Un angioletto, e il ricordo di Pascoli

 La visusale frontale dell’angioletto, così incastonato nell’aiuola,  volto a contemplare fiori, giardini, e nuovi nidi posti tra gli alberi, mi ha indotto a riflettere  “ad altro nido”, simbolicamente inteso come spazio vuoto, luogo di abbandono, e racconto di vita e storie personali da raccontare . Ogni vita è un romanzo e quindi, alcune vite interessano piu’ dei romanzi, si leggeva alcuni giorni orsono su un noto quotidiano torinese.  Spesso siamo soliti, pero’, interessarci apparentemente, delle vite degli altri. Altre volte, ne diveniamo “cantori” al solo scopo di catalizzare attenzioni.  Essere narratori, affabulatori, è un conto, provare ad entrare nel vissuto sociale degli altri è davvero altro. Esperienze personali, molto dolorose, come una malattia o una perdita, un lutto…forse racconti molto personali.. e il loro racconto deciso dal tempo, quello giusto. Oggi in tanti si raccontano, si mettono in mostra, con tanta “finta voglia di meravigliare”.  E forse con obiettivi altri. Vendere? Forse meglio fare chiarezza. Certo, da questi se ne discostano tantissimi,  bellissimi, veri, scelt, da scrivere e pubblicare  nel tempo giust;  mi vengono in mente bellissimi libri, letti poco tempo fa, tra questi,  quello  di Michela Marzano, “Volevo essere una farfalla” .   

A proposito,  Lalla Romano sosteneva che una biografia “è una menzogna ben congegnata“).  Ma, tornando al nido, alla famiglia, al ruolo del “padre” che tanto induce a parlare di noi,  non posso, in merito, non ricordare che il 6 aprile 1912  morì il grande poeta e professore Giovanni Pascoli. Grande Zvani, che non riesce mai a smettere di cercare la verità, proteso sempre a tenere unita la famiglia, a cercare di comporre una “identità” anche quando  ci si sente fantasmi. Fantasmi tra fantasmi.  Fanciullini che si cercano, per farsi coraggio. Bello rileggere, “La cavalla storna”.  Ogni vita è un romanzo, e quanti romanzi ci apprestiamo ad ascoltare, e a raccontare, sul solo ritorno della cavalla. Ma la cavalla storna, è unica, irripetibile. Inimitabile.

Ma oggi si ricorda anche L’Aquila. Si deve.

Con oggi comincia l’esodo, per le vacanze, per  chi potrà permetterselo (per chi continua a viaggiare sull’ottovolante dei “danè” o “sghei”),  dato che i segnali derivanti dal fronte economia non sono certo incoraggianti, specie per quanto riguarda la disoccupazione, quella giovanile, (15-24 anni), che ha raggiunto cifre davvero drammatiche. Certamente ci saranno “42.250 offerte di impiego senza risposta”, cioè inserzioni che cadono nel nulla, ma il fatto principe è che altri 335 mila posti “sono spariti”, dissolti.  “Incaponirsi” sull’articolo 18 non aveva nessun senso. Pochi casi di “reintegro”, di licenziati non possono certo distruggere la ripresa. Non possono ingessare il tutto.  Forse bisognerebbe focalizzare l’attenzione su altri fatti e dati di cronaca, come quello di “nonna Nunzia”, impaurita, come tanti, dall’allegerimento della sua pensione, e che ci ha lasciati proprio per questo. Il caso Indesit, e del ventilato trasferimento di produzione, come ci ricordano in questi giorni numerosi lavoratori, a distanza di soli tre anni da una situazione analoga a questi giorni, che sembrava chiusa. E invece, “ad incasso” non vi è nulla. Nenache le lavastoviglie. “Incassati”, (sarebbe appropriato mettere le z) restano solo i lavoratori.  Qui, in Italia, resterà solo la ricerca. Forse. O poco altro. Il caso di Termini Imerse, luogo dove negli  anni ’80 si produceva la famosa Panda. E l’elenco potrebbe continuare…

Difficile davvero, in un frangente come questo, provare a recuperare quei 25 minuti di sorriso che ci mancano. Una volta si rideva di piu’……………”Così ridevano…” …Proviamo a pensare alla primavera, al mare, al suo profumo, (non il Profumo con la P maiuscola) alle sue onde, alle spiagge di velluto, a vele in lontananza. “Così, rideremo”…almeno ci proveremo…

“Si respira una dolce aria che scioglie le dure zolle, e visita le chiese di campagna, ch’erbose hanno le soglie: un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita: un’aria celestina che regga molte bianche ali sospese…..si, gli aquiloni..”

