Democrazia. MicroMega e Fiom

Un’altra giornata di passione è scivolata via. Il seminario proposto da MicroMega e Fiom ha dato spazio e voce a numerosi personaggi del mondo universitario, sindacale e della scuola-università in qualità di studenti, alcuni dei quali, dal giorno del referendum sull’accordo di Mirafiori, non si sono mai allontantati dall’ombra della Mole. Un rimanere, quasi a presidio della democrazia. E la strada , termine che ha caratterizzato questa giornata. E i diritti e la democrazia passano proprio da qui, da Torino. Città che proprio ieri ha visto sfilare tra le sue vie una bellissima manifestazione di metalmeccanici, studenti, pensionati. Una città che ha accolto, chi dice 30 mila, chi 40 mila piu’ uno manifestanti. Tantissimi comunque, provenienti da ogni dove. 35 bus. Tantissimi.

Federico Bellono, Maurizio Landini, Luciano Gallino, Antonio Ingroia e Paolo Flores D’Arcais sono stati i relatori, al mattino, di questa iniziativa nata dal rapporto tra MicroMega e la Fiom, iniziativa tenutasi a Torino, dal titolo, “Democrazia”, presso “La fabbrica delle E” in corso Trapani 95 (dalle 10.30 circa alle 17.00).

Democrazia, un concetto e un valore svuotato lentamente, da molto tempo, che ha perso strada facendo il suo significato originario. Grazie, si fa per dire, alla coppia, tandem, Governo-Confindustria di turno. Una perdita di significato di quel valore, ripercorsa negli interventi e sul piano sindacale e su quello politico. Un sindacato che perde senso e significato, oggi, grazie a questi ultimi accordi, privato della rappresentanza e trasformato in soggetto con ruolo di servizio. Per fortuna la Fiom NO. Per fortuna la Fiom esiste e si batte per i diritti dei lavoratori. Non contribuisce ad abbatterli. Perchè la tutela del lavoratore con i suoi diritti rientrano nel compito del sindacato. Non avere una penna sempre facile e a portata di mano. Siamo ad un passaggio epocale, si usa cioè la crisi, la paura, la debolezza per avviarsi ad una modifica sostanziale delle regole. Viviamo cioè in un periodo in cui la democrazia è attuata come “imposizione” e non decisione. Economia, politica, diritto…moltissimi gli argomenti e le analisi che ci hanno portato a questo stato di cose. Ogni relatore un punto di vista. Un approfondimento. Un’analisi.

L’intervento di Luciano Gallino è sul rapporto tra economia e impresa.

Per Luciano Gallino, Democrazia, si legge nei manuali, è una forma di governo in cui i membri di una collettività hanno sia il diritto sia la la possibilità reale e materiale di poter partecipare alla formulazione delle decisioni di maggior rilievo che toccano piu o meno da vicino, la loro esistenza. Si puo’ realizzare con partecipazione diretta o mediante forme di rappresentanza. In tema delle decisioni che toccano direttamente le esistenze di tutti noi, viene a includere diversi elementi, diversi aspetti attinenti all’economia. Toccano la nostra esistenza alcune cose: tipo di manufatti e servizi prodotti; luoghi della produzione degli uni e altri; le condizioni di lavoro in cui vengono prodotti, in Italia o altrove, la possibilità per ciascuno di noi di trovare un lavoro stabile e adatto al proprio talento. Tra le cose che ci toccano e che conformano la nostra esistenza troviamo anche gli alimenti,la loro provenienza e il modo con cui vengono distribuiti, i mezzi di trasporto, la qualità dell’aria, dell’acqua che beviamo, gli abiti, il modo in cui il sistema finanziario si collega con l’economia reale, in cui la serve oppure in cui la domina e per finire la struttura sociale della comunità di cui facciamo parte. Quanti oggi sono esclusi dalla partecipazione? E quale il ruolo della grande impresa? Nella trattazione Gallino ricorda un anno, il 1938 e un presidente, americano, Roosvelt, preoccupato per le sorti della democrazia a fronte della crescita del potere privato arrivato al punto di diventare piu’ forte del potere democratico.

Qui da noi? Grandi le riflessioni della platea che assiste al seminario.

Gli interventi sono stati tutti interessanti, pieni. Interventi che si legano a quelli del pomeriggio. Interventi anche di con Marco Revelli e Roberto Iovino, interventi nel pomeriggio di studenti universitari, che insieme invitano tutti a ripercorrere in senso inverso la strada per recuperare l’autentico significato del concetto di democrazia, un concetto svuotato da chi detiene le leve del potere economico e politico. Provare a riempirlo, quel concetto, nuovamente, ancora una volta, di contenuti: in Italia esistono centinaia di club, associazioni, di ogni tipo. Mettiamoci dentro, frequentiamoli, parliamo.

Landini nel suo intervento ripercorre la strada di quella parola “svuotata” di senso e di fatto. Un terremoto che ha avuto inizio dagli anni ’90.

Dagli accordi separati, degli anni 90, e con l’avvio di quella pratica in forma strutturale che sono stati appunto gli accordi separati. Il primo accordo separato avvenne a Milano sui contratti a termine, sui diritti, sugli immigrati, sulla gestione del lavoro. Poi quelli nazionali nel 2001, poi nel 2003, e ancora dopo una fase di ricomposizione sul terreno della democrazia e del diritto dei lavoratori. Poi, ancora, dal 2009 l’accordo separato sulle regole tra governo associazioni imprenditoriali e sindacati; sulle regole, come se si fosse fatto un accordo separato sulla Costituzione. Questo ha determinato nella nostra categoria un nuovo accordo separato senza dimenticare poi tutta la vicenda della Fiat.

Il contratto nazionale del nostro Paese potrebbe essere derogato, (vedi la decisione della Fiat di non essere piu’ associata a Confindustria, stabilendo quali sono le regole dentro il suo stabilimento, fino ad arrivare a non garantire piu’ alcuni diritti fondamentali, come il diritto di sciopero e di malattia).

Cosa sono concretamente gli accordi separati?” Adesioni di chi firma alle condizioni poste dalla controparte” mentre il contratto presuppone una mediazione tra interessi diversi e al limite anche degli scambi; noi siamo davanti al fatto che questa mediazione di interessi non vi è piu’ e gli accordi separati vengono imposti dalla Fiat o dalle controparti arrivando anche a scegliere quali sono i sindacati con cui decidere quali cose.

