Un tempo, il lavoro. Oggi, una spina

C’era un tempo il lavoro. Industrie, fonderie, separate da binari. Un tempo, un ponte, operai, operaie all’uscita dal lavoro. Turni. Primo, secondo, terzo. Ciclo continuo. Un fiume nei pressi, coperto. Un tempo. Qualche chiosco ambulante. Una volta. Ora è rimasto lo scheletro. Una mano anonima ha scritto: “Dove c’era l’inferno, ora, un paradiso”. Uno “scheletro” enorme, coperto. Una tettoia mastodontica. Immensa. Campi da basket, calcetto, pallavolo…ragazze, ragazzi hanno un luogo dove giocare, socializzare, studiare. Famiglie intere, un posto dove riposare, dopo il duro lavoro, saltuario, discontinuo, precario, malpagato, sotto piu’ tetti. In fondo, palazzi. Una passarella è utilizzata per correre. I pilastri ricordano le “tonnellate”. Una lettera identifica ogni pilastro. Fotografi e “storici” del lavoro si soffermano a scrutare e immaginare cosa poteva esserci: l’inferno.

Una ragazza, su di una panchina legge al suo ragazzo una poesia. La sento appena. Inizialmente non la comprendo.

“Questo nostro mondo strano, nevvero? non puoi paragonarlo con niente altro eppure impari in fretta che c’è … qualcosa di sbagliato nel mondo e nella gente che ci vive.vuoi essere giusto obiettivo ma quando scopri quello che ci fa e le scelte che ci impone, le strade in cui ci tocca camminare…” E’ di Bukowsky, forse in questo luogo ci potrebbe stare. In questo luogo bagnato dal sudore e dalle lacrime di migliaia di operaie e operai, dove era piu’ facile vedere la contrapposizione  fra chi comandava e aveva e chi era comandato e non aveva. Non aveva.Tranne le proprie braccia. Un mondo strano, dominato sempre dal piu furbo, dall’individualismo, dall’egoismo.Ieri come oggi.  Dall’esasperato liberismo. La ragazza continua a leggere. Panchine. Si nota, dall”esposizione, una formazione classica. Linguaggio curato, espressività convinta. Come una promessa. Lui deve essere un nipote di qualche operaio, di questo posto. Potrebbe non comprenderne quel linguaggio, in quel momento, ma sicuramente ha compreso il linguaggio della storia, e “La storia”, con  il suo cuore del problema. Il suo sguardo va oltre, pensieroso. Non riesce a filosofare. Sicuramente un idealista.  Non riesce a sorridere. Forse sente le ingiustizie perpetrate, non solo da quel mondo, ma anche di questo, di chi si sente piu’ furbo in questo mondo. Guarda i bambini giocare. Li guarda, come me. Quante cose si dicono su di una panchina. Anche a Torino, o in qualsiasi luogo d’Italia. Quando si ha voglia di leggersi la storia. Anche quella con la s minuscola. Quei bambini ora hanno un luogo, in cui ritrovarsi. Qualcuno corre. Altri si innamorano. Altri si lasciano. Nei pressi, una Chiesa. Chiesa, lavoro, forse in fondo il bisogno di pace, è forte…….. e in fondo………..palazzi: la speculazione. Non manca mai. Speculazione, anche filosofica. Ma non è sufficiente. Questo mondo è strano, davvero. A che prezzo, si hanno le cose. E a che prezzo si perdono………….Una Spina, nel cuore. Di Torino.

5 pensieri su “Un tempo, il lavoro. Oggi, una spina”

  1. La storia non cambia. Io sono figlia di operai, eppure, quello che ricordo della mia infanzia è un clima di ottimismo, si safricifici per poi però ritagliarsi piccoli spazi di piacere, nutrire grandi speranze per noi, figlie. Ricordo le vacanze estive,ogni anno, ricordo il cinema o la pizza il sabato sera, il gelato d’estate. E ricordo che FINALMENTE si poteva SCEGLIERE, di studiare o lavorare, di avere un lavoro gratificante o meno. Ricordo una madre meno stanca. E perchè siamo giunti a questo punto, a questa condizione di VITA precaria? Di nuovo, c’è chi guadagna troppo e chi niente. Di nuovo, la speculazione (che poco ha a che fare con quella filosofica). E allora, ogni tanto, ha ragione Bukowsky, anche se “non si devono dire certe cose”. Perchè l’uomo non cambia.

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  2. Pochi giorni fa, camminando in posti che hanno segnato la storia, ho calpestato involontariamente una lattina. Schiacciandola. Ha assunto una forma particolare. La polarizzazione si è manifestata anche in quella piccolissima lattina. Sono spariti i lavori intermedi. Quelli che conferivano la possibilità di lavorare, magari con una qualifica bassa, ma, che, grazie ad un ascensore sociale, permetteva di elevarti, passando in una posizione lavorativa intermedia. Oggi, le posizioni intermedie sono sparite. L’Italia ha perso numerose posizioni per quanto riguarda la produzione di manufatti. La delocalizzazione è sempre in agguato. La finanziarizzazione dell’economia, come non fosse successo nulla. Gli studi, continuano seguendo una logica da maratona interminabile: università, due piu tre, dottorato, post dottorato, master……e gli anni volano via. L’industria ha perso molti lavoratori,l’agricoltura anche. Il terziario, galoppa: ristoranti, bar,…….e cura alla persona. Qualifica richiesta? Serve quella maratona? che fare? Ci rendiamo conto, poi, dopo eventi tremendi, come il terremoto, nubifragio, che le cose da fare, creando occupazione, sarebbero tantissime, ma…….i vincoli. Troppo potere è stato conferito ……..e noi? interpellati? L’economia corre, troppo, velocemente, e non è mai paga, seguendo l’egoismo dell’uomo. Basterebbe poco. Avidi di denaro, e quando non è di denaro, l’affermazione, la sopraffazione dell’uno sull’altro. Siamo felici? ci siamo mai chiesti se lo siamo? Davvero poco tempo fa c’era piu’ rispetto e si era felici per poco. Ragionavamo intorno agli anni’80, la cassaintegrazione, la grande fabbrica che si portava via pezzi di felicità, divorziati senza casa…………..ci sarebbe tanto da dire…..da fare.

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  3. Consigli per l’area. Inserire piu’ cestini nel posto coperto, luogo di giochi. Ripristinare il cesto per il campo di basket. Cercare di migliorare la barriera di plastica tra la fine della passerella e l’area dove si vedono i caseggiati: troppo spesso, in lontananza si vede che viene scavalcata, ed è pericolosissimo. Inoltre, se possibile, inserire qualche “vespasiano”. Non è un bel vedere fare i bisogni a…..”cielo aperto”.

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  4. Mi e’ capitato tra le mani questo articolo e sono rimasto “ingessato” dal, post, “l’uomo non cambia”. Certe persone, non cambiano, cefte persone non si sforzano di cambiare. Pronte a capire certe prese di posizioni, atteggiamenti squallidi e zero altri. Bisogna sperare nei cambiamenti e crederci. La vita e’ come entrare in una sala cinematografica a film gia’ cominciato, come accadeva un tempo. Ecco, entrare nella vita quando molte cosd si ripetono da centinaia di anni ed e’ importante capire il perche’ certi eventi si sono verificati e come, per porre i giusti argini, le giuste difese, anticorpi affinche’ non si ripeta. Oggi si parla di crisi economica, giusto, ma non dimentichiamo che prima di tutto e’ crisi morale…..”damose da fa”

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