Farewell

Da tanto, troppo tempo, in molti chiedevano: “come mai non scrivi”? Già…come mai? eppure molti e tanti erano gli argomenti….ma del perchè, non diro’.

Piuttosto, pensando al “digiuno dei precari”….penso al mio “farewell”…

Il mio farewell. Ad Ivrea.

A Torino, sabato scorso, c’era il sole.” Il sole bacia i belli”, si sente dire. Nell’ambito dell’assegnazione nomine, per un posto Ata, non eravamo belli. E il “partito dell’amore” esprimeva odio, “ tagliando”. Le forbici del “duo” Tremonti-Gelmini, binomio espressione dell’amorevole “Presidente Silvio Berlusconi”, forse poco,  di li a poco, avrebbero effettuato “un taglio” su molte delle circa trecento “teste” in attesa del conferimento di una nomina. Trentasei ore settimanali, 950 euro il compenso. Senza conoscerne la meta, perchè la meta la decide la sorte, in luogo nostro, in base a chi è piazzato meglio, prima di noi, in graduatoria. I posti rimasti, sabato, erano davvero pochi, “grazie” si fa per dire a tagli e vincoli. Per pochi. Per altri, non esistono vincoli. Le scuole rimaste, da coprire mediante incarico, erano davvero poche. A Torino esiste ormai da anni una fascia, la prima, che fino all’anno scorso, garantiva a chi era inserito una nomina annuale; la si esauriva e si cominciavano così le chiamate anche per la seconda fascia, un serbatoio . Ma giusto. Quest’anno, la prima fascia, terminava al numero 2200. I posti da collocare si attribuivano, nell’ultima chiamata di sabato, fino alla posizione 1820, circa. Si deduce che molti di prima fascia non hanno ottenuto la nomina. Ho visto la disperazione sul volto di molti. Ho visto lacrime che quel sole, che illumina e scalda visi belli e brutti, spesso non riesce ad asciugarle e si dimentica inoltre di illuminare qualche migliaio di disperati. Eravamo in trecento circa. Sono uno dei fortunati nella sfortuna. Possiedo due lauree, perchè “la formazione non è mai sufficiente”, e “garantisce opportunità”: sono inserito in classi di concorso dove la mia “posizione è lontanissima”, difficilmente “nominato come insegnante” per cui devo ripiegare a “raschiare” il barile nel profilo Ata, presumibilmente, ultimo anno, applicando la teoria dei tagli di “un terzo, un terzo, un terzo”. Per cui, con l’ultimo terzo dei tagli dell’anno prossimo, presumibilmente il sole non accarezzerà piu’ il mio viso. La voglia di partire, di lasciare l’Italia, è forte. Un’Italia in cui si fa appello, ora, al senso di responsabilità. Già, ma prima? Dove erano coloro che inneggiano al senso di responsabilità e fanno carta straccia delle sentenze?Dove erano coloro che percepiscono 435 volte la somma di un operaio? Dove erano quando si arricchivano con le speculazioni e noi, a sporcarci di olio, di grasso, di sudore, con contratti a termine, interinali, ci impoverivamo mentre lor signori si arricchivano? Abbiamo sentito tutte le narrazioni del “padrone” che spesso andava a braccetto col governo: mancato recupero dell’inflazione; delocalizzazioni; fine del contratto a tempo indeterminato; investimenti in cambio di diritti, e bearsi di un grandioso investimento quando quasi la stessa somma viene percepita in un altro Stato Europeo ma non soggetto a vincoli e quindi libero di “aiutare le imprese”? Ho intasca la nomina, che per un anno mi garantisce un lavoro, retribuito con 950 euro, alle volte. Già, perchè non sempre è così. Residente in un piccolo paesino,a Sud di Torino , ho viaggiato sei giorni su sette verso nord, di Torino (Ivrea), con spese di viaggio che rasentavano i 100 euro mensili. Dove, essendo precario, ultimo arrivato, ho svolto ferie nel periodo non da me indicato, e che a causa lavori su un ponte ferroviario, tra Torino e Ivrea, le ore passate in treno-bus, al giorno, sono diventate sei (tra andata e ritorno) e questo in un Paese dove si plaude all’alta velocità. Chi guadagna quelle cifre, da precario, come coloro che sono in mobilità o in cassa integrazione o disoccupati, non sondo “degni” di attenzione da parte del “partito dell’amore”. Un partito dell’amore che con zero amorevolezza parla di lavoratori. A quella cifra, da 950 euro circa, (da decurtare, il costo dell’abbonamento) vi sono altri svantaggi fisici e morali  e si aggiunga  anche che nella scuola, non esistono i buoni pasto, per cui…… Ho aderito a tutti gli scioperi, Cgil, Cobas, e mi domando se agli altri sindacati piaccia tanto dormire ed essere cullati tra le braccia di un padrone e di un Governo così ottuso che continua a ripetere che “tagli non ve ne saranno”. E mi domando se molti colleghi pensino solo ed esclusivamente al presente e mai al futuro, non mio, ma dei loro nipoti. Chissà cosa ho visto, se così non è, allora; chissà per cosa digiuneranno i precari; semplice, fra un po’ saranno disponibili i dati degli iscritti all’ufficio di collocamento, per lo stato di disoccupazione. Vedremo chi ha ragione. Domani, sarà l’ultimo giorno: treno, bus, sei ore di lavoro. Consegna idel badge, delle chiavi. Saluti di circostanza ad alcuni e un grazie ad altri per il loro senso di umanità, (patrimonio personale), a coloro che mi hanno accolto, ascoltato, indirizzato, consigliato. A Vito, Marina, Rina che si sono fatti carico-di tanto, di me, delle difficoltà. Con i loro caffè sempre pronti; con il loro continuo ascoltare i temi dominanti della precarietà. Ai ragazzi diversamente abili, che poi tanto diversamente non sono, dato che abbiamo solo da imparare. Alle loro insegnanti di sostegno, precarie, in giro, forse per l’Italia. O forse no, dato che la forbice ha accarezzato anche loro. Sicuro che ci terremo sempre vivi nei nostri cuori. Ritorno: bus, treno.

Domani, è un altro giorno. Oggi, il farewell. Ad Ivrea. Domani, chissà, forse a questo Paese, una volta Bel. O forse lo era solo per pochi.

2 pensieri su “Farewell”

  1. Romano, perché non vieni a trovarci allo stand Agile che abbiamo in viale Primo Maggio?

    Perché non spieghiamo alla gente quanti “fannulloni” vivono di onesto lavoro incontrando quotidianamente difficoltà e amarezza senza perdere dignità e speranza?

    Ti aspettiamo, anche online se vuoi.
    ciao
    Marco

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  2. Ciao Marco, e grazie. Un saluto a tutte le compagne e compagni lavoratrici e lavoratori Agile. Verro’ a trovarvi, e magari con qualche collega di Ivrea, appena lasciata.
    Quello che vorrei, vorremmo è che la smettessimo di pagare per gli errori altrui: abbiamo già dato, e molto. Si vorrebbe solo una piu’ equa redistribuzione delle risorse, e la nostra dignità.
    Grazie, Marco.
    Questo spazio, è anche vostro…quando volete, scrivete pure.
    a presto

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