Per Marco Revelli l’accordo non è un accordo ma un manifesto ideologico dell’ad della Fiat; non un prodotto di una trattativa; non di una negozazione si tratta, non di uno scambio. E’ un diktat fatto sottoscrivere ad altri.

Il contenuto di quel documento ha una ricaduta generale. Non è un documento relativo ad un rapporto privato tra la Fiat e i suoi dipenenti, non è neppure relativo al rapporto sindacale tra l’azienda e le organizzazioni sindacali (già grave). E’ un accordo che ha una ricaduta generale sulla cosituzione materiale del nostro Paese e sul concetto di cittadinanza; cosa succede ad un cittadino di questo Paese quando varca i cancelli di una fabbrica ed è costretto esplicitamente a depositare il bagaglio dei propri diritti? Certo esisteva, di fatto, già negli anni passati questo lascito di diritti; avveniva anche prima, questo depositare il bagaglio dei diritti nei pressi dei cancelli: quante volte i diritti sono stati violati nella storia?La differenza è che oggi quel lascito viene sancito e interiorizzato da una parte dei rappresentanti dei lavoratori. Ci sono delle firme in quel documento. E qui è lo scandalo, di cio’ che sta nell’asse che va da Pomigliano a Mirafiori. Un impatto forte sulla Costituzione e sui suoi principi, sulla legislazione ordinaria sulla contrattazione nazionale. Ecco cosa si è avuto. Uno scandalo, un atto scandaloso. Forse il principale scandalo di questa questione sta nella “asimettria spaventosa” che emerge nel percorso stesso e nel suo processo attraverso il quale la vicenda è nata e si è presentata: l’entrata in scena della figura del potere che assume l’immagine come onnipotenza, che si presenta come un potere mobile, che puo’ atterrare dove vuole, a Torino come a Detroit in Polonia, in Turchia, un potere che si muove nell’iperspazio e che sta fuori dallo spazio nazionale e dallo spazio della legislazione dei diritti da una parte,e, dall’altra parte, per Torino, 5500 uomini e donne già straziati, provati sotto un punto di vista economico, uomini e donne con le spalle al muro, economicamente parlando.

Una sproporzione spaventosa che mette difronte, anche personalmente, un signore che sta 435 piani piu’ in alto di quelli su qui vuol fare cadere o minaccia di far cadere la scure. E’ la distanza che emerge, distanza sociale, che fa scandalo, la distanza sociale che rende inaccettabile la faccenda. E di distanze ne stiamo vedendo tante in questi giorni. Un festino, una sera di festa organizzata come privato cittadino, dal Presidente del Consiglio, costa come quanto guadagna una squadra di lavoratori di Pomigliano o di Torino in un anno di lavoro. Fuori dalla modernità, ecco dove ci porta. Un balzo indietro di due secoli. Nel 1789. Perchè quando in uno spazio vivono distanze così grandi è difficile pensare che il rapporto sia tra cittadini che appartengono allo stesso Paese. Siamo davanti ad un rapporto che corre tra tra signore e servi. Siamo in una società in cui vigono rapporti servili. La persona non è piu’ portatrice dei diritti che la rendono uguale ad un altro dandole pari dignità. La Fiat ha cercato di far passare, nel suo out-out un principio di asservimento del lavoro. Una parte consistente ha avuto la forza di dire NO. Un principio che non è stato condiviso, grazie ad una dimensione eroica che va al di là del calcolo individuale.

Gli interventi sono stati davvero illuminanti. Ognuno meriterebbe di essere ricordato al meglio.

Solleciato dalle analisi, dai ricordi, passiamo in rassegna i momenti di resistenza ad un film già visto. Analisi e azione, ci veniva ricordato da Landini in mattinata. Oggi non siamo piu’ nelle condizioni di soffermarci, di fare analisi e in un secondo tempo l’azione. Oggi il tempo stringe. Troppe vole i due termini hanno avuto una collocazione temporale distante. E si riavvolgono nei ricordi tante tappe.
Quante manifestazioni, quasi una ogni anno: Firenze, Roma nel 2002 per l’articolo 18, Roma nel 2003 per dire no alla guerra e si alla pace, (quante bandiere, è stato ricordato, sventolanti da ogni balcone d’Italia) ancora Roma nel 2004, i girotondi prima. Quanta gente incontrata, su quei treni, bus per ritrovarci nelle identiche condizioni. Un decennio fa, oggi. Quante e quali, ma con pochi sbocchi. E allora proviamo a riprendere quella strada, è l’esortazione, di entrare in quelle associazioni, parlarci, parlarsi, collaborare, fare rete, senza gelosie, senza frazionismi, senza egoismi. Muoversi. Uniti, contro la crisi.

Ultima nota. Airaudo resta patrimonio della Fiom.

