Buon primo maggio.

Romano e Juri Bossuto

Da qualche tempo ha ripreso a circolare un vecchio tram per le strade di Torino. Il numero 7, colore dei tempi andati, verde. Alcuni di quei mezzi sono doppi, altri singoli, con una sola porta centrale adatta per l’uscita. Altri, serie 28, sono di quelli già circolanti sulle strade di Torino, solo colorati di quel verde anni 70. Effetti speciali. Probabilmente tentare di tenere in vita forme del passato, come quelle, è piu’ semplice che tenere in vita conquiste del movimento operaio. Effetti speciali. Come tantissime notizie che circolano sulla ripresa economica, che non esiste. Come la povertà infantile, privata dei giusti riflettori. Come la disoccupazione giovanile che viaggia al 29%. O ancora il tasso di occupazione femminile, intorno al 48%. Dati che ci pongono lontani dalla media Ocse. Come chi sostiene che la speranza di vita si allunga e 40 anni di lavoro sono “giusti” e che come sostengono alcuni, privi di senso di realtà, continuano a sostenere che “ipotizzando di cominciare l’attività lavorativa a 20 anni, si potrà andare in pensione a 60 anni“. Dimenticando facilmente che in questi 40 anni di mezzo le interruzioni dovute alla precarietà sono davvero enormi. Senza paracadute. Senza ammortizzatori. Impossibilitati a richiedere forme di disoccupazione, un altro pezzo dello stato sociale che se ne va.

Facile salire sul 7. Molto piu difficile sostenere le conquiste del movimento operaio stando, a suo tempo, dalla parte della Fiom.

Forse troppa televisione ci ha davvero zittiti, incapaci di riflettere. Anche sul recente passato.

Ieri, a Torino, un interessante incontro al Circolo dei Lettori, “una maratona di parole e danza mute”, con l’Accademia del Silenzio. Nel pomeriggio un intervento mi ha dato modo di riflettere. “Quanti di voi hanno il senso per le invenzioni?” Dalla sala, piena, solo due mani alzate. Una nel pubblico, una del relatore, inventore, anni fa, di una “zanzariera ad ultrasuoni”. La domanda successiva era: “Quanti di voi guardano la televisione?”. Quasi la totalità. E da qui, il confronto su come era la televisione trenta anni fa e come è ora. Un film la settimana, un tempo, e, possibilità di sognare, tra un tempo e l’altro, e, nel corso della nostra vita. Oggi, siamo letteralmente “martellati” dalla pubblicità, onnipresente. Sogni infranti. Incapaci di indignarci. Incapaci di scegliere. Indifferenti. Tutti free-rider. Nella competizione elettorale, qui, a Torino, ampia visibilità e riflettori sempre accesi solo su due o tre candidati. Alla faccia della par condicio. Anche il 25 aprile, nonostante fosse presente, in piazza, Juri Bossuto, candidato per la Federazione della Sinistra al comune di Torino, solo due candidati hanno avuto visibilità. Forse perchè davvero “se abbiamo cose da dire” dobbiamo stare zitti. I riflettori dei mass-media si spengono, e noi dobbiamo essere capace di riaccendere le coscienze, quella sociale, prima, quella politica poi. Sentire un politico che persiste nella sua concezione di “politica conseguente al voto utile” sbarrando la strada ad altre forze politiche, non mi sembra la via giusta. Già Einaudi sosteneva che solo la lotta continua fra ideali in competizione puo’ far vivere un popolo. “Solo nella lotta, solo in un perenne tentare e sperimentare, solo attraverso a vittorie ed insuccessi, una società, una nazione prospera. Quando la lotta ha fine, si ha la morte sociale e gli uomini viventi hanno perduto la ragione medesima del vivere”.

Mi accingo a partecipare al corteo del primo maggio, con la consapevolezza e la voglia di poter avere, in Consiglio Comunale, a Torino, un amico in…..comune: Juri Bossuto. Capace di rappresentare i temi del precariato, dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, universitari, pensionati, dei beni comuni…degli ultimi, che per essere visibili stanno zitti. Forse, se abbiamo da dire qualcosa, dobbiamo fermarci un attimo. E ripensare.

Buon primo maggio.

3 pensieri riguardo “Buon primo maggio.”

