Diritto di volare

Nel descrivere l’elenco interminabile dei tagli, compresi alcuni treni notturni da e per il Sud, nella nostra Italia formato lacrime, ministeriali, e sangue, molto popolare, tra  chi si definisce lavoratore del metallo errante, stile vagabondo,e riceve copertine patinate di riviste internazionali e i lavorato veri-veri  avevo, in buona fede scordato, che quel taglio significa “disoccupazione”. Solidarietà a tutti i lavoratori (e disoccupati) che non ricevono tanta pubblicità e restano nell’ombra. Tagli, scrivevo. Tanto per cambiare. O tanto per continuare, dal momento che gli anni 2012 e 2013 sono continuamente dipinti a tinte fosche. Niente di nuovo all’orizzonte.  Già, molto semplice apparire sulle copertine come stella dell’anno. E intanto….

Intanto, dal momento che il libro di Sofia Gallo, “Diritto di volare” ha suscitato molto interesse, ci terrei a descriverne alcuni punti  al fine di consigliarne la lettura. La vicenda narrata,  si colloca idealmente tra il 1969 ed il 1977, e la città che principalmente “sprigiona” dalle pagine del libro è Torino, con le montagne lì a due passi….”le montagne si stagliano a cerchio intorno alla città e in basso si vedono il Po che scorre e la Mole, la Fiat Mirafiori e il Lingotto come isole in un mare di case. Viste dall’altro le strade di Torino paiono tirate a reticolo col righello”. Una descrizione che rimanda ad una Torino vista da Superga, così romantica, così vera,  lontanta dal caos. E’ ‘ un libro, come scrive Sofia Gallo, che “è il semplice vagare della memoria che mi ha aperto la mente e il cuore all’altro, diverso da me, e da cui ho tratto consapevolezza dell’oggi”.  Un racconto che io definirei storico-sociale per i temi in esso raccolti, dal diritto alla casa, al diritto alla salute, ai diritti sul lavoro, all’istruzione, all’integrazione, a scuola come in ogni altro luogo………una lunga cavalcata che ci ricorda tempi di lotte e di conquiste, sul piano della dignità, sui diritti elementari. Una traccia utile per chi abbia voglia di riconsiderare alcuni temi oggi posti in discussione, il piu’ delle volte compressi, come i diritti sul lavoro.

Lotte, conquiste e tanta speranza, rispetto, denuncia dei soprusi e delle ingiustizie ma senza mai “scatenare l’odio, dobbiamo  dare speranze e costruire un mondo migliore di questo…”. Il rifiuto della violenza, perchè con questa, come afferma Giorgio, (personaggio presente nel libro), dal palco di un’assemblea,  “siamo noi a morire. Votati a non contare piu’ nulla”. E insieme a tutto questo, lacrime, commozione e tanto amore.

Diritto di volare, a mio modo di vedere, rimanda a “lotte interiori” e desiderio di libertà.  Elena, protagonista principale così ci racconta  luoghi e si descrive…”Una bitta a cui non è legata alcuna cima”,  “ali di gabbiano per volare legata a lui, per non mettere mai piu’ piede per terra…ma solo fluttuare nell’acqua”,  ancora, nella descrizione, come “parole non dette che sgorgano come acqua tenuta prigioniera che si fa strada tra le rocce, e a cascata scorrono la paura, il vuoto, l’assenza di stabilità, di affetti, la solitudine e l’ansia di fare, fare per gli altri, di cambiare, di viaggiare per conoscere, capire. Una Elena desiderosa di conoscere, altri e se stessa. Solidarietà, volontariato, diritti, ascolto, degli altri, e del suo cuore.

La serenità di Elena, protagonista principale,  è simile a tante nostre giornate. ..” una serenità che non corrisponde alla lotta interiore con i miei pensieri. Ottimista un giorno e catastrofica il giorno seguente, vivo nell’ansia di inventarmi una strada tutta mia. E’ un dramma che esula da qualsiasi necessità materiale, perchè io sono totalmente libera di scegliere”.

Anche nell’amore, Elena, è determina, libera di scegliere, di volere. Cosa cerca nelle braccia di Ernesto? (altro protagonista).”Che cosa vedono gli amanti negli occhi dell’amato? “….Leggere il libro per scoprirlo, dopo aver scoperto il….Diritto di volare.

