“La legge del piu’ forte”; “Controcanto. Sulla caduta dell’altra Italia” del prof. Marco Revelli

Diritto e legge. Mercato e fuori. Operaio contro capitale. Conflitto operante. Solo che questa volta il ricatto mi ricorda una vecchia, ma non molto, pubblicità: ” Ti piace vincere facile, vero”? Ti piace vincere facile, vero, Fiat? Flessibilità e produttività, termini tanto abusati fino a poco tempo fa; messi da parte, in un certo senso, oggi. Da accantonare. Mercato e fuori. Mercato, come compressione ulteriore dei salari. Fuori, perchè con quel tipo di accordo, di colpo, ci si immette in un’altra realtà, dove, il diritto alla salute, sarà un optional, (alcuni giorni di malattia non saranno retribuiti, in questo caso, i primi tre); le pause, poi, in quel nuovo contratto, “calato dall’alto”, saranno contratte; lo sciopero, diritto individuale, per carità, meglio non parlarne, ed anzi, sarebbe meglio non aderire quando è proclamato; forse sarà anche “fuori” adempiere a “funzioni elettorali” quali lo scrutatore o il rappresentante di lista; tutto quello insieme ad altri diritti, che vanno via, velocemente, grazie, si fa per dire, al consenso di una parte del sindacato, che non riesce mai a dire no. Oggi, su “Il Manifesto”, Marco Revelli, in prima pagina, scriveva “La legge del piu’ forte” rammentandoci che alcuni diritti, come il diritto di sciopero, sono sanciti costituzionalmente. Altri, come il pagamento dei primi tre giorni di malattia, garantiti dalla legislazione ordinaria. Ancora, la perdita della gestione del proprio tempo, in un modello di produzione che privilegia l’esigenza aziendale: una settimana si lavora sei giorni, una settimana quattro. Con tre turni giornalieri da otto ore. Il mercato, il fuori, l’impresa, vuole mano libera nel gestire. Un esito “darwiniano”. La legge del piu’ forte. La legge del “ti piace vincere facile”. Ma non erano proprio quei sindacati che erano scesi in piazza per il Family Day, mettendo al centro la famiglia? E ora, meglio l’esigenza aziendale della famiglia e dello stare insieme? Utile anche la lettura di Liberazione di oggi, con l’editoriale di Giorgio Cremaschi.
Velocemente, con il consenso di chi dovrebbe mediare, convocare le parti, tutelare il piu’ debole, si vorrebbero distruggere, annullare anni e anni di sacrifici, di lotte, di conquiste. In un colpo solo fare carta straccia della nostra Costituzione. Velocemente si vorrebbe proporre una nuova legge, una nuova Costituzione, da “esportare” in altri siti produttivi. Magari fosse vero, per loro. E il guaio è che sulla pelle degli ultimi, con l’avallo di una parte del sindacato, si è riusciti a compattare gli operai. Per accettare una cosa non buona. Gli operai si devono compattare per dire no alle porcherie di chi pensa che con i soldi si ottiene tutto. Favori compresi. Non solo case, magari, senza saperlo.
Quante cose si sono accettate negli ultimi venti anni. Con il consueto ritornello che “piu di così non si poteva ottenere”. Infarcendo anche le scuole di precari, per anni e anni. E siccome sono precari, le visite mediche e i corsi sulla sicurezza sono diventati optional. Come l’anzianità di servizio. Che non si matura mai. Perchè saremo sempre “nuovi” con nuove scuole di destinazione. Non importa se a settanta o ottanta km di distanza. Non importa se poi per raggiungere il posto di lavoro, precario, devi munirti dell’abbonamento per il trasporto. Non importa se tutto cio’ senza buoni pasto. Occorre reagire. Occorre svegliarsi da questo torpore.
Utile la lettura del libro del prof. Marco Revelli, “Controcanto”, sulla caduta dell’altra Italia. Un libro che va letto e riletto.

Giovedì 17 giugno alle ore 21, il libro verrà presentato presso la Sala Consiliare di Chivasso (Torino), piazza C.A. Dalla Chiesa.
Grazie Marco.

1 commento su ““La legge del piu’ forte”; “Controcanto. Sulla caduta dell’altra Italia” del prof. Marco Revelli”

  1. Buongiorno Romano, le richieste della direzione Fiat per il mantenimento dello stabilimento di Pomigliano sono l’ultimo colpo perpetrato dalla borghesia nei confronti degli operai in questi 30 anni. Quando dico l’ultimo colpo. Dico che il barile lo abbiamo già raschiato e lo abbiamo già bucato. Ma quello che mi fa più rabbia non sono i rappresentanti dei capitalisti camuffati da sindacalisti, quelli li conosciamo bene. Mi fa rabbia che la gente non si indigna più quando sente il ministro dei padroni dire che la Fiom vuole fare chiudere la fabbrica. Mi viene in mente un film che ho visto anni fa: dove un gallo aveva delle pietre appesi al collo da non permetterle di alzare la cresta. Ma come si fa a restare impassibili alla violenza che la classe borghese continua a farci, non contenti di averci portato via tutto e ridotti in miseria (scala mobile, pensioni, contratti annullati dalla famigerata legge Biagi.) Non contenti cosa vogliono che la gente brandisca le armi.
    Rosina.

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