Fotografie sul sito della federazione della sinistra Piemonte

Una bella giornata. Ora, sciopero generale

La giornata, lentamente, volge ormai al termine. E’ stata una bella giornata. Di lotta e non solo. Di gioia, di incontri, di riaffermazione di identità, di diritti per metalmeccanici, studenti, universitari, lavoratori del pubblico impiego, disoccupati. Soggetti invischiati in una precarietà generalizzata. Soggetti che non vogliono piu’ narrare la propria condizione e lamentarsene. Sono soggetti che hanno voglia di lottare per mutare l’attuale stato di cose, contro chi la crisi l’ha causata davvero. Fin dalle prime luci dell’alba, si poteva facilmente comprendere che qualcosa nell’aria sta cambiando. Bus in continuazione, che scarivano operai con occhi stropicciati; operai assonnati ma felici di esserci, di poter allargare quel 46% di No uscito dalle urne di Mirafiori. Esserci per fare la propria parte, dare la spallata finale a “quei due”. Fine della rassegnazione, voglia di lottare. A Porta Susa, alle nove, i manifestanti erano già in tanti. I ragazzi concentrati intorno allo striscione della Federazione della Sinistra, anche. Alle 10.30 il colpo d’occhio era meraviglioso. Da tanto, troppo tempo, non si vedeva tanta gente, consapevole, coscienziosa, “arrabbiata” ma con tanta volontà di riappropriarsi del proprio destino ad interessarsi del proprio Paese, del proprio posto di lavoro. Studenti, universitari, ricercatori, sommatorie diverse, si, ma con uno stesso paradigma, perchè anche nelle scuole si nascondono tante Mirafiori. Comprimere diritti e salari per competere, con esponenti che plaudono tutto cio’ e poi spendono senza ritegno, rifugiandosi nel “nel mio privato faccio quel che voglio“, privi di un’etica, di una morale. Un pugno nello stomaco a chi continua a percepire uno stipendio da fame. La democrazia, così, lentamente non solo è svuotata, ma, lentamente muore. Opponiamoci. Non penso che il lungo corteo e i soggetti in esso presenti questa mattina possa e possano esseere paragonabile ad un’avanguardia. A mio modo di vedere è molto di piu’. Bisognosa di una sponda politica, questo si. Vera e non “equidistante tra capitale e lavoro”. E’ gente stanca, quella partecpiante al corteo, ma mai doma. “Sono un eroe” suona tutto volume una nota canzone di Capareza. Già. Eroi quei 2326 che hanno provato a dire No per milioni. L’ultima fila del corteo, intanto, si muove lentamente intorno alle undici. Raggiungerà Piazza Castello intorno alle 12.15.

La strada per la democrazia e per i diritti passa da Torino.

Un plauso e un abbraccio a tutte le donne presenti, ai loro slogan e al loro stile, alla loro dignità, al loro essere. Migliori sempre. Lontanissime da quel Palazzo.

La vita reale è un’altra cosa.

E’ stata davvero una bella giornata. Di passione. Colorata. Ora pero’, sciopero generale.

Sono disponibili le fotografie dello sciopero sul sito della Federazione della Sinistra Piemonte, gruppo.

Ora, sciopero generale

Ricevo e pubblico da Simone Ciabattoni, partecipante allo sciopero del 28 gennaio 2011

SCIOPERO, SCIOPERO GENERALE!! QUESTO E’ LO SLOGAN CHE HA CHIUSO LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DALLA FIOM A TORINO. URLATO DAI RAGAZZI DEL COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO ( SPEZZONE SOCIALE), QUANDO STAVA FACENDO IL SUO INTERVENTO ENRICO PANINI COMPONENTE DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA CGIL. HA TRASCINATO TUTTA LA FOLLA , A SCANDIRLO, A TORINO COME A BOLOGNA IL GIORNO PRIMA, MA ANCHE A MILANO E POMIGLIANO, IN TUTTA ITALIA SI INCALZA CON FORZA LA CGIL A PROCLAMARLO. UN GRANDE COLPO D’OCCHIO A TORINO; MIGLIAIA E MIGLIAIA DI BANDIERE ROSSE SVENTOLANO LUNGO VIA CERNAIA DA DOVE E’ PARTITO IL CORTEO; SE ALLE 11.30 LA TESTA E’ GIUNTA IN PIAZZA CASTELLO DOVE HANNO ALLESTITO IL PALCO, LA CODA SI ACCINGEVA A PARTIRE. OLTRE ALLA FIOM ANCHE I COBAS, CUB, USB ( TRA I SINDACATI), STUDENTI POPOLO VIOLA E NO TAV, FEDERAZIONE DELLA SINISTRA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’, SINISTRA CRITICA, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (TRA I PARTITI). TANTI I GIOVANI DELLA FDS CONTRO IL ” MODELLO MARCHIONNE IN FABBRICA E IN UNIVERSITA’, RICCA LA COMPONENTE DEI GC DIETRO LO STRISCIONE ” LA PEGGIO GIOVENTU'” IN RIFERIMENTO ALL’ARTICOLO SU IL TEMPO, ANCHE LA FGCI CON IL COORDINATORE NAZIONALE FLAVIO ARZARELLO. GLOBALMENTE LO SCIOPERO E’ RIUSCITO, L’ADESIONE,SPIEGANO I METALMECCANICI DELLA CGIL, E’ STATA SUPERIORE AL 70%. POLITICAMENTE RIMANE UN GRANDE VUOTO PERCHE’ IL MAGGIOR PARTITO D’OPPOSIZIONE NON INTENDE APPOGGIARE QUESTE ISTANZE; DICENDOLO ALLA VELTRONI …. MA ANCHE, SI TIENE IL PIEDE IN DUE SCARPE; SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI MA ANCHE AGLI IMPRENDITORI. NOI COMUNISTI NON CI STIAMO, SIAMO DALLA PARTE DI CHI GUADAGNA A MALA PENA 1000 EURO AL MESE. C’E’ UNA GRANDE VOLONTA’ DI UNITA’ DELLA SINISTRA E, COME HA DETTO IL SEGRETARIO PAOLO FERRERO ” E’ CRIMINALE MANTENERE LE DIVISIONI QUANDO C’E’ UN PUNTO DI VISTA UNITARIO”. A MIO PARERE NON CI DEVE SPAVENTARE L’ESCLUSIONE DEL PD TORINESE AD UNA ALLEANZA ELETTORALE CON I DEMOCRATICI NELLE AMMINISTRATIVE, SIA PERCHE’ NON SOLO I SOLI A DECIDERE MA TUTTA LA COALIZIONE, SIA PERCHE’ IN QUESTI GIORNI A MIRAFIORI E IERI A POMIGLIANO, ABBIAMO CREATO INSIEME AGLI OPERAI QUELLE MOBILITAZIONI UTILI A TRASFORMARE LE LOTTE IN ELEMENTI COSTITUTIVI PROGRAMMATICI. SAREMO CREDIBILI SOLTANTO SE CONTINUIAMO A GRIDARE CON FORZA LA NOSTRA CONTRARIETA’ ALLA SVENDITA DEI DIRITTI, ALL’AFFOSSAMENTO DELLA COSTITUZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORIE , METTENDO AL PRIMO POSTO IL TEMA DEL LAVORO , COME PRIORITA’ DA AFFRONTARE. SE QUESTA ESCLUSIONE DELLA FDS SI CONCRETIZZERA’ REALMENTE, IL PD POTRA’ ESSERE LA CAUSA DELLA VITTORIA DEL CENTRO DESTRA A TORINO CHE IN 70 ANNI DI STORIA, E’ SEMPRE STATO ALL’OPPOSIZIONE! Simone Ciabattone, studente universitario, agraria

Fiaccolata. Da Porta Nuova a Le Nuove

Fiaccolata, da Porta Nuova a “Le Nuove” a Torino.

