Diritto di volare

L’occasione per rianimare questo blog, apparentemente immobile, come una foglia autunnale, incapace di vibrare, ma, allo stesso tempo, ancorata, solidamente ai rami, anche priva di impeto e turgore, viene fornita da una breve camminata, direzione stazione Porta Nuova, Torino, finalizzata a “rivolgere”  l’ultimo saluto al mitico treno espresso Torino-Lecce, binario 10, un tempo, direttissimo, (partenza binario 11), oggi, anzi, fino a ieri, “Freccia Adriatica“. Da oggi, quel treno, è soltanto un ricordo. E nello stesso istante in cui scrivo, anche il corrispondente, direzione inversa, Lecce-Torino, si sta avviando, lentamente a destinazione: pensionamento forzato. Beati loro, direbbero i lavoratori in carne ed ossa che in pensione ci vorrebbero andare. Eccome! Quanti ricordi, quanta rabbia, quante speranze hanno generato quei treni con i loro finestrini sempre senza mezze misure. Tutti aperti, o tutti chisi. Ritardi, caldo, servizi mal funzionanti, eppure,  il treno notturno verso il Sud era considerato un servizio “democratico“, mentre oggi viene considerato da chi detiene le leve del comando, non piu’ “conveniente”  quindi, “tagliato”, in coda a moltissimi altri servizi che hanno subito, nel corso degli anni, identico destino. L’intenzione non è rianimare il blog per renderlo ” collettore di rabbia”, ma semplicemente per ribadire che “così non va”.

Da quei treni notturni non immagineremo piu’, dopo un turno  di lavoro massacrante, per molti, con uscita anticipata ( “un’ ora di lavoro non retribuita” come succedeva a tantissim operai Fiat, pur di potersi garantire il Sud al mattino successivo) coste spalmate di turisti, ulivi e vigneti sfiniti dal caldo, coltivatori con le schiere ricurve a ricordarci la nostra storia, le nostre tradizioni, soppiantate da “cattedrali nel deserto” chiuse da prepotenti che inseguono con ingordigia il profitto.  Non immagineremo piu’ le saline e la nebbia, o l’odore del caffè emanato da qualche casa a ridosso dei binari, così come perderemo il gusto di osservare al mattino presto pomodori secchi su terrazze “chiancate”. Dall’interno di quei scompartimenti non sentiremo piu’ gli odori di cibi accuratamente preparati, pronti ad inebriare quei pochi metri quadrati in obbligata condivisione fra compagni di viaggio. Compagno, non vuol forse dire “condivisione di pane? Era immediato il ricordo delle opere di Arpino, anche se il tragitto era differente. E non vedremo piu’ ad una certa ora della notte le famose torri,  nei pressi di Piacenza che ricordano una canzone di Guccini, “Il vecchio e il bambino”, e non vedremo piu’ frotte gi giovani scendere con radio e muniti di tutto punto scendere a Rimini, e non vedremo piu’ il mare, da Ancona a Pescara con quei falo’…e tanto altro ancora… Da quei finestrini non sentiremo piu’ parole miste ad abbracci, ripiene di miele e di promesse. Da oggi, quei treni, ancora così “democratici” almeno nel prezzo, lasceranno il posto alla velocità, al culto del fast.

E così, mentre mi reco a porgere l’ultimo saluto a quel mitico treno, ecco un gigantesco albero di Natale, posto nell’atrio di Porta Nuova, identico a quello dell’anno passato, pronto ad accogliere su di sè i desiderati di tutti:  turisti, viaggiatori, passanti,  che emergono dalle “viscere ” di una metropolitana torinese, accolti poi nella “pancia” di quel meraviglioso atrio verso la ricerca di un treno, non piu’ “espresso”.

