Lia Tirabeni, “Solitudine estemporanea”

“Solitudine estemporanea”, questo il libro di Lia Tirabeni, che conclude la lunga “cavalcata” che mi ha visto impegnato nelle lettura di alcuni libri: Elvira Tonelli, Veronica Tomassini, Andrea Bajani e ora, Lia Tirabeni.

Solitudine, improvvisa? In una società così veloce, globalizzata, in un mondo dove tutto è rapido, e i confini azzerati, come si vivono i sentimenti? Li bruciamo o ci bruciano?

Una maratona, oserei dire, per usare un termine caro all’autrice. Una maratona, dicevo, sia per quanto concerne la lettura, del libro di Lia,  sia per quanto riguarda la sua scrittura. Ipotizzando  due finali. A nostra scelta. Il primo, dolce, pur con le difficoltà che conosce  ogni relazione sentimentale, difficoltà evidenziate dai personaggi in quello presenti; un finale dolce per Mahela Vincente e Riccardo (personaggi principali) così come lo era stato per i personaggi di Elvira Tonelli, o, un finale, quasi piu’ aderente a come lo vorremmo noi, nella nostra vita. Un finale dolce, con due io che si fondono in un Noi piu’ ampio.  Un amore in….”carrozzina”. Ma vi è anche un’alternativa, con un finale piu’ accidentato, ma forse piu’ autentico, dove ognuno puo’ trovare un pezzo della propria esperienza e riflettersi in essa. Un libro diviso in due parti, con brevi ma intensi capitoletti, che toccano le esperienze di vita, di tutti: dalla ricerca del lavoro, quello di oggi, sempre in apprendistato, sfruttato, di stage, precario, da “compenso solo buoni pasto”, agli amici, quelli di oggi e quelli di ieri, quelli che ci hanno aiutato a crescere e che li cerchiamo, a quelli vuoti che ci cercano, all’amore, all’incapacità di scegliere, che si connota a sua volta come una scelta (anche la non scelta è una scelta), il mondo reale, quello virtuale, la e le malattie, gli incontri costruttivi in luoghi di cure, le convalescenze, gli amici e il senso di amicizia, che la si riscopre non come un valore, ma come un qualcosa da “tenere”, da “congelare”, come quando, la sera, “non sapendo cosa mangiiare” per via della mancanza di tempo si scongela qualcosa. Come nei tempi di magra:  Alzi la mano chi non ha mai chiamato qualcuna, qualcuno, nei momenti di “solitudine” e che onestamente, di quel qualcuno, non importava assolutamente nulla.

Mahela non è vincente, o lo è solo di cognome. Ma vincente, chi è? Quanti lo sono nella vita reale? In “Solitudine Estemporanea” ognuno potrebbe trovare in Mahela un pezzo di noi stessi e specchiarsi.  Ognuno di noi ha dei lati che combaciano, perfettamente con l’altra, altro, che ci fanno sentire in prigione per non essere in grado di amare questo o quella che si vede, con quello che si sente…, perchè ai lati che combaciano se ne accompagnano altri: caratteri, nevrosi, passato, che impediscono di incontrarsi, liberamente e serenamente. In molti proviamo a cambiarli, quei lati, senza pero’ riuscirci. E il bello è averci provato; veicolo, la prova, per conoscere le parti migliori, degli altri e di noi. Come sostiene Lia, “la vita vale la pena davvero di essere vissuta perchè,anche se prendi mille sentieri diversi e scorciatoie che paiono intriganti, alla fine la strada maestra è sempre la stessa e non sai mai cosa ti puo’ succedere davvero”. E così come accaduto per Mahela, la sofferenza finale, ovvero un capitolo che si chiude, potrebbe avere, come scena, i luoghi piu’ diversi: potrebbe essere la strada, un bar di Piazza Vittorio, della Gran Madre, così come via Marsala a Roma, o altri luoghi infiniti. Una storia si chiude, per stanchezza, o per i lati che non combaciano, ma l’importante è aver sofferto ancora una volta, forse l’ultima ma solo per avviarsi alla felicità. O almeno provarci, ad essere sereni. Le lacrime, “piccole gocce di rugiada” che solcano velocemente il nostro viso, hanno un lato positivo: la fortuna di aver incontrato una persona, che ci ha rivelato qualcosa di grande. “Molto in noi è già presente” e nessuno insegna. Verissimo. Ma si rivela quel che  spesso rimane nascosto “sotto la sabbia” del nostro io, fra le radici della nostra storia, ripiegato fra “l’io genitore”e noi; solo quando viene rivelato, quel molto, nascosto, dimenticato, è merito sovente di una persona che ci ha veramente voluto bene. E dobbiamo considerarci fortunati, nell’averl conosciuta, anche se, la storia, non ha avuto l’epilogo da noi desiderato.

Essere fortunati e felici. La disperazione, sostiene Lia “è un abito che ci tagliamo noi, pezzo dopo pezzo”. Certo sarebbe stato bello terminare la lettura del libro con il finale ” e vissero tutti felici e contenti”, ma, Lia ci offre una possibilità che dobbiamo cogliere; il libro è uno specchio entro il quale rifletterci e ripensare al nostro vissuto. Penso che Lia meriti molto, tanto, a cominciare da un grande abbraccio per aver avuto la forza e il coraggio di dare materialità, fisicità a quei personaggi, che non sono tanto personaggi da autogrill, o da sale d’aspetto di una stazione. I personaggi li trovo autentici. Chi di noi non ha avuto un amore malato? chi non ne ha cercato uno con cui non avevamo rapporti da anni, solo per colmare il vuoto, la noia? chi di noi non ha avuto un amore “sotto ricatto”? chi non ha ricevuto un messaggio telefonico impensabile e da quello riaprire qualcosa che ci pareva chiuso per sempre? chi non ha mai avuto un amico, un’amica che non è piu’ tra noi a cui pensiamo continuamente e grazie a lui, lei siamo cresciuti e ci sentiamo piu’ motivati?

Sicuramente questo breve scritto, il mio,  sconta moltissimi limiti e magari “rovina” la bellezza e la fatica del libro di Lia, per questo ne consiglio la lettura.

Per questo consiglio di fare un salto presso la libreria Belgravia Librerie di Torino (via Vicoforte14 e via Monginevro 44) e comprare il libro di Lia. Un libro che aiuta, a fermarsi lungo il nostro cammino, alzare gli occhi al cielo, contemplarlo e porsi delle domande.

Complimenti Lia, per il libro e soprattutto per il coraggio che hai avuto di far parlare il nostro silenzio.

2 pensieri su “Lia Tirabeni, “Solitudine estemporanea””

  1. Bello questo libro, per niente scontato…divertente a tratti, per quanto realista…ti fa mettere in gioco, ti affezioni alla protagonista così verace, così sempre in “corsa” verso la ricerca di sè…non senza ostacoli, senza dolori e senza pene.
    Trovo il punto di forza di ciò che Lia Tirabeni ci racconta nella costante “autoanalisi” che Mahela a volte spontaneamente a volte forzatamente (costretta dalla Vita) fa su di sè.
    Mi piace il continuum della storia, che in apparenza propone più finali possibili , ma che in realtà, a mio avviso segue semplicemente l’evoluzione interiore della protagonista a dispetto degli eventi.

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