Ritrovo lato via Sacchi, per poi recarci in direzione

del binario 17 di Porta Nuova.

Alle ore 15.35 esatte un centinaio o forse piu’di partecipanti attraversano le vie del centro cittadino: via Sacchi, Corso Vittorio Emanuele, fino alle Carceri “Le Nuove” (braccio tedesco del Museo del Carcere).

Una fiaccolata aperta da gonfaloni e dal Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Castronovo.

Una Fiaccolata a cui ho partecipato insieme ai miei famigliari e all’amico Juri Bossuto. A farmi compagnia, inoltre, una copia del libro “Oltre la cenere” di Monica Dogliani.

La visita alle celle è stata emotivamente coinvolgente. Poche parole, molti pensieri.

Un ricordo alla staffetta-partigiana Enrica Dellavalle morta il 23 gennaio del 1986.

Intransigenza. Le ingiustizie e le menzogne…dell’accordo

2326; 20; 9; 49,91%

2326 i No usciti dalle urne di   Mirafiori.

20 gli impiegati che hanno avuto   il coraggio di dire No al ricatto.

9 la differenza effettiva se…”al netto del voto impiegatizio i si hanno vinto per nove voti”.

49,91% gli operai che restano privi di rappresentanza a Mirafiori.

Il 51 % tanto ricercato da Marchionne non è così uscito dall’urna, bensì “50% piu’ nove voti”, che come ci ha ricordato Eugenio Scalfari, “non fanno il 51% (ne mancano ben “41 di voti”!).

Il 49,91 % è privo di rappresentanza, a Mirafiori. Tutto normale?

Con questi dati mi reco all’appuntamento di via Perrone,a Torino, a prendere parte ad una utile conferenza su analisi e ingiustizie dopo l’accordo di Mirafiori. (Ingiustizie che ci portiamo appresso ormai da decenni, a dire il vero).

 

Sabato 22 gennaio, ore 15.30, Torino, via Perrone 3, Sala Monaco.

Le ingiustizie e le menzogne dietro il piano Marchionne”.

 

Relatori. Cataldo Ballistreri, rsu; Giorgio Airaudo, Fiom; Gastone Cottino, professore emerito università Torino; Oliviero Diliberto, portavoce Federazione della Sinistra. Andrea Rivera alla chitarra e a metà incontro Margherita Hack in collegamento telefonico.

Il colpo d’occhio è magnifico. Sala piena. Occupo posizione grazie ad un posto riservatomi dagli amici Simone, Andrea e Marilisa.

Inoltre, Armando Petrini, Luigi Saragnese.


Penso a quei 2326 no, al bisogno di solidarietà e di vicinanza che necessitano, in un mondo dove “uno ride”, acuni “godono”. In questa sala i lavoratori incontrano la precarietà, il mondo della scuola, la politica. Si danno appuntamento al 28 gennaio. Anche prima. Una giornata in cui, secondo Airaudo, ci sarà l’apoteosi di un movimento che non vuole questa riscrittura del capitale e lavoro. Una riscrittura dove solo uno è il vincitore, il “win-win”.

Cataldo ci racconta un po’ di storia, dagli anni ’70 in avanti, sulle conquiste del movimento operaio ora messe in discussione: pause, mensa, malattia. Tutte rimesse in discussione con alcune compiacenze: il fronte del si. Cataldo, a proposito dell’indennità di malattia non retribuita, evidenzia come, anche la privacy sarà superata, in base a quell’accordo, dal giudizio espresso da una commissione. Nominata da chi? Nel momento in cui l’operaio produrrà il certificato medico (ora senza diagnosi) tutti saranno a conoscenza del suo stato di salute, “superando” così la professionalità di un medico.

Gastone Cottino ci “rispolvera” l’importanza di alcuni articoli della Costituzione: 1, 3, 35, 41. Ci narra qualcosina di Gobetti e della necessità di una “intransigenza”.

Prima di Airaudo la telefonata di Margherita Hack, con il suo grazie alla Fiom, ai lavoratori che hanno vissuto in prima persona una grande battaglia a nome di tutti. Un plauso a tutti i lavoratori. A quei 2326, alla Fiom, ai sindacati che hanno detto No.

Airaudo ha analizzato il voto, dai no, ai 20 impiegati, che hanno votato no perchè conoscono bene la realtà della catena di montaggio, dove un’operazione dura un minuto, un minuto e mezzo al massimo; dove una pausa ridotta di dieci minuti ha un valore elevatissimo per il recupero psico fisico e non per il suo valore monetario. La pausa ridotta infatti, oltre a non essere di dieci minuti è, analizzandola bene, di 40 minuti. La pausa ridotta, è l’equivalente di diciotto centesimi l’ora, pari a circa un euro al giorno. Un caffè. Trentadue euro al mese. Come ricordato da questo blog, senza rientrare nel computo del Tfr. Diventano 40 perchè la pausa mensa verrà spostata a fine turno, quando le forze sono ormai al culmine, quando la “resa”, un po’ come avviene per la curva dell’attenzione, si avvia a scemare. Airaudo ci parla di empatia, di solidarietà, di chi “seppur un mutuo, una rata, un figlio all’università, votero’, dovro’ per forza votare si, ma tu, voi della Fiom, continuate la lotta anche per me”. Continua il suo racconto, Airaudo, nell’aver incontrato gente alla fermata del tram che sente il bisogno di “toccare” chi crede in un’idea diversa, di chi crede che solo il conflitto sociale porta qualcosa nelle tasche dei lavoratori e non una firma veloce su uno straccio di accordo”, distribuito, con coraggio dalla sola Fiom. Toccare chi ha avuto con la lotta, grazie alla lotta, il coraggio di dire che “il re è nudo”. Airaudo ci ricorda ancora una volta come gli ipotetici 3600 euro in piu’ sono semplicemente una ipotesi, di qualche cosa che è fittizio, non esiste, come “la finanziarizzazione dell’economia”. Euro derivanti dallo straordinario, pari a 120 ore, se “l’azienda vorra”. Airaudo ci ricorda come il costo del lavoro per prodotto sia pari al 6% e “competere comprimendo quel fattore” significhi non avere le idee chiare su formazione e innovazione. Viene tirato in ballo l’esempio dell’industria di tessitura di Bergamo, dove i telai vengono cambiati ogni sei mesi, al fine di prevenire “scopiazzature” cinesi. E quei telai, a chi sono venduti? A proposito di cinesi. Li si cominciano a registra aumenti salariali, qui si segue la strada opposta. Intanto i lavoratori, causa cassa integrazione hanno perso 8000 euro dal proprio già magro bilancio annuale.