Non decorazioni ma sentimenti, sono espressi in numerosi biglietti, apposti ad altezza d’uomo su quell’enorme albero. Eccone alcuni: “Meglio una bugia che apre il cuore alla speranza che una verità che provoca solo tristezza”. “Voglio l’estate”. “Vorrei una calcolatrice fogli a righe (Nicole Kalaw),  alla faccia di chi sostiene che l’Italia è un Paese di benestanti.“Fammi diventare una sirena! Se non si puo’ va bene anche un unicorno” (Rebecca)….vorrei apporre anche il mio, di biglietto, “il desiderio di una banca centrale per commissariare il Paese dove si è tolta l’ureola a tutte le attività considerate e rispettate, e smettere di tornare gli irresponsabili di sempre, egoisti e retorici, e pensare a chi, non ha uno stipendio, mentre altri ne hanno un corrispettivo pari alla somma del salario di 400 operai”. E mi piacerebbe ricordare a chi ha tagliato scuola, servizi, e altro, che Nicole non ha neanche una calcolatrice e fogli a righe sui quali scrivere. E così, davanti a quell’albero, che contiene in se, milioni di persone, mi pare di “navigare nell’utopia dei desiderata che partono dal cuore…quante ali sono state tarpate…” Forse non è una copertina da “car star”, ma è vita, reale, dignitosa, di fatica, vissuta.

Mi piacerebbe incontrare Rebecca e poterle regalare tanti pennarelli e tanti fogli, affinchè possa disegnare un mondo dove i suoi sogni si possano realizzare, e regalare quella pensione, che molti hanno chiesto e apposto su quell’albero, e una costituzione intera, con tutti i suoi 139 articoli, e non una pagina soltanto, e una scuola, per tutti, e la fine delle delocalizzazioni anche in quei posti dove non dovrebbero esserci. E provare a volare. Perchè ne abbiamo diritto.Tutti.

Mi siedo, per un attimo, e sfoglio il libro che mi fa compagnia….alzo gli occhi al tabellone e penso che da domani (oggi) non vi sarà neanche il treno per Palermo… Riposo gli occhi sul libro, riannodo i pensieri e soffermo il mio sguardo su di una pagina, del bellissimo libro di Sofia Gallo: “Diritto di volare” (Giunti).

“No, io non voglio tornare indietro, no, io ho diritto di volare. Qualcuno o qualcosa mi ha finora tarpato le ali, ma prima o poi spicchero’ il mio volo”.

14 pensieri riguardo “Diritto di volare”

  1. Peccato nutrire il rimpianto…la storia avrebbe dovuto accompagnarci al meglio. Questo per lo meno è ciò che avevamo pensato ai tempi di diritto di volare. Invece tolgono il passato per creare la fruizione del nuovo del moderno, del mordi e fuggi, dell’usa e getta e ci rubano l’anima e la forza di ribellarci…peccato

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    1. Grazie Sofia.
      Sono arrivato alla lettura del tuo bellissimo libro, che consiglio, a chi vorrebbe provare a rimettersi in discussione e quindi, provare a volare. Ai ragazzi delle scuole così come ai trentenni, quarantessi e a tutti coloro che hanno voglia di credere. In qualcosa. All’amore come alla giustizia sociale, al cambiamento, alla speranza. Il periodo da te raccontato mi ha riportato in un periodo diverso, da questo dei social network, delle connessioni facili, dove basta un “aggiungi” per avere “un amico, un’amica”, al “mi piace” facile….si puo’ entra ed uscire da una “relazione” a proprio piacimento. Nel tuo libro si raccontano altre cose. Solidarietà, volontariato, lavoro, diritti……..Oggi forse, gli ultimi due, si stanno lentamente evaporando, li stanno comprimendo e non siamo piu'”sotto lo stesso tetto”, capaci di una contrattazione unica, come direbbe il sociologo Prof. Luciano Gallino. E sotto lo stesso tetto mancano le condizioni elementari per rivendicare, per “tutelare il nostro giardino”. …”alla fine arriviamo ad accettare le menzogne e i compromessi in modo così completo che diventano invisibili”….. Nessun compromesso in Elena, solo fedeltà al suo impegno e al suo sogno.
      ciao e grazie.

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  2. “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. (Marcel Proust) Penso che la capacità di osservare e di rapportarci agli altri, al mondo, la possibilità di interiorizzare le esperienze siano negate dalla velocità. Penso che la velocità sia qualcosa di sovrumano se per umano intendiamo quel che viene impresso nell’anima delle persone. “Ci rubano l’anima”..hai detto bene Sofia..troppe volte mi sono sentita vuota.

