma due volte, questa benedetta frase………rivedo, pur non avendoli conosciuti altri genitori, come i genitori degli amici di Guido, degli amici di Daniele, Domenico, fratelli vari….sacrifici, sacrifici, sacrifici…….e ancora sacrifici. E alla fine, non importa se non rimpingueremo i nostri armadi di scarpe, borse, pantaloni, o gite e settimane al mare, in Grecia o altrove…….abbiamo la cosa piu bella in assoluto. E tutto in quel momento, in quei visi, segnati da qualche ruga, dalla stanchezza di un viaggio lungo, di treno, di notte passata in uno scompartimento, per sentire e vedere che in tutto quel momento, assistono al vero compimento e passaggio di ogni ricchezza. Dei veri valori, che non si sono mai stancati di donarci. Mai un saldo. Sempre gratuitamente, dandoci fiducia, mai mancando di una carezza. Perchè le carezze mancate, costano. Quanto costa un figlio all’università. Ma è il figlio stesso la vera e unica ricchezza.

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  3. Bella l’immagine della nota pubblicità. Però, vedendola, mi da l’impressione di riferirsi al passato, anzichè al presente/futuro. D’altra parte, sotto il nome dell’azienda dello spot c’è scritto 1962_2012. Sembra quasi che ci descriva un come eravamo e non un come siamo. Infatti le immagini mi fanno venire in mente un’altra Italia, quella del miracolo economico ed un altra società, quella della middle class, che oggi, statistiche alla mano, va scomparendo. Sottolineo middle class perchè una famiglia di operai, in passato, viveva dignitosamente e riusciva a mantenere i fgli in corsi di studio lunghi. Ma oggi sembra che questa middle class (non utilizzo la categoria “classe operaia” da dottrine socialiste ma un termine “middle class” più da socialdemocrazie occidentali) vada scomparendo. Poi non parliamo degli operai, che scompaiono…fisicamente a causa della delocalizzazione delle linee di produzione. Anche la middle class degli impiegati è sempre più schiacciata. Anche in questo c’è da preoccuparsi: qualche sera fa ho visto in Tv il prof. Ainis, costituzionalista, che sosteneva (tesi da me condivisa) che la middle class è il fulcro dei sistemi democratici. Credo anche che la sua scomparsa fa scivolare uno stato verso un sistema politico-economico dove ci sono grandi differenze fra i pochi ricchi ed i molti poveri. Quindi è necessario stare in campana: la libertà e l’esercizio dei diritti è più facile in assenza di grossi problemi economici. Nella povertà è più difficile esercitare i propri diritti.
    Concludo con l’auspicio di ripartire, da me formulato nel precedente msg. Auspicio condiviso da Rocco dello spot che ho citato: Rocco può considerarsi di sicuro anche uno degli amici di Guido (Ahahahaha).
    Ciao

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