Snocciola Airaudo dati e diritti “andati in fumo”: malattia, sciopero, rappresentanza. Diritti previsti e garantiti dalla Costituzione. Ci ricorda ancora che lo scambio lavoro-diritti nella versione Marchionne, non ci porta affatto verso la Mitbestimmung cioè la co-gestione dei sindacati tedeschi della IG-Metall presenti nei consigli di sorveglianza della Volkswagen. E non porta neppure alla partecipazione all’azionariato ottenuta dai sindacati americani.

Airaudo ci parla di brevetti che mancano, in questo Paese. Ci troviamo negli ultimissimi posti nel deposito di brevetti. Ultima la Grecia. 650 mila auto prodotte in Italia da circa 22.100 operai. Eccesso di offerta. Il mercato e non solo quello mondiale riuscirà ad assorbire? Possibile che non si riesca ad immaginare un nuovo modello di mobilità? Quei 2326 no non verranno lasciati soli, così come non verrà lasciata sola la città ora che si sta ricomponendo una sorta di ricucitura, dopo lo strappo degli anni ’80.

Infine l’intervento di Oliviero Diliberto: la crisi consiste nella scellerata politica di distruzione della scuola, della formazione e della ricerca. In sintesi, Tremonti, Marchionne, Gelmini sotto braccio. Mentre altri Cesare ridono.

 

Occorre una dura Intransigenza.

Arrivederci al 28 gennaio.

 

“Al fianco di chi ha avuto il coraggio di votare No e a fianco di chi ha dovuto votare si”

Un bruttissimo film italiano, pare stia per volgere al termine. Fortunatamente. Mentre alcuni, pochi, a dir la verità, ridono, e se la ridono, degli ultimi avvenimenti, altri piangono, disperatamente. A milioni.

Il 2011 (a leggere alcuni dati), non sarà economicamente un anno teso al recupero economico. La disoccupazione, molto probabilmente, subirà un incremento. Undici per cento? E “loro, i ricchi, ridono”.

Per quanto riguarda Mirafiori, e prima ancora Pomigliano, pare che “l’esigenza” o la “contingenza” di quelle realtà specifiche, si stia espandendo, ora, a macchia d’olio e davvero, nelle fabbriche qualcuno, (complici anche coloro che hanno “la penna facile”) ribadirà un concetto, una frase, “D’ora in poi la legge è questa spada: vita a chi si sottomette” (Shiller). Noi, NO. Ci opporremo. Dopo Pomigliano, Mirafiori, Cassino, Melfi?

Per fortuna esiste la Fiom, “al fianco di chi ha avuto il coraggio di votare NO e a fianco di chi ha dovuto votare SI”. Bellono e la Fiom continuano a stare al fianco degli operai. Gli altri a dire che “gli accordi sono sempre migliorabili”. Svegliatevi!!!! Nel frattempo vorrei ricordare ad alcuni sindacalisti di leggere attentamente la vicenda relativa al monovolume LO finito in Serbia e come sia terminata, o come stia andando la faccenda in quel Paese. Non mi pare che la stampa italiana abbia dato rilevanza a questo aspetto (tranne forse Liberazione e il Manifesto).

A proposito di informazione che sembra tanta ma in realtà non lo è mai, nonostante tutti siano “always on”, colgo l’occasione per ricordare che mancano poche ora alla scadenza per impugnare una legge che se non impugnata, non garantirebbe di tenere in vita i diritti maturati nel corso degli anni a tutti i precari . Il riferimento, come accennato altre volte è il collegato lavoro. Recatevi immediatamente presso un sindacato e fatevi tutelare. Agite per salvaguardare i vostri, nostri diritti. Scadenza il 23, che pero’ è una domenica (e il 22 sabato). Per quanto mi riguarda ho solo visto “cartelloni” di Rifondazione, della Federazione, posti lungo le strade che ne sollecitavano il ricorso.

Ancora, colgo inoltre l’occasione per ricordare, ai torinesi e piemontesi, che, come l’anno appena trascorso, anche per questo torna il “bonus per i ritardi” dei treni. Dal 18 gennaio e fino al 27 gennaio ci sarà la possibilità di ottenere un risarcimento per i ritardi treni (in riferimento al periodo marzo-ottobre 2010 gennaio e febbraio erano stati già rimborsati).

Probabilmente, allo sportello trenitalia apporranno un timbro sul vostro tagliando mensile. In ogni caso, il mensile, non cestinatelo, potrà servire in sede di dichiarazione dei redditi.

Una cifra irrisoria per i disagi che sopportiamo quotidianamente, per le ore che perdiamo al lavoro, per lo stress che subiamo e tutte le opportunità mancate, ma….meglio affrettarsi e non perdere quei pochi soldi. Sono soldi nostri. Pochi, sempre pochi, ma nostri.

Arrivederci al 28 gennaio.

“Il cantiere”…

Ricevo e pubblico da Simone Ciabattoni….