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    1. Cara Laura, ti ringrazio del commento……mi piace molto l’idea di avere occhi nuovi…. E penso siano quelli che ha Elena, la protagonista principale, sempre alla ricerca, forse di sè…..dopo aver sperimentato la condivisione del pane, anche quando questo è poco. Elena ha tutto, molto, ma i suoi occhi dolcissimi, sono volti verso chi ha poco, nulla. I suoi occhi sono capaci di discernere e di conservare quel tratto di romantico nonostante la situazione. E’ un “romanzo storico” direi, storico sociale, capace di riportare alla luce che non tutto è dato per sempre. Lotte per diritti elementari, come il diritto alla casa, ad esempio, il diritto all’istruzione, diritto alla sanità, intesa nel senso di quei presidi sanitari che erano (sono ancora?) connessi alla scuola elementare….Quanti ad esempio sanno che è proprio di quegli anni la normativa sull’abitazione? Un libro che ricorda per alcuni tratti una Torino degli anni 70 e l’integrazione. Potrebbe essere un romanzo storico, sociale, psicologico. Una lettura attenta dischiude tre personaggi in uno, in maniera interscambiabile. Quali dei tre potrebbe essere il lettore? forse tutti e tre insieme… Forse sono “gli occhi” come affermi tu, Laura…..situazioni diverse con occhi diversi….tre prospettive , diverse, a noi la scelta. Come è lasciata agli studenti di Elena durante le supplenze nelle varie scuole medi. “Provate a ritagliare articoli di giornale, di cronaca, e sostituite il personaggio principale: provate a dargli un epilogo diverso, altro, alla sua azione”. Mi piace molto questo libro, davvero. E poi, Elena….si, mi piacerebbe incontrarla, non importa dove, se alla stazione di Milano, binario 6, o ai giardine Cavour o “alle porte” di Mirafiori a distribuire volantini ad operai stremati dal turno, o in via Di Nanni al fianco delle donne, o, a Parigi, o in treno, in uno di quelli che ora non vi sono piu’………Mi piacerebbe incontrare Elena, i suoi occhi e la sua capacità, slow, di farsi “passare” dalll’incontro con l’altro….e poi, certo, perchè no, lasciarsi coinvolgere e provare ad andare oltre. In fondo, abbiamo tutti il diritto di volare.
      grazie Laura, grazie Sofia

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  3. Si, abbiamo tutti il diritto di volare, solo che a volte nel perseguire questo diritto sentiamo un frattura con l’ambiente circostante e questo ci porta a volare in una dimensione “altra” rispetto alla realtà, dove non troviamo ascolto o, ancora peggio, dove l’emotività è considerata una debolezza. Frequentando il reparto di psichiatria mi sono resa conto che al di là dei veri e propri deficit cognitivi per i quali l’unica cosa che possiamo fare è dare comunque dignità al paziente, molte “malattie” psichiatriche nascono dalle emozioni. Uno solo dei professori con cui ho avuto modo di parlare mi ha spiegato che nonostante la nostra continua tensione verso la razionalità, l’obiettività, l’efficienza, in realtà la nostra personalità si costruisce attraverso il filtro delle emozioni che determinano gran parte dei nostri comportamenti. Sembra quindi che il cervello sia programmato per elaborare le nostre emozioni e che quindi la società si stia progressivamente allontanando da quella che è la natura umana. A questo pensavo quando ho scritto che la velocità è sovrumana. Ecco perchè ci ammaliamo nell’anima, ecco perchè depressione, disturbi alimentari, disturbi di personalità sono molto più frequenti dei dementi. Perchè gli occhi non sono semplicemnte occhi e perchè chi tende a conservare quel tratto romantico che hai riconosciuto in Elena è più vulnerabile e predisposto alla frattura, alla difficoltà nel relazionarsi con gli altri, all’isolamento. E solo chi ha la fortuna di incontrare persone, medici o amici o compagni capaci di ascoltare senza giudicare ha qualche speranza di non sentirsi solo e dissociato in due..la parte reale e la parte immaginifica. (che poi rischia di sfociare nei social network o in vite parallele, bugie in cui ti identifichi talmente tanto da sembrarti verità, senza tener conto del male che si provoca agli altri). La solidarietà può salvarci dalla disumanizzazione e per essere solidali dobbiamo vedere la debolezza ” con occhi nuovi”, come elemento di ricchezza. Solo la solidarietà può restituire a tutti il diritto di volare, anche a chi fatica perchè in quella fatica può esserci una complessità arricchente, perchè ci fa vedere le cose da molteplici prospettive. E questa la chiave della saggezza. Scusate se questo commento era per lo più in chiave medica, quindi forse fuoriluogo.

