Povertà nel piatto

Dilemma. Piu’ poveri o piu’ attenti? Questa la domanda posta ieri ai lettori di alcuni giornali. La risposta la danno gli italiani, in povertà relativa, 8 milioni e 272 mila. Per il ministro Passera 28 milioni di italiani colpiti dalla crisi.  Metà degli italiani in lotta con il lavoro che continuamente si disperde.  Il piatto piange. Il piatto cambia. Il piatto torna alle antiche forme. Il vecchio baracchino, stile mensa ferriere torna in auge. Certo non è “pizza tombolotto” ma ci si arrangia. E purtroppo nel piatto famigliare si tagli anche l’istruzione. Il “sistema” in questo modo non terrà.  Fortunatamente esistono ancora sacche di resistenza, dove sensibilità e solidarietà sono in aumento, anche se, non tutti riescono a tradurli in pratica.  “Si rimangia tutta la mucca” sostiene Carlo Petrini. Non so se proprio tutta la mucca e chi, a noi basta questo piatto di pasta. O un panino con la frittata. Panini che scartati ricordano profumi particolari e rimandano a storie che affondano le radici in un passato lontano. “Scompartimenti di treno, a otto, con portabagagli a rete” mi ricordava un collega. Era l’Italia che andava e correva. Popolazione, oggi,  in sofferenza. Poche gite al mare e in montagna. Chi conta le copie vendute di giornale all’autogrill evidenzia minori pedaggi autostradali e di conseguenza meno risorse in circolo. Meno italiani che viaggiano. Risorse già prosciugate. Non dal clima estivo,torrido,  ma da una politica che non sente ragioni. Sanità, istruzione, trasporto. Subiscono tagli, neanche trasformazioni, come nel piatto.

Molto difficile “lasciare” pensieri dopo le tragiche notizie di questi giorni. La scuola sotto attacco a Brindisi, causa bomba, con la morte di una  studentessa, Melissa. Le due scosse, del 20 e 29 maggio nel modenese. Operai morti al lavoro. Possiamo esprimere tanta solidarietà e un pensiero ad una popolazione che continuamente prova a rimettersi in piedi nonostante gli eventi. Provo a guardare questo” baracchino”, così vicino a tantissimi, utile, indispensabile, in fabbrica, ufficio. Gli occhi si focalizzano su di una poesia, che riporta al pensiero del mare, a cose difficili ma non impossibili, alle radici, al passato e al futuro, al giorno e alla notte, a chi è vicino, in ogni momento e sorregge il cammino di chi riduce il proprio dolore facendolo diventare quasi inesistente, fino a dominarlo.  “Ode alla notte”, di Fernando Pessoa.

Nostra Signora delle cose impossibili che cerchiamo invano, dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra, dei propositi che ci accarezzano sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare, al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,
e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo. Vieni e cullaci, vieni e consolaci, baciaci silenziosamente sulla fronte, cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d’essere baciati se non per una differenza nell’anima e un vago singulto che parte misericordiosamente dall’antichissimo di noi laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può essere nella vita.

 

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