La mia idea di missione di pace: ritiro immediato dei giovani militari italiani dai teatri di guerra

Di SIMONE CIABATTONI
23 MILIARDI DI EURO. Cosa sono, o cosa non sono? Comincio da cosa essi non sono: NON SONO I FONDI STANZIATI PER RILANCIARE L’AGRICOLTURA CON SISTEMI ECOCOMPATIBILI ALLA CRISI AMBIENTALE; non sono fondi stanziati alla tutela della biodiversità, e ricordo che, come annunciavano alcuni giornali pochi giorni fa, l’Italia è il paese piu’ ricco di biodiversità, con 57. 468 specie animali e 12.000 specie floristiche; non sono soldi destinati alla tutela del paesaggio, dato che migliaia di ettari vengono ricoperti d’asfalto e cemento, non sono soldi stanziati per la ricerca e lo sviluppo, dove, sappiamo, la spesa per l’istruzione è davvero bassa; NON VENGONO EROGATI PER RINNOVARE IL SISTEMA DI APPROVIGIONAMENTO E DISTRIBUZIONE DELL’acqua POTABILE E concedere LA POSSIBILITA’ DI utilizzarla AI NOVE MILIONI DI PERSONE CHE QUEST’OGGI ne sono privi.

Cosa sono, quindi:

FONDI CHE IL NOSTRO PAESE NEL 2010 HA SPESO E SPENDERA’, lungo il corso dell’anno, ancora piuttosto lungo, PER ARMAMENTI, MISSIONI ESTERE, MEZZI DI GUERRA. INTANTO SUL FRONTE ESTERO CONTINUANO A MORIRE MILITARI, L’ULTIMA TRAGEDIA E’ AVVENUTA LUNEDI’ 17 MAGGIO 2010, giorno in cui MORIRONO, IN AFGHANISTAIN, DUE SOLDATI DELLA TAURINENSE. QUANTI RAGAZZI DEVONO ANCORA AGGIUNGERSI ALLA LISTA PRIMA DI PRENDERE LA DECISIONE “PIU’ DI BUON SENSO”, OVVERO QUELLA DI RITIRARE TUTTE LE TRUPPE DI GUERRA DA QUESTE MISSIONI, CHE DI PACE NON SONO?

IL MINISTRO DELLA DIFESA IGNAZIO LA RUSSA NELL’ESPRIMERE IL CORDOGLIO ALLE FAMIGLIE DELLE VITTIME DELL’ULTIMO ATTENTATO, HA ANNUNCIATO CHE ENTRO FINE ANNO IL CONTINGENTE ITALIANO SARA’ DESTINATO A RAGGIUNGERE LE QUATTRO MILA UNITA’. SENZA GROSSI TITOLI SUI GIORNALI SONO STATI ACQUISTATI 130 CACCIA BOMBARDIERI PER IL COSTO DI TREDICI MILIARDI DI EURO;

INTANTO IN ITALIA SI STA DISCUTENDO PER VARARE UN PIANO CHE DOVREBBE TAGLIARE PENSIONI, CONGELARE GLI STIPENDI, NON RINNOVARE I CONTRATTI DI LAVORO, PER FAR FRONTE AD UNA CRISI CHE FINO A IERI era NEGATA. E’ IMPORTANTE PERO’, CAPIRE PERCHE’ SEMPRE PIU’ GIOVANI SI ARRUOLANO NELL’ESERCITO E IN PARTICOLAR MODO GIOVANI PROVENIENTI DAL MEZZOGIORNO;

LA RISPOSTA E’ MOLTO SEMPLICE: RETRIBUZIONI ALTE NEL CASO DI MISSIONI ESTERE, ATTIRANO MOLTI GIOVANI ALLA CARRIERA MILITARE IN QUESTA SCURA REALTA’ OPPRESSA DALLA PRECARIETA’ E INCERTEZZA FUTURA.

IL RITIRO DEI CONTINGENTI DALLE MISSIONI ESTERE DEVE ESSERE UNA PREROGATIVA PRINCIPALE. CI DOBBIAMO PROPORRE L’OBIETTIVO DI SOLLECITARE IL GOVERNO AL FINE DI FAR RIENTRARE I NOSTRI SOLDATI DALL’AFGHANISTAIN E RICORDARE L’ART 11 DELLA COSTITUZIONE “LA REPUBBLICA ITALIANA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI”.
Già, la Costituzione, così, “sana, robusta, giovane”.

