Dove sono la politica e il sindacato?

Ricevo e pubblico da

Marisa Faloppa (Torino)

Presidente del Comitato per l’integrazione scolastica

Dove sono la politica e il sindacato? Riprendiamoci dal basso la democrazia. La stabilizzazione dei precari nella scuola e nei servizi sociali e sanitari ( ed anche lo sfruttamento del personale delle cooperative) ci tocca tutti da vicino, tocca ciascuno di noi perché abbassa la qualità e la continuità dei servizi. E’ inaccettabile che da decenni, a fronte del bisogno di una definita dotazione organica nel settore dell’istruzione statale e dei servizi educativi specialistici di competenza dei comuni e delle province, si tolleri una copertura parziale dei posti stabilmente necessari e si affidi la copertura dei posti rimanenti ad assunzione precarie o, nel caso degli interventi di competenza degli enti locali, si ricorra costantemente alla esternalizzazione dei servizi educativi. Si tratta di un problema trascurato dalla politica ed assunto in modo debole dalle organizzazioni sindacali. Un mondo diverso sarà possibile se continueremo a porre con determinazione queste istanze ai partiti ed al sindacato affinchè siano assunte come impegno prioritario nei programmi e nelle contrattazioni. E’ fondamentale però nel frattempo chiedere, anche tramite le rappresentanze sindacali, che sia rispettato almeno il diritto alla partecipazione e alla formazione dei lavoratori precari. Si tratta semplicemente di pretendere il rispetto delle leggi, di investire nel capitale umano, di valorizzare la risorsa costituita da tutto il personale in servizio, dalle famiglie, dagli studenti. La nostra scuola, in applicazione delle indicazioni della nostra Costituzione, è una scuola inclusiva. in cui la presenza degli studenti disabili non è un problema da affrontare, ma una risorsa da valorizzare, un’opportunità per un’esperienza concreta di cittadinanza e di solidarietà, un occasione importante per sollevare la testa dai valori effimeri. E’ una possibilità di crescita per tutti che va difesa nei gruppi di lavoro per l’integrazione che dovrebbero essere attivi in ogni istituto scolastico con la partecipazione di tutte le componenti coinvolte a vario titolo nei progetti di integrazione.. E’ importante , come scrive Romano Borrelli, che il personale ATA, anche quello precario, sia coinvolto nei gruppi di lavoro che elaborano e verificano il progetto educativo dei ragazzi con disabilità, il loro intervento infatti fondamentale per assicurare interventi di qualità nei percorsi di autonomia degli studenti in situazione di handicap grave. I gruppi di lavoro per l’integrazione degli allievi in situazione di handicap sono un ambito di condivisione, di partecipazione, di valorizzazione del capitale sociale, di democrazia. Sono stati istituiti dalla Legge 104 del 1992, la legge quadro sull’handicap, ma molti dirigenti scolastici non li attivano o non coinvolgono tutte le rappresentanze ( insegnanti curricolari designati dal collegio docenti, insegnanti di sostegno, educatori , collaboratori scolastici, genitori e studenti nella scuola superiore, oltre naturalmente al dirigente che li convoca e li presiede). Mi pare davvero una proposta importante quella di cominciare da una forma di democrazia dal basso e da un tema che spesso è considerato marginale, quello della presenza nelle nostre scuole e nel mondo intorno a noi di persone che hanno un deficit fisico, sensoriale o mentale, un deficit che non cancella altre capacità e potenzialità che li pone a volte (ma non in modo stabile ed indeterminato) in situazione di handicap. E la società, le istituzioni, ciascuno di noi può intervenire per modificare, a volte anche per annullare le situazioni di svantaggio, assumendo pienamente i compiti che spettano a ciascuno ed anche mettendo in campo attenzioni, sensibilità, relazioni, ascolto e parole di accoglienza.

Marisa Faloppa (Presidente del Comitato per l’Integrazione Scolastica)

1 commento su “Dove sono la politica e il sindacato?”

  1. Cara Marisa, grazie per il contributo e la messa in comune relativamente alla tua esperienza.
    Personalmente sono d’accordo con il tuo pensiero.
    Vorrei sottolineare alcuni aspetti. Da precario, alcune cose mi sono state prelcuse. Tipo, un anno, non sono stato sottoposto a visita medica, mentre tutti gli altri, si. Non sono stato messo in condizioni di poter effettuare il corso sulla sicurezza e relativo esame, mentre i fissi, si. Se fosse successo un incendio, ero esentato dal mettere in sicurezza persone e cose? E menre tutti gli altri svolgevano bele e bravi il loro corso io espletavo la funzione di “guardiano”. Ovviamente la mia domanda è forzata. Da precario sono sempre l’ultimo a scegliere il periodo di ferie.
    In un’altra scuola, sono sottoposto si a visita medica, si alla partecipazione del corso antiincendio, al suo esame, ma, si palesano altre difficoltà nonostante siano state ripetute fino alla noia. I ragazzi diversamente abili sono si accolti bene e nel migliore dei modi, ma, manca, in un momento delicato, intimo, attinente alle loro esigenze personali un sollevatore. Si puo’ sostenere che i fondi della scuola sono pochi quando nella stessa scuola ci sono ragazzi diversamente abili sulla sedia a rotelle che frequentano la stessa scuola da cinque anni? Si puo’ essere contenti dopo che questa mancanza la si è fatta presente, per sei mesi, al Preside, Dsga, al medico? Si puo’ essere contenti e pensare ad una forma democratica quando i colleghi, in assemblea tacciono la difficoltà perchè immessi in altro edificio quasi come fossero dipendenti di altro ente? Si puo’ essere felici quando in vista di uno sciopero non si prende coscienza di queste mancanza nella nostra comunità dove passiamo quasi metà giornata e pensare che “l’importante è che non tocchi me”? Si puo’ essere felici quando i rapporti sono improntati “all’amicizia” e non alla forte presa di coscienza? In altri casi mi verrebbe da dire “familismo amorale”.
    Onestamente, le scuole, legittimamente, e ribadisco, legittimamente, possono avere un dsga rsu, ma, fosse stato un altro, magari un insegnante non sarebbe forse stato meglio? e i precari, in questo senso, possono essere messi in lista? Dove è il sindacato quando lo chiamo per segnalare questa difficoltà e lascio, perchè ci credo, la mia quota mensile per non ottenere nulla in merito ai diritti non solo dei lavoratori ma un ‘esistenza quotidiana di chi avrebbe bisogno e ha difficoltà riservate dalla vita, in momenti tanto delicati come andare in bagno? Non do dove sia il sindacato, nelle scuole, so pero’ che la polticia la facciamo noi. Ogni giorno. E i lavoratori, nella fattispecie, i colleghi dovrebbero prendere coscienza e non delegare “tanto non mi tocca”.
    Grazie Marisa.
    ciao

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