Keepsake

Piove su Torino. Cerco velocemente un riparo. I portici offrono un “ombrello”Portici di carta permanente, in queste occasioni. La settima scorsa, nell’identico posto, si è “consumata” la quarta edizione di “”, circa due chilometri di libri esposti e un “fiume” di potenziali lettori e altrettanti curiosi. Una sorta di salone del libro, all’aperto. Anche quest’anno, come per le altre edizioni, ho “buttato l’occhio” su questa interessante manifestazione. Settembre, mese in cui si ricorda Vittorio Foa, che il 18 corrente avrebbe compiuto cento anni. E anche grazie a Vittorio Foa si possono ricordare riannodare i fili della memoria con  l’assemblea costituente, l’Italia che riscopre la democrazia, l’antifascismo. Settembre, altri grandi personaggi da ricordare: Italo Calvino, a 25 anni dalla sua scomparsa, e, un altro grande da ricordare Alberto Moravia. Iniziativa, quella dei Portici di Carta, interessante, capace di suscitare riflessioni. Sollevo gli occhi al cielo e il tempo non promette nulla di buono. Accantono così quei ricordi. Comincia a piovere. Per poco. Il cielo pare smettere di piangere e qualcuno intravede un arcobaleno. Fatto strano, di questi tempi, così cupi. Così tristi. Il tempo mi rimanda al barometro. “Che tempo che fa“? Viviamo nel terzo autunno di crisi finanziaria, con un saldo ipotizzato, fra assunti e licenziati, (per quest’anno), negativo: quasi duecentomila posti di lavoro “andati in fumo” (178.390). Uno “spicchio” di pomeriggio sotto la pioggia; pomeriggio che appartiene ad un torrido autunno scolastico dove migliaia di insegnanti precari e tantissimi Ata scendono in piazza, perchè, a detta di alcuni esponenti di questo Governo, “politicamente strumentalizzati“. Professori e Ata senza un “becco di un quattrino”, colpevoli di aver perso, per colpe altrui, appuntamenti con il futuro. Alcuni giorni fa si sosteneva che il reddito reale disponibile per abitante si attestava, nel periodo 2003-2007, sui 15 mila euro. Oggi, penso sia molto meno. Neanche sui 14.500; ancora meno. Credo. Molto meno. Una giornata, o meglio, giornate senza Profumo intorno. Ma quanto ve ne è stato…con che valore!!!!Paradossale che vi sia una differenza così. Come si vede, la “lotta di classe” non puo’ essere terminata. Non si puo’ chiedere di “fare le cose insieme”, per sette volte, come esponenti di Confindustria chiedono, quando si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti. Eppure, i lavoratori della scuola, corrono serie possibilità di non vedere l’accredito del proprio stipendio nei tempi usuali. Altro che milioni di euro. Stiamo parlando di mille, lo stretto necessario per non sopravvivere. Già,perchè quando si cambia scuola,  scelta “voluta fortemente” (si fa per dire) dai “politicamente strumentalizzati che osano scendere in piazza”, la registrazione del contratto, nella nuova scuola, avviene presumibilmente in ritardo, o, magari per “colpe del sistema informatico”, per cui, se hai la sfortuna di incappare in quel ritardo di registrazione, bhe, il cassiere, ora senza Profumo, (ma anche prima di quello), sicuramente potrebbe rispondere: “No bonifico, no Party“. E il bonifico, anzicchè arrivare il 23 del mese, come consueto, arriverà chissà quando. Davvero questo capitalismo è incompatibile non solo con la democrazia ma anche con la vita. Torno velocemente verso casa, ma ricomincia a piovere. Recupero la scala mobile della metropolitana. Una scala mobile in discesa, come succede per i lavoratori della scuola. Sempre piu’ al buio. Povera scuola, scuola povera, poveri noi. Certo, qualcuno potrebbe ricordarci Flaiano:“la situazione è grave ma non seria”. Serve non solo un dibattito in Parlamento. Occorre una mobilitazione. Occorre una fortissima partecipazione allo sciopero che verrà.

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