Proprio il 20 maggio, si è festeggiato “il compleanno” dello Statuto dei lavoratori: 40 anni, che per una legge, possono sembrare tanti, ma che in realtà è giovane, da difendere, perchè mette al centro la persona e non l’impresa. Con lo Statuto dei lavoratori, la Costituzione è entrata in ogni luogo di lavoro. Come ha ricordato il Presidente del Consiglio Comunale di Torino, Castronovo, quante discriminazioni vi erano prima dell’entrata in vigore dello Statuto? quante schedature dei lavoratori per le loro idee politiche, o religiose? Occorre uno sforzo, da parte di tutti, affinché la legge, la Costituzione, sia rispettata, in tutte le sue parti.

A Genova.

Genova. Chissà perché, questo pensiero, oggi, ne rimanda altri. Rimbalzano. Oppure no. Conosco il perché. “Scuola come riscossa” e “Un viaggio lungo cinque anni”. Pensieri, storie, prospettive, quelli di Simone. Che si ferma, si pone domande, si racconta, si preoccupa. Chiede, ciò che ora sembra non esserci. Una distanza. Scuola e Università sono grandi preoccupazioni. Come altri temi. Il lavoro, che manca. Posti di lavoro che si perdono in continuazione. Tagli agli organici, che verranno, come programmati. Tartassati, sempre i soliti. Licenziamenti, come sui quotidiani si accennava ieri, a “chiamata”. Poveri sempre più poveri. Ricchi sempre più ricchi. Chi non ha casa e chi la possiede “a bella vista” (magari senza conoscere colui o colei che gliel’ha pagata). Nonostante ciò, ci si ostina a far finta di nulla. Forse ci si nasconde. La Grecia è vicina. La Grecia è qui.  Non una protesta. Nulla di nulla. No, signori, non tutto va bene. Va male. Va malissimo. Vedo centri di volontariato pieni di gente che aspetta il proprio turno per ricevere “una borsa” di viveri. Vedo code presso l’Inps. Code presso i patronati. Ansie. Preoccupazioni. Voi, non le vedete? Mi piacerebbe leggere più ragazzi che si pongono domande, come Simone. Che si interessano, partecipano, dibattono, prendono posizione. Come è stato Carlo. Dove è andato a finire quel “movimento dei movimenti” di Genova 2001?

Un viaggio di cinque anni chiamato “amore”

Di Simone Ciabattoni
14/05/2010 ore 7,30 circa. INSIEME ALLA CLASSE, dell’istituto agrario Dalmasso di Pianezza, Torino; con la classe  ci accingiamo ad un paio di  importanti visite di istruzione: un vivaio, sito nei pressi di Alba in provincia di Cuneo  e presso un’azienda vitivinicola, a Pocapaglia, nei pressi di Bra, anch’essa  cittadina in provincia di Cuneo. NON E’ UN SEMPLICE VIAGGIO D’ISTRUZIONE ma l’ultima occasione in cui  LA NOSTRA classe avrà modo di “spendere”  del tempo insieme.
La maturità che di qui a poco ci vedrà impegnati segnerà il termine di un anno scolastico; ma non  solo: con questo infatti si chiude  UN CICLO DI STUDI , DURATO  CINQUE ANNI; ciclo che ha conosciuto, onestamente, MOLTE DIFFICOLTA’ relative all’ambientamento, all’adattamento in un MONDO scolastico, quale, quello  DELLE SUPERIORI   così,  DIVERSO DA quello delle scuole MEDIE. Con il trascorrere degli anni, altre difficoltà si sono presentate. IN QUARTA, ad esempio, la classe si è formata dall’unione di due differenti sezioni, dando  luogo alla quarta classe SEZIONE G. Una fusione, inizialmente, non esente da difficoltà. Tutte, col tempo, ampiamente superate.
Il passare del tempo, l’approfondita conoscenza fra noi studenti, LO STUDIO, la fatica, l’impegno, il giusto valore dato a tutto ciò, hanno fatto sì che si superassero quelle difficoltà  prima citate, dando così vita  ad UN BELLISSIMO RAPPORTO TRA TUTTI I COMPAGNI. Rapporto ulteriormente migliorato con LA FANTASTICA GITA DELLA QUARTA SUPERIORE CHE HA DEFINITIVAMENTE plasmato le due sezioni di vecchia provenienza.

