Intransigenza. Le ingiustizie e le menzogne…dell’accordo

2326; 20; 9; 49,91%

2326 i No usciti dalle urne di   Mirafiori.

20 gli impiegati che hanno avuto   il coraggio di dire No al ricatto.

9 la differenza effettiva se…”al netto del voto impiegatizio i si hanno vinto per nove voti”.

49,91% gli operai che restano privi di rappresentanza a Mirafiori.

Il 51 % tanto ricercato da Marchionne non è così uscito dall’urna, bensì “50% piu’ nove voti”, che come ci ha ricordato Eugenio Scalfari, “non fanno il 51% (ne mancano ben “41 di voti”!).

Il 49,91 % è privo di rappresentanza, a Mirafiori. Tutto normale?

Con questi dati mi reco all’appuntamento di via Perrone,a Torino, a prendere parte ad una utile conferenza su analisi e ingiustizie dopo l’accordo di Mirafiori. (Ingiustizie che ci portiamo appresso ormai da decenni, a dire il vero).

 

Sabato 22 gennaio, ore 15.30, Torino, via Perrone 3, Sala Monaco.

Le ingiustizie e le menzogne dietro il piano Marchionne”.

 

Relatori. Cataldo Ballistreri, rsu; Giorgio Airaudo, Fiom; Gastone Cottino, professore emerito università Torino; Oliviero Diliberto, portavoce Federazione della Sinistra. Andrea Rivera alla chitarra e a metà incontro Margherita Hack in collegamento telefonico.

Il colpo d’occhio è magnifico. Sala piena. Occupo posizione grazie ad un posto riservatomi dagli amici Simone, Andrea e Marilisa.

Inoltre, Armando Petrini, Luigi Saragnese.


Penso a quei 2326 no, al bisogno di solidarietà e di vicinanza che necessitano, in un mondo dove “uno ride”, acuni “godono”. In questa sala i lavoratori incontrano la precarietà, il mondo della scuola, la politica. Si danno appuntamento al 28 gennaio. Anche prima. Una giornata in cui, secondo Airaudo, ci sarà l’apoteosi di un movimento che non vuole questa riscrittura del capitale e lavoro. Una riscrittura dove solo uno è il vincitore, il “win-win”.

Cataldo ci racconta un po’ di storia, dagli anni ’70 in avanti, sulle conquiste del movimento operaio ora messe in discussione: pause, mensa, malattia. Tutte rimesse in discussione con alcune compiacenze: il fronte del si. Cataldo, a proposito dell’indennità di malattia non retribuita, evidenzia come, anche la privacy sarà superata, in base a quell’accordo, dal giudizio espresso da una commissione. Nominata da chi? Nel momento in cui l’operaio produrrà il certificato medico (ora senza diagnosi) tutti saranno a conoscenza del suo stato di salute, “superando” così la professionalità di un medico.

Gastone Cottino ci “rispolvera” l’importanza di alcuni articoli della Costituzione: 1, 3, 35, 41. Ci narra qualcosina di Gobetti e della necessità di una “intransigenza”.

Prima di Airaudo la telefonata di Margherita Hack, con il suo grazie alla Fiom, ai lavoratori che hanno vissuto in prima persona una grande battaglia a nome di tutti. Un plauso a tutti i lavoratori. A quei 2326, alla Fiom, ai sindacati che hanno detto No.

Airaudo ha analizzato il voto, dai no, ai 20 impiegati, che hanno votato no perchè conoscono bene la realtà della catena di montaggio, dove un’operazione dura un minuto, un minuto e mezzo al massimo; dove una pausa ridotta di dieci minuti ha un valore elevatissimo per il recupero psico fisico e non per il suo valore monetario. La pausa ridotta infatti, oltre a non essere di dieci minuti è, analizzandola bene, di 40 minuti. La pausa ridotta, è l’equivalente di diciotto centesimi l’ora, pari a circa un euro al giorno. Un caffè. Trentadue euro al mese. Come ricordato da questo blog, senza rientrare nel computo del Tfr. Diventano 40 perchè la pausa mensa verrà spostata a fine turno, quando le forze sono ormai al culmine, quando la “resa”, un po’ come avviene per la curva dell’attenzione, si avvia a scemare. Airaudo ci parla di empatia, di solidarietà, di chi “seppur un mutuo, una rata, un figlio all’università, votero’, dovro’ per forza votare si, ma tu, voi della Fiom, continuate la lotta anche per me”. Continua il suo racconto, Airaudo, nell’aver incontrato gente alla fermata del tram che sente il bisogno di “toccare” chi crede in un’idea diversa, di chi crede che solo il conflitto sociale porta qualcosa nelle tasche dei lavoratori e non una firma veloce su uno straccio di accordo”, distribuito, con coraggio dalla sola Fiom. Toccare chi ha avuto con la lotta, grazie alla lotta, il coraggio di dire che “il re è nudo”. Airaudo ci ricorda ancora una volta come gli ipotetici 3600 euro in piu’ sono semplicemente una ipotesi, di qualche cosa che è fittizio, non esiste, come “la finanziarizzazione dell’economia”. Euro derivanti dallo straordinario, pari a 120 ore, se “l’azienda vorra”. Airaudo ci ricorda come il costo del lavoro per prodotto sia pari al 6% e “competere comprimendo quel fattore” significhi non avere le idee chiare su formazione e innovazione. Viene tirato in ballo l’esempio dell’industria di tessitura di Bergamo, dove i telai vengono cambiati ogni sei mesi, al fine di prevenire “scopiazzature” cinesi. E quei telai, a chi sono venduti? A proposito di cinesi. Li si cominciano a registra aumenti salariali, qui si segue la strada opposta. Intanto i lavoratori, causa cassa integrazione hanno perso 8000 euro dal proprio già magro bilancio annuale.