12 pensieri su “Diritto di volare”

  1. mi piace….non so bene per quale motivo,ma trovo queste parole molto familiari, molto sofferte, soprattutto quando penso : io voglio volare,ma la vita,il disagio di viverla,la perdita, l’abbandono,la malattia,la società,l’eccessiva sensibilità,ti tarpano le ali che con tanto dolore tenti di costruire,ali talmente ‘piccole’ talmente delicate come le ali di farfalla,che si sbricciolano e polverizzano appena urtate…..con ali simili non si può volare! i tempi cambiano ,ma i conflitti interni restano intatti….vorrei avere ali di gabbiano forti e veloci e sfuggire alla paura, sfiorarla soltano senza restare intrappolata con le ali rotte dentro questa gabbia, che altro non è che questo mondo che sta andando a pezzi,e da questa gabbia osservare tutti quelli che,le ali le hanno,ma preferiscono non usarle per volare,ma squazzano in questo mondo, per opprimere,far male, ostentare superiorità,avidità, materialismo,cattiveria verso chi vorrebbe volare,ma non può…..per quanto riguarda me, volo leggendo….e qesto diritto,nessuno me lo può togliere….questo libro voglio proprio leggerlo….anche se sicuramente sarà più positivo di questi miei pensieri,ma è proprio questo che voglio…….ciao romano… sei forte, scrivi talmente bene da fare invidia…….

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    1. Cara Irena, cara Laura, e a tutti gli altri che hanno commentato il libro Diritto di Volare……Quell’articolo, del blog, non era stato scritto, così, a caso…….giravo tra gli scaffali di una libreria, pile di libri mi parevano torri di controllo, un tavolo, alla mia sinistra, sembrava una pista, e un libro, a capotavola, pareva pronto al decollo………in lontananza, altri libri, rimpiccioliti dall’effetto ottico parevano persone e bagagli, pronti a partire, chissà per dove, chissà con quali pensieri, chissà con quali storie e vissuto…….fu così che “mi trovai intrappolato a mezz’aria sull’Atlantico…accanto a me, altri lettori, forti,medi, deboli, incalliti, chi sei al mese, chi dodici, chi zero,libri letti in un anno….eravamo diretti a Vienna e l’occasione era storica……fu così che posi la mia attenzione, durante quel viaggio, intrappolato a chissà quanti metri d’altezza in ogni caso, tra le nuvole, su di una pagina…”La cosa strana del pianto (forse è un residuo dell’infanzia) è che non si puo’ nemmeno piangere liberamente senza uno spettatore…o almeno uno spettatore potenziale. Non ci lasciamo mai andare a piangere con tutta la disperazione che vorremmo. Forse abbiamo paura di annegare nelle lacrime e che non ci sia nessuno a trarci in salvo. O forse le lacrime sono un modo di comunicare…come la parola….e richiedono un pubblico”….Perchè un pubblico? Piangiamo perchè siamo tristi o siamo tristi perchè piangiamo? Ma….difficile,se non che la nostra mente potrebbe essere uno specchio del nostro corpo…Ma non c’è proprio modo di sfuggire alla mente? si chiedeva Sylvia Plath in una delle ultime, disperate poesie. ”
      Continuo a leggere…”Ero intrappolata, ed erano le mie paure a intrappolarmi. Alla base di tutto c’era il terrore di rimanere sola. A volte mi sembrava che avrei potuto accettare qualunque compromesso, sopportare qualunque ignominia, stare con…pur di non affrontare la solitudine. Ma perchè? Che cosa c’era di così terribile nello star soli? Cerca di pensare alle ragioni di tutto questo, dissi a me stessa. Provaci”….e fu così che pensai, sospeso sull’Atlantico, le ragioni di tutto quello, e le mie ragioni…”La ferita al cuore, che in un primo momento è sensibile anche allo stimolo piu’ leggero, alla fine diventa di tutti i colori dell’arcobaeno e smette di far male”….il viaggio è lungo, l’arcobaleno ancora da venire, ma, mi sforzero’ per cercare di riposare, e si, ho voglia di dormire. E di sognare. E di sognare qualcosa di bello. Di positivo. Senza paura. “Adesso faro’ un sogno nel quale prendero’ una decisione per quanto riguarda la mia situazione”….(virgolettato, è il testo di Erica Jong, Paura di volare). Ecco, Diritto di volare, è arrivato dopo Paura di volare, di Erica Jong, e poi ancora, Volevo essere una farfalla, di Michela Marzano, e poi Simone Weil e poi J. Tronto……..e poi……….e poi, mi ritrovai con tanta voglia di volare. Come voi, ne abbiamo Diritto, di volare.
      Ps. Avete scritto benissimo, davvero.

