Una bella giornata. Ora, sciopero generale

La giornata, lentamente, volge ormai al termine. E’ stata una bella giornata. Di lotta e non solo. Di gioia, di incontri, di riaffermazione di identità, di diritti per metalmeccanici, studenti, universitari, lavoratori del pubblico impiego, disoccupati. Soggetti invischiati in una precarietà generalizzata. Soggetti che non vogliono piu’ narrare la propria condizione e lamentarsene. Sono soggetti che hanno voglia di lottare per mutare l’attuale stato di cose, contro chi la crisi l’ha causata davvero. Fin dalle prime luci dell’alba, si poteva facilmente comprendere che qualcosa nell’aria sta cambiando. Bus in continuazione, che scarivano operai con occhi stropicciati; operai assonnati ma felici di esserci, di poter allargare quel 46% di No uscito dalle urne di Mirafiori. Esserci per fare la propria parte, dare la spallata finale a “quei due”. Fine della rassegnazione, voglia di lottare. A Porta Susa, alle nove, i manifestanti erano già in tanti. I ragazzi concentrati intorno allo striscione della Federazione della Sinistra, anche. Alle 10.30 il colpo d’occhio era meraviglioso. Da tanto, troppo tempo, non si vedeva tanta gente, consapevole, coscienziosa, “arrabbiata” ma con tanta volontà di riappropriarsi del proprio destino ad interessarsi del proprio Paese, del proprio posto di lavoro. Studenti, universitari, ricercatori, sommatorie diverse, si, ma con uno stesso paradigma, perchè anche nelle scuole si nascondono tante Mirafiori. Comprimere diritti e salari per competere, con esponenti che plaudono tutto cio’ e poi spendono senza ritegno, rifugiandosi nel “nel mio privato faccio quel che voglio“, privi di un’etica, di una morale. Un pugno nello stomaco a chi continua a percepire uno stipendio da fame. La democrazia, così, lentamente non solo è svuotata, ma, lentamente muore. Opponiamoci. Non penso che il lungo corteo e i soggetti in esso presenti questa mattina possa e possano esseere paragonabile ad un’avanguardia. A mio modo di vedere è molto di piu’. Bisognosa di una sponda politica, questo si. Vera e non “equidistante tra capitale e lavoro”. E’ gente stanca, quella partecpiante al corteo, ma mai doma. “Sono un eroe” suona tutto volume una nota canzone di Capareza. Già. Eroi quei 2326 che hanno provato a dire No per milioni. L’ultima fila del corteo, intanto, si muove lentamente intorno alle undici. Raggiungerà Piazza Castello intorno alle 12.15.

La strada per la democrazia e per i diritti passa da Torino.

Un plauso e un abbraccio a tutte le donne presenti, ai loro slogan e al loro stile, alla loro dignità, al loro essere. Migliori sempre. Lontanissime da quel Palazzo.

La vita reale è un’altra cosa.

E’ stata davvero una bella giornata. Di passione. Colorata. Ora pero’, sciopero generale.

Sono disponibili le fotografie dello sciopero sul sito della Federazione della Sinistra Piemonte, gruppo.

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