TORINO:DIRE E FARE”. E’ IL TITOLO DELL’INIZIATIVA ORGANIZZATA DALLE OFFICINE CORSARE, LO SCORSO SABATO 15 GENNAIO 2011; FORUM TEMATICI PER IL PROGRAMMA DA COSTRUIRE, VERSO LE ELEZIONI PRIMARIE DEL CENTRO SINISTRA: ABITARE, CIRCOLARE, RESPIRARE; CONVIVERE, PARTECIPARE; PRODURRE, DISTRIBUIRE; LEGGERE E SCRIVERE, ERANO LE AREE DI DISCUSSIONE. TANTA LA PARTECIPAZIONE, SOPRATTUTTO DI GIOVANI CHE VOGLIONOUNA CITTA’ SOSTENIBILE, CHE RISPONDA AI VERI PROBLEMI DELLE FAMIGLIE. IMPORTANTI GLI APPROFONDIMENTI CHE SONO STATI FATTI, RIASSUMIBILI IN DIVERSI PUNTI: – WELFARE E SERVIZI PUBBLICI NON PRIVATIZZATI – TUTELA DELL’AMBIENTE E DEI BENI COMUNI – CREARE SPAZI PER IL PROTAGONISMO GIOVANILE – INCENTIVAZIONI DI ECONOMIE LOCALI E FILIERA CORTA – PARTECIPAZIONE RESPONSABILE DEI CITTADINI NEL PROCESSI DECISIONALI NELLA CONDIZIONE DI ECOSOSTENIBILITA’ ASPETTO FONDAMENTALE CHE STA AL CENTRO DI TUTTI I PROGETTI POLITICI, E’ IL TEMA DEL LAVORO. RIBADENDO IL SOSTEGNO ALLA FIOM,E’ IMPENSABILE APPOGGIARE UN CANDIDATO SINDACO COME FASSINO , CHE AVREBBE VOTATO SI AL REFERENDUM SU MIRAFIORI. QUESTA INTERA GIORNATA DI RIFLESSIONE, DURATA DALLE 10 ALLE 19.30 CIRCA, E’ STATA UNA PIATTAFORMA COMUNE TRA LE FORZE POLITICHE DI SINISTRA. PRESENTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE CHE SI E’ TENUTA IN SERATA, ALCUNI ASSESSORI DEL COMUNE TRICARICO E PASSONI, LA CONSIGLIERA REGIONALE DI SEL MONICA CERRUTTI, E DIVERSI MILITANTI DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA. LA GIOVENTU’ MANIFESTA SEGNI DI DISAGIO SEMPRE PIU’ VISTOSI; PROTESTE E RIBELLIONI SI ALTERNANO AD ONDATE DI VIOLENZA URBANA. QUESTA E’ LA RISPOSTA PROGRAMMATICA DEI GIOVANI TORINESI CHE ACCANTO ALLA LOTTA AFFIANCANO LA CONCRETEZZA. SI PERCHE’ TANTISSIMI IN QUELLA SALA HANNO PARTECIPATO AI CORTEI CONTRO IL DDL GELMINI DELLE SCORSE SETTIMANE, E’ UNA RISPOSTA A CHI ACCUSA DI DIRE SEMPRE NO E NON FORMULARE MAI PROPOSTE OGGETTIVE. SONO I RAGAZZI CHE DISCUTONO E SOLIDARIZZANO CON LA FIOM. HANNO SOSTENUTO LA LA LORO BATTAGLIA, VOLANTINATO DAVANTI MIRAFIORI, FATTO ASSEMBLEE, ORGANIZZERANNO I CORTEI PREVISTI PER LO SCIOPERO DEI METALMECCANICI DEL 28 GENNAIO. IL SI, COME TUTTI SAPPIAMO, HA OTTENUTO IL 54% DEI VOTI, MA SOLO GRAZIE AL VOTO DEI QUADRI E IMPIEGATI, CHE NON SARANNO NEMMENO SFIORATO DAI PROVVEDIMENTI DELL’ACCORDO. E ALLORA COME HA SCRITTO PAOLO FLORES D’ARCAIS SUL FATTO QUOTIDIANO DEL 16 GENNAIO “SE LE OPPOSIZIONI RICONOSCERANNO NELLA FIOM LA PUNTA DI DIAMANTE DELL’ITALIA CHE PUÒ RISORGERE DALLE MACERIE CUI L’HA RIDOTTA IL BERLUSCONISMO, LA “VITTORIA PIÙ CHE DIMEZZATA DI MARCHIONNE POTREBBE INAUGURARE LA CAPORETTO ANCHE DI BERLUSCONI. ECCO PERCHÉ SAREBBE AUSPICABILE, E ANZI NECESSARIO, CHE UN SINDACALISTA FIOM SI CANDIDASSE ALLE PRIMARIE DI TORINO CONTRO LO SPENTO E SUBALTERNO FASSINO, PER SCONFIGGERE POI IL BERLUSCONIAN-LEGHISTA D’ORDINANZA. IL NOME, SOTTO LA MOLE, LO CONOSCONO TUTTI”.

Un 46% di No. Una responsabilità da allargare. Sciopero generale

L’immagine è volutamente inserita in questo modo. Mi piace vederla così, in orizzontale, e forse perchè mi ricorda una quasi parità, quella ottenuta dall’esito referendario.

Un referendum “viziato” in origine, con l’ ipotetico rifiuto di un risultato: il No. “Se passa il no, vado via”. E nemmanco i monumenti ne vogliono sapere. Un monumento fasciato da una sciarpetta Fiom nel centro di Torino.

Un referendum passato col si, grazie a 441 voti impiegatizi (20 hanno avuto il coraggio di dire No). Un voto impiegatizio, “crocettato” prevalentemente da “Capi Ute” (qualche quotidiano ci ricorda che il merito è anche dei “pipistrelli”, dediti cioè al lavoro notturno. Solo 9 voti di scarto fra i due fronti se prendiamo in esame il voto delle tute blu (carrozzerie). In definitiva, 54% si, 46% no. Ora, qualcuno dovrebbe rivedere alcune cose. Rimettere in discussione. Tutto. Utilizzando quell’intelligenza che è mancata. E che non ha invece fatto mancare il senso di divisione. “Dividi e impera”, per qualcuno. Forse piu’ di qualcuno. E magari anche qualche sindacalista di professione. Perchè, e vorrei ricordarlo ad un lavoratore intervistato su La Stampa che auspiacava il si, che non è vero che “si possono poi migliorare gli accordi”. Ma dove è stato girato questo film? Quando si apre una fessura, questa, prima o poi diviene un cratere. E quante fessure, negli ultimi anni sono state aperte?