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    1. “In tutto questo Elio e Giuiana covano il loro bambino, indottrinano i loro allievi con la teoria del fare riformista, Gianni e Lucia corrono ovunque, presenzialisti del nuovo terrore, con penna e taccuino, Riccardo si traveste da uomo super partes e si cala nelle tortusoistà della mente umana dei border line, come lui ama chiamare coloro che sono in bilico tra normalità e pazzia, e poi ci sarà Arlette, chissà se sfreccia ancora, capelli al vento…..”….ancora….”e Basaglia? esclama Roberto con tono perentorio. A Torino se lo sono perso, Basaglia? L’Istituzione negata ha scatenato dibattiti in tutt’Italia. non si parla d’altro che di antipsichiatria e di chiusura dei manicomi”…questi sono “pezzi” tratti dall libro di Sofia Gallo… è essenziale per far comprendere come nella Torino (come nel resto d’Italia) narrata idealmente da questo romanzo, che copre l’arco temporale che va dal dicembre 1969 (strage di Piazza Fontana) al 1977, ci sta anche il tema accennato da Laura. …..insieme al tema, già accennato del diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, alla scuola……. e altri ancora……..
      Un libro che poteva essere letto (ma vi è sempre tempo per farlo) anche alla luce delle tracce discusse ed elaborate da chi si accingeva a svolgere la prova del concorso per Dirigente Scolastico…..Un tema storico-sociologico, (quello relativo al concorso, che oltre ai decreti delegati………… toccava anche il diritto dei disabili nelle scuole.
      Laura, sei, è il caso di dirlo, in tema.

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  4. Grazie Romano, io non ho letto il libro…il mio commento era molto generalizzato,basato su alcune cose che mi avevano colpito sul tuo post e sul commento di Sofia…riguardo alla velocità,alla tua suggestiva descrizione dei viaggi sui cosiddetti treni “democratici”,,riguardo al privare l’uomo della sua anima e della forza di ribellarsi a cui accennava Sofia. Sul libro posso solo dire che mi ha conquistato ancor prima di leggerlo, cosa che sicuramente farò.

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  5. “La solidarietà può salvarci dalla disumanizzazione e per essere solidali dobbiamo vedere la debolezza ” con occhi nuovi”, come elemento di ricchezza”.
    Avrei voluto trovare il senso delle parole di Laura nelle tracce del concorso per dirigenti scolastici, sarebbe stato un bel segnale. Ma se scorriamo con attenzione i temi su cui sono stati chiamati a pronunciarsi i futuri dirigenti scolastici nelle diverse regioni d’Italia, troviamo tanta legislazione, alcuni cenni al contesto europeo, agli studenti staranieri, all’importanza di saper contenere le emergenze, in particolare il bullismo. Nulla sulla necessità di costruire reti per fare prevenzione, nessun cenno all’accoglienza, all’ascolto, alla scuola inclusiva, all’importanza di favorire le relazioni, di valorizzare le competenze di ciascuno, di accogliere le emozioni, di programmare percorsi educativi che permettano ad ogni allievo di sviluppare al massimo le proprie abilità, in una scuola che non lascia indietro nessuno e che presta attenzioni speciali affinchè nessuno si senta solo. Nessuno studente, nessun insegnante, nessun collaboratore, nessun genitore e anche, perchè no, nessun amministratore, nessun dirigente scolastico. Mi piace pensare ad una scuola, ad una comunità locale, dove ci riprendiamo la democrazia, quella diretta che ci obbliga a pensare insieme ad incontrarci con gli altri anche fuori da facebbok, dai blog, dalle deleghe facili.