Snocciola Airaudo dati e diritti “andati in fumo”: malattia, sciopero, rappresentanza. Diritti previsti e garantiti dalla Costituzione. Ci ricorda ancora che lo scambio lavoro-diritti nella versione Marchionne, non ci porta affatto verso la Mitbestimmung cioè la co-gestione dei sindacati tedeschi della IG-Metall presenti nei consigli di sorveglianza della Volkswagen. E non porta neppure alla partecipazione all’azionariato ottenuta dai sindacati americani.

Airaudo ci parla di brevetti che mancano, in questo Paese. Ci troviamo negli ultimissimi posti nel deposito di brevetti. Ultima la Grecia. 650 mila auto prodotte in Italia da circa 22.100 operai. Eccesso di offerta. Il mercato e non solo quello mondiale riuscirà ad assorbire? Possibile che non si riesca ad immaginare un nuovo modello di mobilità? Quei 2326 no non verranno lasciati soli, così come non verrà lasciata sola la città ora che si sta ricomponendo una sorta di ricucitura, dopo lo strappo degli anni ’80.

Infine l’intervento di Oliviero Diliberto: la crisi consiste nella scellerata politica di distruzione della scuola, della formazione e della ricerca. In sintesi, Tremonti, Marchionne, Gelmini sotto braccio. Mentre altri Cesare ridono.

 

Occorre una dura Intransigenza.

Arrivederci al 28 gennaio.

 

4 pensieri riguardo “Intransigenza. Le ingiustizie e le menzogne…dell’accordo”

  1. CIAO ROMANO!!!!!!! COMUNICO, PER CHI VOLESSE, L’INIZIATIVA DI MERCOLEDI’ INDETTA DALLA FIOM!!!!!! UN OCCASIONE DI INCONTRO PER METTERE INSIEME ESPERIENZE E PER RIDARE DIGNITA’ AL LAVORO, PER LA GIUSTIZIA, PER IL FUTURO, PER LA LIBERTA’!!!!!!
    MERCOLEDI’ 26 GENNAIO PALASPORT ORE 18 (NPARCO RUFFINI)……

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  2. Ti ringrazio per la cronaca dell’iniziativa della Fds a fianco della FIOM e degli operai FIAT.
    Di sabato, mi ha colpito la buona partecipazione di pubblico e la tensione unitaria che si respirava tra i compagni presenti. Un clima che rende anche francamente sempre meno comprensibile il permanere di una divisione tra i due partiti comunisti, che della Federazione rappresentano il cardine. Mi sembrava di vedere (anche nel numero dei partecipanti) le riuscite iniziative dei tempi che hanno preceduto la scissione del 1998. Certo, allora si viaggiava verso il 10%, ma ho l’impressione che oggi le ragioni della presenza dei comunisti (che certo non devono rinunciare a un paziente lavoro di costruzione di unità e alleanze a sinistra), di fronte alla crisi che attraversiamo e alla drammatica assenza di forme efficaci di rappresentanza politica del mondo del lavoro, siano più attuali che mai. In un momento, permettimi di dirlo, di generale ripresa del movimento comunista e delle forze di progresso su scala mondiale. Non possiamo permetterci di perdere il treno!

    Un abbraccio

    Mauro Gemma

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  3. Pensieri.Quale politica ha permasso di arrivare a tanto e cosa realmente si può fare per riprenderci la libertà?
    E’ stata la politica della persuasione, che attraverso tantissime sigle, ha professato dei valori-oppio, come la famiglia, il lavoro (con il consenso degli sfruttati), la giustizia?
    Quanti realmente portavano avanti questi temi come un bene di tutti, come dei valori democratici?
    Da una parte qualcuno ci ha creduto veramente, anche tra i ceti medio-alti, dando vita ad una società civile.Dall’altra nessuno è voluto arrivare fino in fondo, qualcuno lo ha fatto solo a fine propagandistico, altri si sono fatti comprare col denaro, altri non hanno mai accettato di perdere i propri privilegi.
    E ancora, dal momento che i giornali, quelli che vendono molto, hanno difeso questi movimenti come “soluzioni ragionevoli all’evolversi del tempo”, come “giusti compromessi”, non hanno forse la colpa di aver coperto del puro terrorismo?Perchè si tratta di terrorismo quando qualcuno gode dell’impunità che lo Stato gli regala, tutti della stessa razza dei padroni, anche quegli intellettuali capaci di sporcarsi le mani facendo provocazione e mettendoci tutti in trappola.Una trappola che ci sta costando solo esodi di capitale e sciacallaggio della nostra scuola, del futuro dei nostri ragazzi.
    Una trappola che continua a limitarci gli spazi, sempre più, tanto da creare scissioni e rotture, tanto da vivere un esperienza sindacale o poltica come un continuo guardarsi alle spalle, dai tuoi o da chi dovrebbe coprire un ruolo come il tuo.
    E’ smascherando pubblicamente gli altri, con una critica spietata al loro modo di agire che ne usciamo?
    Perchè non possiamo sperare in una rivoluzione, non in questo Paese imbarbarito nei costumi e nella volontà di cambiare.Possiamo solo sognarla.
    Dobbiamo cambiare e ricominciare da capo.Dobbiamo avere il coraggio di arrivare fino in fondo alle cose, come un treno che corre e che si ferma solo per caricare passeggeri.E’ la politica di massa che decide e bisogna avere il coraggio di difenderla, di espanderla, di coltivarla.Solo noi comunisti abbiamo le credenziali per portare avanti questo discorso, gli altri prima o poi cedono.

    Barbara

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