Piuttosto, cerchiamo di analizzare cosa si nasconde dietro questo investimento, un vestito da spaventapasseri. O meglio, non, “nascosto”, ma “non detto”.

No, un lavoro senza diritti non è un lavoro. Se non si è liberi di scegliere cosa, non sarai libero.

L’entusiasmo, nella notte passata davanti ai cancelli, è stato enorme. Moltissimi operai. Empatia, ci ricorda nella sua lettera Barbara. Tutela della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori (affinchè non diventi statuto dei lavori) ricordava Simone Ciabattoni proprio davanti ad alcune telecamere in attesa dei risultati. Una domanda: ma insieme al prof. Marco Revelli, nello studio televisivo, alle 23.30, in collegamento da Milano, non doveva essere presente anche Bonanni? Forse era raffreddato. Speriamo….non gli venga decurtato….”il giorno di malattia”. Telecamere che “sono mancate” a Mirafiori e tra gli operai in genere prima del referendum e a ritroso negli anni; telecamere accese in ritardo, piazzate come in un set cinematografico; telecamere proiettate su questa classe operaia, lasciata sola. Soprattutto da una forza politica che ha rescisso il legame con il movimento operaio, per puntare “all’equidistanza fra operaio e imprenditore”. Per fortuna la sinistra-sinistra c’era. Con la Fiom, ovviamente. E cobas, slai cobas. Telecamere, invece, che non fanno mancare la loro presenza per la “difesa dall’attacco dei giudici” del Presidente del Consiglio, in un noto tg. Davvero, troppa sproporzione. In tutto. Quel 46% dimostra che la classe operaia non è andata in Paradiso, ma esiste. Il dialogo con loro, fra loro e per loro non si è interrotto il 15 gennaio, a risultati avvenuti. Il dialogo continua. Deve continuare, collegandosi con le vertenze dei precari. Perchè Mirafiori e precari non sono disgiunti. Anche dentro quel contenitore i diritti sono stati “toccati”. A proposito di precarietà: domenica prossima (come previsto dal Collegato lavoro) scadono i termini per impugnare i contratti di lavoro precario davanti ai giudici. I precari con 36 mesi di anzianità si attivino presso un sindacato.

Cerchiamo di allargare questo ampio ma piccolo fronte di responsabilità. Non lasciamo solo questo “46%” che poi sono persone, in carne ed ossa. E spesso lo si dimentica. Soprattutto i “padroni delle ferriere” e quelli a cui piace vedere i film ma senza farne un’analisi di cio’ che hanno visto e senza documentarsi su cio’ che vedranno. No, gli accordi di questo tipo, non sono migliorabili.

Allarghiamo il fronte alla precarietà della scuola. E’ miope la visuale di chi sostiene “ho famiglia, voto si”; forse proprio perchè si ha famiglia, e figli, bisognerebbe liberarli, questi figli, da queste gabbie che il neoliberismo ha costruito intorno ad essi.

Empatia e Costituzione, ricordavo. La lettera di Barbara ci ha ricordato che ognuno di noi ha avuto, ha, una madre, un padre, un fratello, parente, amico che ha lavorato a Mirafiori. E quanto del nostro rapporto affettivo ci è stato tolto, perchè quello scatolone enorme, nella sua pancia, “ci rubava un affetto”. Ma solo chi è dotato di una forte sensibilità e memoria storica puo’ capire e ricordare certi sentimenti. Proprio per tale motivo, ho deciso di visitare, oggi, l’allestimento della mostra “Arte e Shoah”, a Torino, presso il Museo Diffuso della Resistenza. (Corso Valdocco, 4/a). E che vi consiglio di visitare. Al piu’ presto.

...”Ma dove il forte vuole prevalere, imporre la propria supremazia, esiste sempre uno debole, una vittima…e allora il corpo diventa un involucro svuotato della sua essenza, violentato nella dignità, spogliato dell’animo e dei sentimenti…”(opera di Luca Zurzolo, “Stessa carne”, 2010).

Per terminare, i numerosi post-it lasciati a centinaia, a ricordare cosa è, cosa dovrebbe essere la nostra cara Costituzione, quella che qualcuno vorrebbe smontare.

Chi lavora, dice NO (ricevo e pubblico, Simone Ciabattoni)

TORINO, 14 GENNAIO 2011

GIA’ DAL TARDO POMERIGGIO, DAVANTI ALLA PORTA 2 DI MIRAFIORI, SINDACALISTI, OPERAI, ESPONENTI POLITICI E SEMPLICI FAMIGLIE, ASPETTANO IMPAZIENTI IL RISULTATO DI QUESTO REFERENDUM. VENIAMO SOMMERSI DALLE TELECAMERE E DAI FOTOGRAFI CHE COME MAI SI ERANO VISTI in questo luogo.

Eppure, gli operai, non sono affatto passati di moda. Anzi. QUESTO CREA UNA SENSAZIONE DI POTENZA MA ANCHE UN PO’ DI IMBARAZZO.

E’ DA GIORNI CHE L’ITALIA, E NON SOLO, HA GLI OCCHI PUNTATI SULLO STABILIMENTO di Mirafiori, PROPRIO COME SE cio’ che sta capitando FOSSE UN REALITY TV. Meglio, una “telenovela”, dove da venti anni, in un modo o nell’altro, governanti di un certo calibro e padroni, spolverano a turno le tasche degli operai.