    “In tutti i tempi oscuri vi è la tendenza a sentirsi sopraffatti da tutto ciò che c’è di sbagliato o fuori posto nel mondo … Non tocca a noi rimettere a posto di punto in bianco il mondo intero, ma possiamo e dobbiamo adoperarci per migliorare quella parte del mondo che è alla nostra portata.” Clarissa Pinkola Estés

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  6. Marisa, hai toccato un tema a me molto caro..la scuola..difficile fare scuola inclusiva in classi sempre più numerose. Oltre a non fare inclusione anche la didattica diventa dispersiva..altrochè valorizzare le competenze di ciascuno. Penso che sia frustrante oggi fare l’insegnante..eppure, se penso ai maestri che ho incontrato lungo il mio percorso..quelli che davano l’anima pur di farti capire, pur di trasmettere sapere,esperienza,umanità, speranza e voglia di migliorare come persone..capisco ancora meglio il dramma di chi vorrebbe insegnare e non riesce o di chi rinuncia a questa strada in partenza,in generale di chi vorrebbe fare qualcosa e si trova sempre a nuotare controcorrente. “Dobbiamo adoperarci per migliorare quella parte del mondo che è alla nostra portata”..giusto Marisa..a volte la tentazione è di lasciarsi travolgere dalla desolazione e di chiudersi, di lasciarci vivere passivamente perchè tanto “ormai è così”,dimenticando che “anche il viaggio più lungo inizia dal primo passo”..fino a dimenticare i nostri diritti fondamentali..compreso il diritto di volare.

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  7. ciao romano mi ha fatto piacere oggi incontrarti e chiacchierare con te… volevo dire alcune cose; la prima è la condivisione di cio’ che dicono Laura e Marisa, fanno considerazioni molti importanti… è stato bello questa sera sfilare con te Romano, al corteo antirazzista per ribadire insieme la solidarietà ai cittadini rom dopo l’assalto di una settimana fa alla Continassa e la tragica morte di Samb e Diop senegalesi uccisi in strada a Firenze, da un estremista di destra, solo per il loro colore della pelle…. Antirazzismo e Antifascismo devono essere alla base dei nostri principi.. I fatti di Firenze e l’incendio al campo ROM di Torino sono la dimostrazione di come politiche di tolleranza nei confronti delle formazione neo-fasciste , abbiano portato in questi anni ad un’escalation di odio e xenofobia.
    E’ importante discutere di questi temi e aver condiviso questa sera insieme a te, il problema dei diritti ai cittadini extracomunitari che molto spesso ne vengono privati… grazie anche per il libro che mi hai regalato “diritto di volare” che nn manchero’ di leggere al piu’ presto

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    1. Penso che il regalo lo abbiano ricevuto coloro che si sentono rappresentanti dalla tua presenza, in ogni manifestazione o banchetto in giro per Torino, così come davanti alle mitiche “porte” di Mirafiori. Perte che rimandano ad altro inverno, altro gelo,tra padroni ed operai, quello del gennaio scorso, in attesa del risultato referendario. Forse dal primo gennaio qualcuno avrà modo per rammaricarsi di non essere stato davanti alle porte e di aver votato diversamente…ma tutti abbiamo diritto di volare, e possiamo scegliere come volare. Anche a me ha fatto piacere incontrarti, è stata una bella manifestazione. Mi raccomando, il libro ci rimanda a tante passioni. Tieni ferma e viva, come già fai,anche quella dello studio. Del libro, una volta letto, parlane con gli amici, con le amiche. Ciao Simone

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    2. Penso che il regalo lo abbiano ricevuto coloro che si sentono rappresentanti dalla tua presenza, in ogni manifestazione o banchetto in giro per Torino, così come davanti alle mitiche “porte” di Mirafiori. Perte che rimandano ad altro inverno, altro gelo,tra padroni ed operai, quello del gennaio scorso, in attesa del risultato referendario. Forse dal primo gennaio qualcuno avrà modo per rammaricarsi di non essere stato davanti alle porte e di aver votato diversamente…ma tutti abbiamo diritto di volare, e possiamo scegliere come volare. Anche a me ha fatto piacere incontrarti, è stata una bella manifestazione. Mi raccomando, il libro ci rimanda a tante passioni. Tieni ferma e viva, come già fai,anche quella dello studio. Del libro, una volta letto, parlane con gli amici, con le amiche. Ciao Simone

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  8. Il quadro che fai è bellissimo e ci riporta ad un’Italia che sembra svanita nel nulla. Una scomparsa voluta da managers pubblici e pseudo privati che, oltra alla poesia nata dalla nostra terra, uccidono posti di lavoro e servizi alla collettività.

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  9. leggere la storia è importante per capire anche gli errori che si sono fatti, non deve essere un passato consolatorio, ma educativo per davvero rifare da capo un paese rovinata dalla corruzione a tutti i livelli…

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