A ripensarci, oggi, il tempo è scivoltato via velocemente.  Un periodo che è una narrazione continua di storie personali, non solo di voti e  di valutazioni finali. Gioie, dolori, affetti, amori nati, cresciuti e terminati, amori non corrisposti e molto altro, che capitano a tutti in questa età.
TRA POCO PIU’ DI UNE MESE  TUTTO sarà FINITO, CI congederemo, ci  “licenzieranno” (probabilmente) dalla nostra scuola, la nostra casa:  seconda casa.  CERTO, l’amarezza la diluiremo, magari con un “ RESTIAMO IN CONTATTO”,  “non perdiamoci di vista”, “messaggiamoci”, “telefoniamoci”, restando con la consapevolezza CHE Nulla SARA’ PIU’ COME PRIMA. Un viaggio chiamato “amore” potremmo dire, alla Dino Campana, perché anche noi, abbiamo “coltivato le nostre rose”. Spesso, anche con le spine. Siamo uguali, ma anche tutti diversi. Non tutti occupano parte del proprio tempo, come rilevato da una recente ricerca,  un’ora al giorno, su you tube, un’ora su social network e ore settimanali sui videogiochi. Forse leggiamo poco, ma sappiamo chiederci il perchè “della balena grigia” avvistata in zone non sue; ci chiediamo quali conseguenze avranno  i disastri ecologici come “la marea nera”, dovuta all’inquinamento petrolifero e molto altro ancora. Ci dedichiamo al volontariato. Molti continuano ad essere generosi ed altruisti: anche alla nostra età “ e non solo nei primi due anni di vita”. Amiamo la vita con tutte le sue differenze; diamo importanza alla biodiversità e sappiamo di aver ricevuto solo in prestito un mondo che va preservato da tanto male che spesso l’uomo perpreta al solo scopo di trarne profitto.
Per quanto mi riguarda, anche io ho avuto modo di AFFEZIONArmi AD ALCUNE PERSONE piu’ di altre, e ROBERTO FRA TUTTe. Un amico, sempre presente, FIN DALLA PRIMA superiore; un’amicizia che ha conosciuto anche TANTE DISCUSSIONI, anche,  POLTICHE e nonostante cio’ Roberto resta, per me, un punto di riferimento.
Il futuro, per me, sarà Università, anche se “a caro prezzo”, dato che, a quanto ho avuto modo di vedere e sentire dai televisione e giornali, non “naviga certo in buone acque”.
Qui, avro’ probabilmente la compagnia di  RICCARDO E MICHELA. Al primo va un ringraziamento speciale per tutte le volte che mi ha accompagnato in macchina. A Michela, conosciuta solo in quinta, un incoraggiamento particolare, a non mollare mai. Il resto, che avrei piacere a comunicarle, in un mondo dove tutto è divenuto “spazio pubblico” vorrei preservarlo dalle luci e dai riflettori, ridando in tal modo, dignità e purezza ad un sentimento che nonostante tutto continuerà ancora a chiamarsi amore.
Ora, IL MOTORE DEL bus, di questo viaggio chiamato scuola superiore Dalmasso, è ancora acceso, ma lo sarà per poco. Le campane suoneranno ancora altre volte, ma non per noi; il nostro registro, si avvia alla chiusura e a prendere posto in un archivio, insieme a quelli degli anni passati. Le fotografie di classe finiranno su qualche scrivania, altre in qualche cassetto, ma restiamo noi, che abbiamo contribuito a scrivere un pezzo di storia e certamente altra ne scriveremo.
Sentivo l’esigenza di scrivere per dimostrare che dalla penna non fuoriesce solo inchiostro, ma emozioni, che devono essere liberate. Televisione, pubblicità ed altro ci dipingono in un certo modo, ma non siamo tutti così. Amiamo il sapere e desideriamo conoscere; vogliamo un’università che sia per tutti e non per pochi, aperta, senza confini. Sappiamo amare, nel modo giusto, senza clamori e pubblicità e sappiamo piangere. Come è capitato anche a me nello scrivere questo viaggio “chiamato amore”.

TITOLO: GIOVENTU’ BRUCIATA

Di SIMONE CIABATTONI
IL TITOLO VUOLE ESSERE UNA PROVOCAZIONE VERSO LA SOCIETA’ GIOVANILE DEI GIORNI D’OGGI. LA MAGGIOR PARTE DEI RAGAZZI NON RIESCE A TROVARE DEI MODELLI DI RIFERIMENTO E QUESTA ASSENZA DETERMINA EFFETTI MOLTO NEGATIVI; CREA UNA VOGLIA DI EVASIONE CHE TROVA SPESSO SFOGO NELLA DROGA E NELL’ALCOOL. LE CONSEGUENZE LE CONOSCIAMO TUTTI, SENTENDO LE NOTIZIE NEI TELEGIORNALI DELLE DECINE E DECINE DI RAGAZZI MORTI OGNI FINE SETTIMANA PER INCIDENTI STRADALI.