GLI OPERAI CHE FINO A QUEL MOMENTO ERANO RIMASTI INVISIBILI, sommersi, RITORNANO SULLA SCENA POLITICA. RIPRENDendosi QUELLA VISIBILITA’ CHE AVEVANO PERSO; OGNI TANTO LA RECUPERANO ANDANDO IN TV, MA SOLO A CAUSA DI FATTI DI CRONACA NERA. E’ CRESCIUTA IN SETTIMANA LA TENSIONE, PIU’ VOLTE SI E’ RISCHIATO PERSINO LO SCONTRO FISICO TRA GLI STESSI LAVORATORI, UNA GUERRA TRA POVERI CHE PEGGIORA SOLO LA SITUAZIONE. ALLE 19.30 QUANDO VENGONO CHIUSI I SEGGI, CI SONO GIA’ UN CENTINAIO DI PERSONE, PREVALENTEMENTE I SINDACATI E SOSTENITORI DEL NO ( FIOM , COBAS, FEDERAZIONE DELLA ISNISTRA, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI E SINISTRA CRITICA). QUANDO VENIAMO TRASMESSI IN DIRETTA DALLE EMITTENTI TELEVISIVE, CERCHIAMO DI APPARIRE CON LE NOSTRE BANDIERE: UN PO’ DI VISIBILITA’ IN PIU’ NON GUASTA MAI. L’ARIA NONOSTANTE UN PO’ DI FOSCHIA E UN VENTICELLO GELIDO, E’ “CALDA”; C’E’ GENTE CHE DISTRIBUISCE CIOCCOLATINI, ALTRI CHE CANTANO: SVENTOLANO LE BANDIERE ROSSE, SI RIVEDONO I PUGNI ALZATI QUANDO qualcuno attacca “BELLA CIAO”! QUANDO CI RIFERISCONO CHE NEL PRIMO SEGGIO, QUELLO DELLE CARROZZERIE PREVALE IL NO, UN BOATO FA ECO SULLA PIAZZA, NASCE IN NOI UNA SPERANZA IN PIU’, UNA ILLUSIONE CHE QUESTO ACCORDO POSSA ESSERE FERMATO. ACCORDO CHE DI FATTO SMANTELLA I DIRITTI DEI LAVORATORI ACQUISTATI E COMBATTUTTI CON LA COSTITUZIONE E LO STATUTO DEI LAVORATORI. OGGI, SAPPIAMO CHE HA PREVALSO IL SI, MA NON DI MOLTO. SE NUMERICAMENTE ABBIAMO PERSO, UNA GRANDE VITTORIA DEL NO PER UN RISULTATO INATTESO, FA RINASCERE LA CLASSE OPERAIA CHE NON SI PIEGA DAVANTI AL PADRONE PROPRIO COME CITAVA UNA CANZONE DI LOTTA: “ MA QUESTO E’ L’ORDINE FASCISTA NON SI PUO’ CHINAR LA TESTA, CHI NON VUOL CHINAR LA TESTA E’ COMUNISTA”. SONO DUE GLI ASPETTI DI QUESTO RICATTO CHE vorrei SOTTOLINEARE: – QUESTO MODELLO VERRA’ PRESO COME RIFERIMENTO E, TALE CONDIZIONE DI SVENDITA DEI DIRITTI, SI DIFFONDERA’ ANCHE PER ALTRE AZIENDE PRIVATE. NOI GIOVANI AVREMO SEMPRE PIU’ UN FUTURO PRECARIO SAREMO RICATTABILI E RICATTATI. – ALTRO ASPETTO E’ L’IMPOSSIBILITA’ DEI SINDACATI DEL NO, DI CONTINUARE A RAPPRESENTARE GLI OPERAI IN FABBRICA. SE QUESTA CONDIZIONE VENISSE CONFERMATA, NONOSTANTE I RISULTATI OTTENUTI DAL REFERENDUM, VERREBBE A MANCARE L’ARTICOLO 14 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI. I LAVORATORI NON AVREBBERO PIU’ UNA SPONDA SINDACALE, ALL’INTERNO DELL’AZIENDA. A PARER MIO LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA SI E’ RAFFORZATA MOLTO IN QUESTO PERIODO DI LOTTA AL FIANCO DEGLI OPERAI DI MIRAFIORI; INDIPENDENTEMENTE DAL FATTO CHE ABBIA RACIMOLATO O MENO FUTURI VOTI, SI E’ CONSOLIDATA LA SUA POLITICA. PROPRIO COME IL MODELLO DELLO SCIOPERO DEL 16 OTTOBRE A ROMA, MA ANCHE DI QUESTI GIORNI A TORINO, E’ SEMPRE PIU’ FORTE LA RICHIESTA TRA LA GENTE, DI UNA UNITA’ A SINISTRA DEL PD.! MOVIMENTI, PARTITI DI SINISTRA E COMUNISTI DEVONO CREARE LA SPONDA POLITICA DEGLI OPERAI! NON LASCIAMOLI SOLI!

SIMONE CIABATTONI,

STUDENTE UNIVERSITARIO, TORINO

MILITANTE FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Con la Fiom davanti Mirafiori.

Ci siamo. Scuola e lavoro si sono messi in viaggio, verso quel grande contenitore, di una decina di kilometri di perimetro. In una Torino avvolta dalla nebbia, saliamo sul “91”, viaggiando a ritroso, un po’ come vorrebbe imporre qualcuno cambiando il destino di questa classe operaia, che esiste, ed è forte, nonostante tutto e tutti.

Sono le 19 30 circa quando scuola (Simone Ciabattoni) e precarietà (io) vanno incontro al lavoro, quello che esiste ancora (gli operai di Mirafiori). Giornalisti, telecamere, assediano questo “monumento”, ricco di memoria, di sudore, di fatiche, di tagli, ormai da decenni. Un po’ come “Simone” (la scuola, di gelminiana memoria), un po’ come me (la precarietà nel pubblico impiego (di brunettiana memoria) che si “fiondano” tra le braccia di questi operai, età media, 45 anni. L’accoglienza è calda, nonostante il freddo di questa serata. Che gelo. Qualche intervista, tante bandiere: qualche pizzico di visibilità a caro prezzo. Bilanciato da notizie parziali, provvissorie, frammentarie che arrivano quando lo spoglio è al 10%. Il fronte del no “viaggia su”. E’ ancora presto, ma speriamo.

Qualcuno ha preparato cioccolatini, qualche panino, altri del vino caldo. Sarà una notte lunghissima. Di attesa. Incrociamo le dita. Purtroppo le condizioni per scrivere, non sono le migliori, sia per lo spazio, sia per il gelo (inoltre, manca una presa e la batteria sta per volgere al termine). La stanchezza non si fa sentire.

Torniamo insieme a questi operai. Che non sia l’ultima volta ad aver votato.

Ore 23.30 circa. Il fronte del no è avanti. Lo spoglio va a rilento. Circa mezz’ora fa, un grande boato ha accolto l’annuncio che i no sono avanti. Di una sessantina circa. Le nostre bandiere, quella della Federazione della Sinistra, sventolano fiere in questa notte torinese.

Speriamo bene.