  1. Giustamente, è forse un momento per fermarsi a rifletterere, a ripensare a errori fatti, ma altrettanto giustamente è anche un momento di lotta. I fermenti di quest’ultimo anno, rispetto alla passiva accettazione che sembrava aver colpito l’Italia berlusconiana e non solo, lasciano ben sperare per un futuro in cui una maggior consapevolezza della crisi che attanaglia famiglie, disoccupati, inoccupati, giovani e non solo, porti a una indispensabile fase di lotta, tanto più implicando noi ‘fortunati’, il dovere che abbiamo nei confronti di chi paga la caduta dei valori che lItalia, repubblica ‘fondata sul lavoro’, sembra aver dimenticato.
    E’ ovvio che ‘non siamo un’isola rinchiusa in sè stessa’, facciamo parte di una crisi a livello molto più grande di noi, ma è anche ovvio che, se la lotta e la partecipazione ci può dare una minima speranza, il non fare nulla, come è successo per anni, non porta di sicuro a niente. Le mie non vogliono essere solo parole retoriche: saremo in piazza il 6 maggio, manifesteremo per i referendum, anche se forse una rilettura di Gramsci al di là delle lotte potrebbe risvegliare coscienze sommesse. e più saranno le manifestazioni di lotta più saremo in evidenza, e forse, forse, qualcosa comincierà a muoversi.
    Appuntamento al 6 maggio, Carmen Nicosia

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  2. Giustamente, è forse un momento per fermarsi a riflettere, ma altrettanto giustamente è, e deve essere, un momento di lotta. I fermenti di quest’ultimo anno, se confrontati alla passiva accettazione che sembrava aver colpito, come una malattia, l’Italia berlusconiana e non solo, lasciano ben sperare per un futuro di maggior consapevolezza dei problemi che attanagliano disoccupati, inoccupati, giovani e non solo. In una parola: la crisi. Noi, cittadini ‘fortunati’, dobbiamo con coscienza affrontare la caduta dei valori su cui, anni, anni fa, l’Italia, Repubblica fondata sul lavoro, si ‘fondava’, appunto. E’ chiaro, non siamo ciechi, che ‘non siamo un’isola chiusa in sè stessa’, e la crisi è a livello se non mondiale, pressochè. Ma questo non deve lasciarci andare alla rinuncia alla lotta. E forse rileggere Gramsci ci farebbe bene.Se non lottiamo, se ci lasciamo andare, con che dignità ci guarderemo di fronte al metaforico specchio della nostra coscienza?
    Le mie non vogliono essere solo parole retoriche. L’attivismo, le manifestazioni, l’impegno per i referendum potrebbero darci quella ‘visibilità’ di cui abbiamo bisogno. E’ un sogno? Risolveremo qualcosa? Ci sono fattori che non possiamo controllare, lo stato dell’economia è uno, ma più saremo a ‘lottare’ più visibilità otterremo, e dobbiamo essere forti e senza paura, e cercare di riappropriarci di un pezzo di quell’azione politica di cui, anche per colpa nostra, simo stati depauperati in un recente passato. Quindi, ora, qui, il primo maggio in piazza, e in piazza il 6 maggio, e in piazza per i referendum, e in piazza per le elezioni amministrative, senza permettere a chi ha il potere di ricorrere a squalldi escamotage per non vedere ciò che più importa a noi cittadini, privati di una ‘Repubblica fondata sul lavoro’.

    Carmen Nicosia

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  3. Ciao Romano, La fan page su facebook di Juri sta andando molto bene. In questo momento ha toccato i 600 iscritti.
    http://www.facebook.com/juribossutosindaco

    Diamo una mano anche noi con i nostri amici e compagni!

    Superare il 4% a Torino è possibile e praticabile.

    Questa è anche una soglia psicologica che se raggiunta avrà un duplice fine: costringere al ballottaggio Fassino e dunque fargli ascoltare le istanze della Federazione della Sinistra e dimostrare al veltrusconismo che non vi sono sbarramenti e censure mediatiche di sorta che possono far perdere la voce alla sinistra, quella vera.

    JURI BOSSUTO, inoltre è un ottimo candidato, il migliore possibile per Torino, comunista e “moderato” allo stesso tempo, oltre che con un bagaglio conoscitivo della cosa pubblica di primo ordine.

    Vota e fai Votare alle comunali del 15 e 16 maggio 2011 Juri Bossuto della Federazione della Sinistra.

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