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      1. In tema di arrivi e partenze volevo congratularmi con quella illustre personalità che ha soppresso i treni di notte, togliendo il diritto di “libera circolazione” con il treno che desidero io, non con quello che stabilisci tu, caro direttore trenitalia. Ho espresso solidarietà nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova, alcuni giorni fa, a chi è rimasto privo di lavoro, causa tagli….un cartello apposto sull’albero di Natale, inoltre, ricordava il diritto di avere un futuro dignitoso, e un lavoro, scritto da tutti i lavoratori Fiom. Complimenti ancora una volta alla grandissima intelligenza…di chi taglia treni, lavoro, pensioni, sanità, aumenta i costi del biglietto del tram, priva della possibilità delle borse di studio, ci fa navigare nel mare della precarietà….E sono così patetici coloro che poi puntano il dito e affermano “il Brasile avanza, e così l’India e così….”….Una sola cosa agli artefici dei tagli: vergognatevi!

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  2. Ciao Reena,
    devi essere forte perchè la gabbia,spesso,siamo noi stessi a costruircela…per difenderci da ciò che ci spaventa. Per essere liberi,dobbiamo liberarci delle nostre fragilità, non avere paura del confronto e al tempo stesso conoscere/amare i nostri limiti..te lo dico con il cuore in mano..nel mondo ci sarà sempre qualcuno o qualcosa che tenterà di opprimerci ma sforzati, giorno dopo giorno, di non sentirti inadeguata. E’ un cammino lungo. Anche nei libri,che ti fanno volare, i personaggi spesso devono conquistarsi il loro destino..e il viaggio più bello è quello che facciamo dentro noi stessi.Un abbraccio.

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  3. Il pianto nasce come strumento di comunicazione, il solo modo che ha un bambino per esprimere un bisogno. Solo che crescendo impariamo a sostituirlo con la parola e piangere diventa un meccanismo sostanzialmente regressivo. Per questo credo anche io che raramente riusciamo a lasciarci andare completamente al pianto. C’è una sorta di inibizione, di imbarazzo, di timore nel rendersi vulnerabili e nel lasciarsi andare troppo alle emozioni. Penso a quando mi viene da piangere e cerco di resistere perchè se inizio poi mi abbandono allo stato d’animo vissuto senza più alcuna resistenza. Se inizio a piangere non riesco a smettere,è finita, sono in balia delle emozioni. E poi sto meglio perchè quando ci si lascia andare si sta sempre meglio, nel bene e nel male, si scarica una tensione. Credo che piangere sia un modo per tornare bambini, per arrendersi al bisogno di esprimersi..per questo a volte ci riesce difficile farlo davanti agli altri, ci si pone in una condizione di debolezza. Statisticamente le donne piangono più degli uomini. Oppure lo fanno più apertamente perchè per un uomo è più difficile mostrarsi debole? Ma soprattutto la vera debolezza non è forse quella di non saper vivere le proprie emozioni fino in fondo? Non si è deboli quando non riusciamo a reclamare i nostri bisogni, perchè no,anche con il pianto? Per quanto riguarda la solitudine…posso solo dire che quando non trovi in te stesso conferma del tuo valore hai un bisogno disperato di qualcuno che ti protegga. E una paura folle di non farcela da solo, di sentire due braccia forti, paterne ,che ti preservino dal peso insostenibile della maturità biologica a cui non ne corrisponde una effettiva. Accetti tutto, anche che quelle stesse braccia ti strozzino. Tutto è preferibile alla paura. Ma poi ognuno ha la sua storia, i suoi perchè a cui dare una risposta. Ecco,alla fine è sempre la paura che ci impedisce di volare (fatti coraggio quindi Reena).Grazie Romano per gli spunti di riflessione che offri e per come ci fai sognare attraverso la tua scrittura.

    “I libri hanno valore soltanto se conducono alla vita, se servono e giovano alla vita, ed è sprecata ogni ora di lettura dalla quale non venga al lettore una scintilla di forza, un presagio di nuova giovinezza, un alito di nuova freschezza.”
    Hermann Hesse

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  4. grazie Romano suggerisci sempre libri veramente interessanti , non mancherò sabato pomeriggio di passare ad acquistarlo alla Libreria la torre di babele…..