LA SCUOLA VIENE VISTA PIU’ COME UNA IMPOSIZIONE ALLA QUALE CI SI DEVE ATTENERE RISPETTO AD UN AMBIENTE COSTRUTTIVO.. CI INSEGNA, CI AIUTA A CRESCERE, A SAPER CONVIVERE CON GLI ALTRI, A SUPERARE LE NOSTRE DIFFICOLTA’. SECONDO ME LA SCUOLA CI DA’ ANCHE LA POSSIBILITA’ DI ESSERE LIBERI PERCHE’ “L’ESSENZA DELLA LIBERTA’ E’ SEMPRE CONSISTITA NELLA CAPACITA’ DI SCEGLIERE”; LA SCUOLA OFFRE PROPRIO QUESTA CAPACITA’, SAPERE PER SCEGLIERE.

LO STUDIO E’ FONDAMENTALE NON SOLO PER LA FUTURA PROFESSIONE MA PER LA VITA DI TUTTI I GIORNI.

I RAGAZZI VENGONO PIU’ FACILMENTE MANIPOLATI PROPRIO PERCHE’ MANCANO DI CULTURA!!! LA CONOSCENZA CI RENDE CAPACI DI PENSARE CON LA NOSTRA TESTA SENZA SEGUIRE INUTILI MODE E FALSI MODELLI DI RIFERIMENTO. ECCO PERCHE’ IL FAR POLITICA SECONDO ME DEVE ESSERE VISTO COME UNA VIRTU’ POSITIVA, QUESTA PASSIONE DEVE ESSERE UN OTTIMO MODELLO DI RIFERIMENTO.

LA MODERNITA’, LA TECNOLOGIA HANNO CREATO MILLE E PIU’ COMODITA’. SI GODE DI TUTTO QUEST’OGGI, DALL’INDISPENSABILE AL SUPERFLUO. QUELLA CHE NEI PRIMI TEMPI E’ UNA MODA DA SEGUIRE E RINCORRERE A TUTTI ICOSTI, PASSATO IL GRAN BOOM, DIVIENE UNA NOIOSA ABITUDINE. SI CERCANO PERCIO’ ALTRE ALTERNATIVE, SI TENTA OGNI STRADA PER TROVARE UNA VIA DI FUGA!!!!!!!!!!

ARTESIO (FdS) – LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PER RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA

ARTESIO (FdS) – LA NOSTRA PROPOSTA DI LEGGE PER RIDURRE I COSTI: ABBASSARE L’INDENNITÀ, DIMEZZARE LA LIQUIDAZIONE, UTILIZZARE PERSONALE REGIONALE PER I GRUPPI CONSILIARI – IN 5 ANNI UN RISPARMIO DI 33 MILIONI

In merito alla riduzione dei costi della politica interviene la Consigliera Regionale della Federazione della Sinistra Eleonora Artesio:

“Vorrei richiamare le persone e la politica a una coerenza tra le dichiarazioni eclatanti nei momenti visibili giornalisticamente e i comportamenti concreti.Di qui lo stupore rispetto a consiglieri già in carica delle diverse formazioni politiche che non vollero discutere la proposta di Rifondazione Comunista sulla riduzione dei vantaggi dei trattamenti di fine rapporto per i consiglieri regionali.

Con la coerenza di chi aveva già cominciato a intervenire sui costi della politica regionale proponiamo ai gruppi, così veementi nel dichiarare oggi la loro disponibilità di cominciare a “tagliare”, di discutere il nostro pdl, già depositato martedì 4 maggio.

Il testo introduce un’operazione semplice: piuttosto che arzigogolare sui compensi aggiuntivi o sui benefit, si allinei almeno l’indennità ai livelli delle altre regioni visto che il Consiglio piemontese – grazie al consenso di tutti i gruppi, comprese le “anime belle “ che ora si disperano per i costi della politica – aveva autodeterminato un trattamento tra i più favorevoli in Italia”.

