Il primo maggio

 Dopo la festa della Liberazione, tra poche ore, la festa del Lavoro….tre per otto….ventiquattro….otto ore di svago…..solo nel 1866 si arrivo’ alle otto ore, come limite  all’orario legale dell’attività lavorativa. La Prima Internazionale dei lavoratori lo decise a Ginevra…..Non possono non venire in mente personaggi storici come Luigi Fabbri o Cesare Agostinelli, detto “Tigna“, entrambi ben “allenati” ai temi del lavoro.

Un cappuccino, una brioche, con cioccolata bianca, e della buonissima crema. Seduto, anzi, affacciato su di una piazza semideserta, sonnacchiosa. Pochi i passanti. Il campanile della Chiesa segna le ore. Il tempo scorre, velocemente, in una giornata di sole, in un’Italia divisa in due. Al nord, pioggia, al sud, bagni di sole, e di mare, qualcuno. Colpa della Francia e di una sua influenza climatica. Speriamo in un buon vento prossimo, proveniente da li e che influenzi le nostre elezioni amministrative. In lontananza una fiera. Una marea di bancarelle sita nei pressi del mare. Probabilmente una fiera di strada.  In sottofondo, della musica, tra tantissime bancarelle. Palloni all’aria danzano festanti come palline da ping-pong. Mani di piccini, che tendono le propire mani  a sfiorare con le proprie dita alcuni  palloni esposti, cullandone ulterioremente il loro dondolio, in uno sventolio da  bandiere.  Il sole bacia questa giornata. Corpi distesi su  spigaggia di velluto; corpi “latticini” che si espongono a questo primo sole. Altri, corpi, intenti alla prova costume. Ragazzi che giocano a pallone. Mani tese, mani che respingono, mani che abbracciano. Mani che indicano rigore. L’alba è passata da un pezzo. Pare di parlare di politica, con la descrizione di “queste mani”. Alcuni leader politici  “annusano” altri politici, in vista delle prossime amministrative. Altri che fiutano alleanze e altri ancora che “corrono” soli. Alba, come acronimo di alleanza, lavoro, beni comuni, ambiente. Lavoro, già, che manca, scarso, come bene prezioso. Politica, antipolitica. “Estirpare il male”, ridare slancio e tensione morale. Rivalutare il ruolo dei partiti politici, disse da Pesaro, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 25 aprile. Presidente in visita nelle Marche, come già fecero, in altre occasioni,  altri  Presidenti.  La musica della fiera mi stordisce,   non riesco ad ascoltare, ad individuare qualche parola. Pensieri ritornano, in maniera circolare.  Si respira aria d’estate, in questo ponte, per chi puo’. E noi, siamo di passaggio. Come quei palloni che danzano. Zig, zag. Un tergicristallo. Una bancarella vende scarpe, un’altra cibarie. Un’altra ancora mi offre del miele. Ne colgo il gusto e sarà complice nell’aver allontanato quei pensieri circolari, rendendo così il mio incedere piu’ leggero. Una voce grida: “a casa, è ora di pranzo”. Già, ma quale casa? per chi? per tutti? Casa come diritto elementare…se penso alle norme degli anni ’70…..eppure proprio ieri alcuni quotidiani presentavano alcuni dati: In dieci anni le famiglie residenti in Italia che dichiarano di abitare in baracche, roulotte, tende o abitazioni simili sono piu’ che triplicate. Un aumento vertiginoso”. Nel 2011 le famiglie che vivevano in strutture diverse da una casa erano 70.000 circa. Impressionante. Speriamo di rimettere al centro alcuni diritti: lavoro, istruzione, sanità, trasporti. Ricordare che per tuto cio’ qualcuno ha lottato e versato lacrime e sangue. Non diamo per scontato che siano dati per sempre. Come un grande amore, dobbiamo tutelari, ogni giorno. Le cure soprattutto. Alcune prestazioni, così necessarie, vengono escluse dalla copertura sanitaria nazionale. Perchè? Ve ne è così tanto bisogno. Alcune nuvole oscurano per un attimo questo sole. Un timido venticello, insieme al miele, ha allontanto definitivamente quei pensieri…circolari. In lontananza, rumore di treni. Quelli che riporteranno indietro una moltitudine;  contenitori di storie, di visi, uomini, donne, vissuti, che riaffioreranno, prima o poi. E’ ora di pranzo. Ricordi che riaffiorano come  gnocchi ,  nell’acqua che bolle. Racconti di vita, come passione di una notte. Meglio il romanzo, a mio modo di vedere, dato che potrebbe essere una grande storia d’amore.

 

Un pensiero su “Il primo maggio”

  1. Qualche giorno fa in treno sentivo chiaccherare due ragazzi, Sostenevano che la festa del 1°maggio fosse solo un’occasione per non lavorare, “la festa di chi non ha voglia di fare niente”…così l’hanno definita. Ora, non è che stia tutto il giorno a spaccarmi la schiena lavorando, visto che grazie ai sacrifici dei miei genitori ho l’opportunità di studiare, però mi stavano venedo i brividi. Brividi per la facilità con cui si dimentica. Brividi per come anche io a volte ho dato tutto per scontato. Mi sono vergognata della mia superficialità,attraverso le parole di quei ragazzi. E così quel breve viaggio in treno di 25 min è stato un intenso attimo di riflessione, mi sono letteralmente estraniata dal contesto per consentire ai miei pensieri di fluttuare liberi dal tempo e spazio. Come sarà successo a te facendo colazione davanti alla piazza. Abbiamo bisogno di occasioni per riflettere, invece di bombardare il cervello di cazzate. Dovremmo nutrire lo spirito più che curare l’immagine. Auguri a tutti i lavoratori (anche se sono sempre meno) e grazie, grazie a tutti quelli che hanno lottato e lottano per un mondo migliore.

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