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    1. Massimo e Rocco, con Nazareno, fisso ai pacchi, e tutti e tutte le altre, alla Libreria Torre di Abele, a Torino, in via Pietro Micca, sono punti di riferimento, costanti, sempre disponibili.
      Massimo poi, è “encliclopedico-ciclopico”….e non ci si trova mai male. Consiglio a tutti di fare un salto….Poi, certo, anche da Luca, presso Belgravia, sempre a Torino. Ma, per questioni di vicinanza e amicizia, con Massimo e Rocco, la libreria che hai citato tu, è sempre la mia “pista d’aereo” su cui volare, preferita. Certo, vorrei chiedere se il libro Diritto di volare non riesce ad esplicare e legittimare il suo diritto, dato che un pacco, spedito ieri, con dentro il libro, non viene recapitato….anzi…….provo a fare il numero verde, dal cellulare, seguo la trafila, e poi….linea interrotta….su internet, mi da “accettato ufficio postale di Torino” e poi, “uscito ufficio postale di Torino” e poi….sarà mica stato sequestrato? Era troppo a sinistra? Per la precisione, il pacco doveva essere già a destinazione visto che ho pagato per un servizio che avrebbe dovuto recapitarlo entro le 24 ore e io non so nemmanco dove è ora…eppure, a Torino, nebbia non se ne vede….
      dopo i treni soppressi e la gente senza diritto di viaggiare, ora, una lettrice senza diritto di leggere in tempo utile, previsto dal mio pagamento…..Diritto di volare è stato sequestrato!!!!

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      1. Anche io una volta ho spedito una lettera che non è mai stata recapitata…non ho pagato per farla arrivare in 24 ore ma insomma…speravo almeno che prima o poi arrivasse…invece è scomparsa,insieme al diritto per il destinatario di leggere il mio messaggio con la mia scrittura,con un foglio che avevo scelto,toccato io..insomma in maniera un pò più romantica, tanto per rimanere in tema di Diritto di volare. Quindi capisco il tuo disappunto Romano, spero tanto che il libro arrivi alla lettrice e che il servizio postale possa diventare un pò più efficiente.

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      2. Diritto di volare, è stato “liberato”, con ore di ritardo e finalmente, dopo esser stato “avvistato” nei cieli di Bologna, città, dove nel suo centro, non si “perde neanche un bambino”, continua lentamente il suo viaggio……..anche se in ritardo, esplica pienamente il suo Diritto di volare.

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  5. Caro Romano,
    ho terminato “Diritto di volare”. Leggerlo è stato un bellissimo viaggio che mi ha consentito di vivere lo scenario storico-politico di un periodo tanto affascinante quanto controverso. E’ stato un viaggio nel tempo ma anche nei sentimenti e nelle problematche di ragazzi/e che,ognuno a suo modo,cerca di conquistarsi la libertà. Questo romanzo racconta bene la difficoltà di crearsi una propria opinione e il rischio di catalogare la realtà per schemi, di farsi trascinare dal gruppo,racconta la difficoltà di scegliere e poi parla di amore, di famiglia, di amicizia..in una sorta di iniziazione alla vita dove passione politica,amore, sensi di colpa, amici, trasgressione e tanto altro si mescolano. Perchè così è la vita, Elena in tutto questo contesto è una ragazza in gamba che affronta con coraggio le sue lotte interiori e impara a selezionare, a muoversi con giudizio e indipendenza nelle più intraprendenti avventure e, tanto per rinvigorirci con del sano romanticismo, è commovente come alla fine trovi il filo conduttore delle sue vicende…ricongiunge quelle che sembravano coincidenze in un “amore destinato” e in un progetto di vita ad esso collegato. Il suo desiderio di libertà viene appagato, le sue paure svaniscono e finalemente Elena taglia il cordone ombelicale e spicca il suo volo. Ma prima c’è tanto altro, tanti peronaggi importanti, il tutto condito da un fervente associazionismo e da una grande voglia di cambiare il mondo, di dare dignità all’uomo..un’entusiasmo giovanile che commuove, ma anche condanna alla violenza e tentativo di capirne il perchè. Uno sguardo più ampio al mondo attraverso gli occhi di una ragazza che cerca di ragionare da sola in una società dove aderire all’una o all’altra ideologia sembra un imperativo.
    Grazie Romano per i tuoi preziosi consigli!!!

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