A Genova.

Genova. Chissà perché, questo pensiero, oggi, ne rimanda altri. Rimbalzano. Oppure no. Conosco il perché. “Scuola come riscossa” e “Un viaggio lungo cinque anni”. Pensieri, storie, prospettive, quelli di Simone. Che si ferma, si pone domande, si racconta, si preoccupa. Chiede, ciò che ora sembra non esserci. Una distanza. Scuola e Università sono grandi preoccupazioni. Come altri temi. Il lavoro, che manca. Posti di lavoro che si perdono in continuazione. Tagli agli organici, che verranno, come programmati. Tartassati, sempre i soliti. Licenziamenti, come sui quotidiani si accennava ieri, a “chiamata”. Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. Chi non ha casa e chi la possiede “a bella vista” (magari senza conoscere colui o colei che gliel’ha pagata). Nonostante ciò, ci si ostina a far finta di nulla. Forse ci si nasconde. La Grecia è vicina. La Grecia è qui.  Non una protesta. Nulla di nulla. No, signori, non tutto va bene. Va male. Va malissimo. Vedo centri di volontariato pieni di gente che aspetta il proprio turno per ricevere “una borsa” di viveri. Vedo code presso l’Inps. Code presso i patronati. Ansie. Preoccupazioni. Voi, non le vedete? Mi piacerebbe leggere più ragazzi che si pongono domande, come Simone. Che si interessano, partecipano, dibattono, prendono posizione. Come è stato Carlo. Dove è andato a finire quel “movimento dei movimenti” di Genova 2001?

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