Lavori in…”comune”

 Avrei voluto scrivere del corteo del Primo Maggio, giornata dedicata alla festa del lavoro, lavoro che non c’è, manca, poco, precario, a tempo, determinato e poco indeterminato; degli amici incontrati, come ogni anno, anche se per soli pochi minuti, di uno spezzone di corteo sotto “casa del sindaco”, o sotto casa nostra e dei lavori in…..comune. Delle bandiere che sventolano, degli striscioni, di mamme, papà e bambini, insieme, festosi. Di spille e gagliardetti, di una sinistra frantumata ma viva. Ogni viso un ricordo, una manifestazione, un volantinaggio, un presidio.  Un viso in particolare mi riporta all’università e ai grandi insegnamenti, la pazienza nel seguire tesi, comprese le mie, e i valori trasmessi: quello del prof. Carpinelli che mi saluta.  Come ogni anno, ci si rivede. Quanti ricordi, quanti libri, in pochi secondi. Un grazie che vale vita. E poi, tornando al tema,  del carrello della spesa che corre,  velocemente e dei circa settecento euro in piu’ che una famiglia di tre o quattro persone si troverà “sul groppone” o meglio, fuori dal portafoglio. Dei lettori forti, coloro che riescono a leggere almeno dodici libri all’anno, della differenza tra racconto e romanzo ( magari d’amore), passione di una notte il primo, storia d’amore di una vita il secondo, così attento, quest’ultimo alla psicologia dei personaggi, individualismo, forse il primo e condivisione, cura, carico.  Dei due che nel corteo discutevano d’amore: uno sosteneva che “si puo’ trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, ma non si puo’ estirparlo dall’anima”, e continuando sosteneva di sapere, per esperienza, che i poeti avevano ragione e che l’amore è eterno. Mentre il  vicino sosteneva che secondo lui i poeti avevano torto, perchè amore vuol dire “senza morte” mentre l’amore te la dà, la morte,  nel momento in cui, attraverso ipocrisie e altro si pone la parola fine. Avrei voluto parlare del candidato della Federazione, a Grugliasco,  Simone Ciabattoni, così giovane, impegnato, politicamente attivo, in un periodo in cui tutto sembra parlare di “antipolitica”. E invece, la manifestazione e poi lo studio, l’impegno e il servizio. Perchè politica è servizio alla collettività.   Domani i giornali parleranno ampiamente, “dell’assalto” e dei lavori “in comune”, qualcuno sosterrà “piccole frange”, “contestazioni risibili”; altri scriveranno quanti erano in piazza, in una guerra di numeri, della  crisi che morde, questa si,  effettiva, e dei supermercati aperti.

E invece…..e invece mi sono soffermato per lungo tempo a guardare tra cielo e mare….questa apertura….questo lasciarsi andare, questo preludio di una estate….Immaginare di poggiare la nuca su quella sabbia, incrociare le braccia, socchiudere gli occhi e ipotizzare……….”e se…”. Lavori in corso, lavori in….”comune”….non piu’ “gnocchi” che salgono nell’acqua che bolle, come ricordi che affiorano, ma………  ” e se…….” E questo mare, così bello, che verrebbe voglia di nuotarci, fino allo sfinimento, per avere la sensazione  di essere vivi.  E di bracciata in bracciata, andare avanti, per “sottrazione” e sfuggire così alle tentazioni infernali e alle facili promesse….promesse…………..si logora ogni parola, di piu’ non puoi farle dire”. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ il  peso. La parola logorata, quando la pronunci non ne senti piu’ nè il peso nè il senso delle parole, bisogna smettere di usarle, per un lungo tempo”.  (Angela Bianchini, Le labbra tue sincere”).

Un pensiero su “Lavori in…”comune””

  1. “Si puo’ trasformare l’amore, ignorarlo, sprecarlo, ma non si puo’ estirparlo dall’anima”. Questa è la frase che più mi ha colpito tra le tue parole, perché ho associato queste immagini al corteo del primo maggio, in cui amore e attaccamento per la politica e senso di attaccamento sono smarriti. Le persone sono avulse, sono stracolme delle (scusate il termine “francese”) puttanate di questi ladri. Io penso che oggi come oggi il lavoro una persona se lo deve creare e nessuno più ti viene a cercare offrendolo. E la politica ancora meno. Non ha più voglia di mettersi lì e cercare le soluzione per le persone e non per l’utenza. Noi, per qualsiasi organo di stato, siamo “utenza”, non siamo degli individui.

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