Povera scuola, scuola povera. Poveri noi

Siamo agli sgoccioli. Ancora poche ore in qualità di rappresentante di lista e poi, l’apertura delle urne. Alcune considerazioni. Nella circoscrizione in cui sono ubicate le sezioni elettorali in cui svolgo l’attività di rappresentante (la sette, di Torino) la crisi economica ha preso piede. Un tempo si doveva provvedere all’ultimo per una sostituzione di scrutinatori che non si presentavano ai seggi. Ieri in molti si sono presentati per offrirsi in quella funzione. Visi giovani e meno giovani. La crisi picchia. Duro.

Altra considerazione. Svolgendo l’attività di rappresentante di lista, e mi auguro, sia successo a molti che si sono recati ai seggi per votare, l’ascensore della memoria mi ha riportato al tempo della scuola, quello dietro i banchi. Un tempo ifelice, quando non vi erano differenze di classe. Almeno così evidenti. Almeno così rappresentate come oggi. Naturale che il pensiero sia corso ai fatti accaduti negli ultimi giorni. Gite di serie A e gite di serie B. Bimbi lasciati senza pranzo, con solo pane e acqua.  Le necessità della scuola sono tantissime. Non tagliamo.

Ora, dopo aver attraversato corridoi e classi, posso solo affermare: povera scuola, scuola povera, povero me, poveri noi.