I tre principali punti della proposta di legge:

· Indennità di carica dei consiglieri regionali passa dall’85% al 65% rispetto all’indennità parlamentare; ovvero da 9948 a 7606 euro lordi al mese per un risparmio annuo di 1,7 milioni l’anno (8,5 milioni a legislatura)

· Dimezzata l’indennità di fine mandato, per un risparmio di circa 3 milioni

· Ogni gruppo consiliare può predisporre di proprio personale nella misura del 20% rispetto all’organico; per il resto deve avvalersi di personale già in organico all’amministrazione regionale (il tutto comporta un risparmio di circa 22 milioni per legislatura)

“Nessuno dei tribuni spiega però la finalità cui destinare il risparmio; nella nostra proposta viene prioritariamente indicato il sostegno ai lavoratori in difficoltà, tuttavia va detto che lo sforzo per la riduzione dei costi della politica dovrebbe servire non solo ad assecondare e a riflettere la distanza delle persone nei confronti della politica organizzata, ma anche a offrire opportunità per la partecipazione politica dal basso, che è il sale della democrazia. Perché quindi non orientare il risparmio anche alle associazioni di promozione sociale e a coloro che lavorano sulle forme di organizzazione civica?

In ultimo sottolineo come il regolamento della direzione nazionale del nostro partito prevede che ai consiglieri eletti rimanga un’indennità di 2.200 euro al mese. Un piccolo segnale che siccome tocca un partito e non un movimento fa poca notizia e non “colpisce” l’opinione pubblica.

Torino, 6 Maggio 2010

La scuola, la politica: miei amori

Di SERGIO DALMASSO

Sono a scuola dal 1972.
Il tour della provincia granda: Ceva, Mondovì, Alba, Saluzzo, Verzuolo…, poi approdo a Cuneo.
Scelta delle serali per – non avere problemi di disciplina, rotture di scatole… – per avere tempo libero durante il giorno (biblioteca, sede) – per qualche residuo cattolico.
10 anni al diurno, 18 alle serali, 2 come esaminatore ai concorsi nazionali, 3 come “insegnante comandato” presso l’Istituto storico della resistenza.
Poi, inaspettatamente, 5 anni (meno due settimane) in Consiglio regionale del Piemonte.
Rientro a scuola lunedì 3 maggio 2010.
Mi danno tre mattine (sostituzioni) e 3 sere (una classe).
La scuola funziona come una macchina, ripropone, moltiplicati, tutti i problemi che ricordavo: POF, PEI, crediti, debiti, certificazioni (patentino, inglese, computer), invalsi, recuperi (pomeridiani, estivi), viaggi di istruzione…
La società in questi anni è andata a destra, in direzione leghista, razzista, fascista, populista… La scuola non fa eccezione. Il rifiuto di partiti e politica, negli studenti, si colora di senso comune di destra, di ideologie tutte individualiste (successo personale, è colpevole chi resta indietro, pena di morte, chiudere le celle e buttar via le chiavi, finire la scuola il prima possibile per lavorare e guadagnare, astio verso chi cerca di porre limiti – ZTL, velocità in auto… Non parliamo degli immigrati, pure sempre più presenti a scuola e da molti letti come un corpo estraneo.
Gli insegnati si impegnano, ma molti trasmettono questi “valori”, mentre molti “di sinistra” rischiano moralismi o prediche o eccedono in temi ed argomenti che dovrebbero passare in modo omeopatico e non forzato.
Ho sentito spesso porre la domanda “Ma come puoi dire (o scrivere) queste cose?” davanti ad un senso comune che è sempre esistito nei nostri paesi, che la DC ha per decenni controllato e che oggi ha, invece, piena dignità politica.
Ritorno sulle mie vecchie polemiche antiberlingueriane e, ovviamente, ancor più antimorattiane:
– necessità di forti elementi di base, sempre più mancanti, a scapito di tanti “progetti”, belli, ma spesso vuoti
– biennio unitario con opzioni
– riduzione del numero delle materie (spesso troppe e dispersive) e scelta di alcune materie, per ogni indirizzo “centrali”
– ricerca di un asse culturale, di una finalità della scuola,oggi assente.