(Giovanni Pascoli, da l’Aquilone)

4 pensieri riguardo “Un angioletto, e il ricordo di Pascoli”

  1. La nota interessante di tutti i nostri pensieri è che la vita deve essere un romanzo capolavoro. Deve esserlo come se diventasse un bestseller delle migliori case editrici. Il grosso problema è la sete di vendere e, quando ci si vuole vendere, il rischio è quello di vendere fumo per arrosto…
    Mi verrebbe da utilizzare un “francesismo” da Stadio…a volte anche se la pagine puzzano di merda, ci si vuole guadagnare come loro.
    Caro…è troppo caro l’ “oro”.

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    1. quando i geni fuoriescono dalla loro bottiglia……fanno difficoltà poi, a farvi rientro, anche quando dovrebbero……..qui a Torino sono arrivati i gabbiani…….è un mondo rovesciato, con valori rovesciati, tutto così fluido, non si capisce piu nulla e spesso si corre il rischio di farla fori dal vaso……

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  2. finalmente sono riuscita a connettermi nuovamente, niente virus,per fortuna,……volevo parlarti della foto dell’angioletto e del ricordo di pascoli,la foto è molto bella,mi piace!…è bello considerare che hai sensibilità nel cogliere i particolari più svariati, sia nell’arte che nella natura…bravo….per quanto riguarda ‘pascoli’….non so dire più di ciò che tu hai già descritto così bene…il dolore… la mancanza …la malattia… la morte…il dubbio…la ricerca della verità…e rabbia, rabbia ,rabbia………….ciao rom, sono contenta per il “tuo” periodo magico….sia sempre così! perderò un amico, ma importante sia felice

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  3. Ti ringrazio per il commento. Penso che nella vita nulla si perda per sempre. Ogni cosa,ogni ricordo, vive con noi. Magari, nel caso di una persona che non è piu’ con noi, non possiamo “riportarla in vita”, e, come sostenevi tu, in un’amicizia nata “nel lavoro”, nella fatica quotidiana, di un anno, e non certo da una condivisione di una emozione, che si appiccica a un fatto, ad un personaggio, e altrettanto se ne separa, possiamo, dicevo, onorarla, nei nostri gesti, concreti, attualizzarla. Il sentimento della nostalgia è superficiale anche quando è sintomatico. Dietro quel ritorno ve ne è uno piu importante, almeno credo, che è quello che fa parte del rimosso. Per quanto riguarda i ricordi, le condivisioni, penso che debbano andare a persone con cui condividiamo o abbiamo condiviso periodi forti, intensi della nostra vita, con cui abbiamo condiviso qualcosa di noi. Nessuno di noi regala se stesso. Purtroppo, ahimè, in una società da centotrenta milioni di twit, questa è la tendenza. Facendo gran confusione. Ma per questi, l’importante è “farsi notare”, facendo una gran confusione fra vita reale e vita virtuale. Magari gente che ha studiato e fa fatica a scindere cio’ che è una semplice emozione da quella che è la costruzione di un sentimeno. E nell’ambito di un sentimento, pensano debbano essere incanalati ricordi, nostalgie, vissuti personali………
    Il periodo, come sostieni tu, magico, fa parte di quell’equilibrio mai dato una volta per tutte, ma che va sempre ricomposto: le cadute, gli accidenti, le sfortune, il caso, le incomprensioni, capitano sempre, e di volta in volta, dobbiamo reimpostare, rimodulare, ridarci degli orizzonti. Non a termine.
    ciao, un abbraccio

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