Gli insegnanti dovrebbero dare l’anima a scuola, ma tornare allo studio, alla ricerca, troppo spesso sacrificata da mille attività (pensiamo alle relazioni dei collegi docenti di fine anno). Esempio morale e amore per lo studio e per i singoli temi, legati in un quadro complessivo (evitando compartimenti stagni e contrapposizioni tra cultura “Umanistica” e “Scientifica”).
Per il serale, credo oramai si sia allo sfascio. Classi sempre più piccole, abbassamento dell’età dei partecipanti, percorsi ultra rapidi in cui non esistono basi elementari (si arriva in quinta in un anno e ci si arrangia), concorrenza spietata delle scuole private (i diplomifici che Berlinguer aveva promesso di combattere).
Anni fa, avevo proposto un piano provinciale per i corsi serali per adulti in cui vi fossero alcuni poli in provincia, la non proliferazione dei corsi, un coordinamento fra gli stessi, la specializzazione di insegnanti preposti/e a questo tipo di utenza e non messi lì qualche mese perché mancano i posti al diurno.
Nulla si è fatto, i pochi serali stanno scomparendo, il Polis non supplisce, a parer mio, nonostante le lodi a livello regionale.
Tornando alla mia piccola storia personale, sto piano- piano reimparando, riprendendo i ritmi, cercando di capire (quando ho lasciato la scuola, 5 anni fa, gli/le attuali studenti/esse erano alle elementari o alle medie).
Come sempre, bisogna fare il possibile nelle situazioni date.
Certo, cinque anni, producono una ruggine enorme e non basta qualche giorno per eliminarla.

Incominciamo da queste note. Forse servono a discutere della scuola anche in questo interessante blog.

Sergio

Prossimi impegni di Sergio Dalmasso:
– sabato 15 maggio 2010, pomeriggio, BARGE, biblioteca civica, convegno su Ludovico GEYMONAT.
org. Comune di Barge, associazione Pietraprima.

– venerdì 28 maggio 2010, ore 21, BOVES, sala Borelli, dibattito sulla TAv.

Il mio primo maggio, la nostra festa dei lavoratori

Di Simone Ciabattoni

Torino, sabato primo maggio. In corso Cairoli, contrariamente a quanto la tradizione prevede, era previsto il concentramento e la partenza per quanti avrebbero partecipato al corteo del primo maggio.

Alle 10.30, finalmente, tutto è pronto per l’evento da me atteso con gioia ed entusiasmo: il corteo dei lavoratori del primo maggio. Il corteo è così composto: la banda, le autorità cittadine con i gonfaloni, aprono la manifestazione; seguono i partigiani dell’Anpi , i sindacati, i giovani, i partiti; sembrano tutti ai loro posti pronti per partire e festeggiare il primo maggio nato come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.

Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento.

Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il Primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Il corteo non seguirà il percorso tradizionale, perché è stato modificato causa motivi logistici organizzativi legati alla visita del Papa, nella nostra città , il giorno successivo. La magia di sfilare in via Roma ed arrivare in piazza San Carlo viene a mancare.

Al fondo del corteo si vede subito l’unione del Prc e del Pdci i quali sfilano sotto un unico striscione, “ Federazione della Sinistra Torino”, finalmente uniti. Sfila, insieme a noi, il segretario della Federazione stessa, Paolo Ferrero che insieme alle autorità della sinistra torinese quella, a mio modo di vedere, che rappresenta meglio i bisogni della classe lavoratrice e dei disoccupati, riceve molti applausi dalla folla presente lungo via Po.

Vi è tanta musica, tante le canzoni della storia comunista, tanto entusiasmo tra i compagni.

Giunti in piazza Castello, coronata da una marea di gente, viene cantata per ben due volte bandiera rossa; questo per me è uno dei momenti più significativi della giornata, quasi come se a cantare a squarciagola ci liberassimo da un peso, da una delusione che da troppo tempo ci stava lacerando. Cantare come per far capire, che nonostante l’esito delle ultime votazioni regionali, la Federazione della Sinistra è ancora presente, con i suoi militanti che resistono e combattono. Con il rammarico che la bellissima giornata è terminata, rimangono le bandiere rosse, l’entusiasmo dei compagni, i tanti pugni alzati verso il cielo, insieme alle mille domande che hanno segnato la giornata di festa per molti, ma non per tutti. Lungo il percorso ho notato, con amarezza, le vetrine di molti negozi aperti. Una possibilità, un’opportunità per le autorità che hanno deciso l’apertura, ma che contrasta fortemente con la giornata di festa. Forse è partita una piccola “delocalizzazione”, che ha diviso i lavoratori: di serie A e di serie B.

La mia presenza al corteo di ieri vuole essere un piccolo contributo contro tutte le ingiustizie. La festa del primo maggio, non si tocca!

Torino 2/05/2010