Evitare, ad ogni costo, le guerre tra poveri

Non è facile. Non è facile distinguere. Spesso e facilmente si alimenta, volutamente, una “guerra tra poveri”. Basta poco. Uno sciopero: delle ferrovie. Una proposta: 500 euro ai giovani, prelevando le risorse da redistribuire dalle pensioni. Sul  posto di lavoro: le “pim” (proposte di miglioramento, nel privato), i fondi d’istituto nelle scuole. Il lavoro: fisso e precario. L’età anagrafica: “saggi” e giovani. Ultimamente, mi sono arrivate mail csu questi temi, sviluppando  un dibattito tra “chi è garantito e chi non lo è“; tra chi ha una posizione contrattuale e chi no; tra chi gode di una certa anzianità sul proprio posto di lavoro e chi no.  Tra, “un tempo ed oggi”. Il vissuto, nel quotidiano, porterebbe a “caderci”, in quella contraddizione. L’esempio è stato la giornata di mercoledì, sciopero dei macchinisti ferrovieri. Macchinisti ferrovieri, quindi, lavoratori. Impossibilitato a recarmi sul posto di lavoro,  con il solito mezzo, il treno, (in possesso di abbonamento mensile) ho provato, come tantissimi, nelle mie identiche condizioni a cercare altri mezzi di fortuna. I benestanti, un taxi, altri, macchine private, altri ancora, la maggioranza, un altro mezzo pubblico. Un bus. Torino-Ivrea. Peccato che l’abbonamento mensile, del treno, coprisse solo una tratta: si è resa necessaria così la ricerca di una rivendita. Per il biglietto integrativo. Un costo aggiuntivo pari ad un paio di euro. E giu’ le recriminazioni. Per i due euro sborsati. Discutibili. In una giornata simile si poteva evitare di “scucire” soldi, ulteriormente. Si doveva. evitare. “Colpa dei macchinisti”, recriminavano in molti. Fortunatamente non mi sono lasciato coinvolgere. Piuttosto, è esasperante il fatto che tutte le mattine, i treni, di quella linea, oltre che il ritardo debbano farci “gustare” anche una buona dose di ghiaccio. Secco, ma sempre ghiaccio. Ormai le ferrovie hanno deciso di  premiare altre fette di mercato, quelle piu’ redditizie. I pendolari, purtroppo, non rendono. A proposito di treni: oggi, sul treno delle 14. 15, in partenza da Milano Centrale e diretto a Torino Porta Nuova, è successa una cosa un po’ particolare. Tre  o quattro vagoni (a detta di alcuni che mi hanno raccontato l’accaduto) avrebbero subito la chiusura, causa “impossibilitatà del personale a controllare l’intero treno”. Mancanza di personale? Per tornare ai “trabocchetti” delle proposte,  che fanno cascare nel tranello delle “guerre”, quella di assegnare 500 euro ai “giovani” (come sorta di bonus) al fine di garantire loro la possibilità di… “uscire (per andare dove, però non è dato sapere). “Bamboccioni“, “baby boomerang”…, qualcuno contro qualcun altro. Proposta sbagliata. Nella scuola. In quante ci si azzuffa per una misera cifra di un fondo d’istituto che il piu’ delle volte è una “copertina” (coperta conferisce l’idea di qualcosa di piu’ sostanzioso). Senza dimenticare che in alcune scuole la trasparenza è fondamentale e certa. In alcune. E l'”equidistanza” di chi dovrebbe distribuire rispetto ai lavoratori? Certa? sicura? garantita? Mha.  “Tanti auguri”, cantava Raffaella Carrà. Guerre tra poveri e guerre di poveri. “Guerra generazionale”.  Forse un ottimo modo per conservare il potere, vero? Difficile e impegnativo, ma dobbiamo provarci a non cadere nel tranello che ripetutamente certi detentori di potere, affascinati da una sedia, da una scrivania, cercano quotidianamente di non mollare. Occhi vigili, sempre.  Cominciamo a guardare le grandi proprietà e cominciare a distribuire “la coperta” diversamente da come fatto fino ad oggi. La lotta deve tornare a guardare  il verso “verticale”

1 commento su “Evitare, ad ogni costo, le guerre tra poveri”

  1. Bamboccioni sa comunque di privilegiati e scemi. Chiamiamoli vittime del menefreghismo.
    Ho trentasei anni e quando avevo l’età di mia figlia Francesca, cioè sette, assistevo ad animate discussioni politiche in famiglia o tra mia madre e le sue amiche. Quando qualcuno mi concedeva di guardare la televisione, lo faceva con la sicurezza di non farmi assistere a dei diktat governativi, travestiti da lusinghe, sorrisi e in mezzo ai più bassi dei varietà.
    Nelle famiglie moderne si parla di Grande Fratello, di calcio e gossip, del servizio delle Iene, di dove fare la spesa, di Facebook e di come ci piove sempre addosso la crisi (come se fosse una fatalità). Durante un noioso zapping domenicale, sempre che tu non sia tra i fortunati detentori di un posto di lavoro (e quindi la domenica stai lavorando per forse un mese o due e poi chissà), puoi incontrare, tra tette e culi, il ministro della pubblica amministrazione Brunetta, che rilascia ricette ai giovani su come emanciparsi da mamma e papà. Basta sottrarre 500 euro dalle pensioni di chi ha contribuito una vita per garantirsi una vecchiaia dignitosa, e lo ha fatto con sacrifici e duro lavoro, per erogarli (i 500 euro) a chi, per non pesare sul bilancio familiare, con quei soldi decide di uscire di casa.
    Se entro nel merito dei 500 euro, sono caduta nella trappola Brunetta, con una forte provocazione ha messo il naso e le mani sulle pensioni e non sta dicendo quanto ha fatto questo governo festaiolo per i giovani: NESSUNA POLITICA PER IL LAVORO, NESSUNA POLITICA PER IL MANTENIMENTO DEI PRECARI, NESSUNA POLITICA PER LA RICERCA E L’INNOVAZIONE (anzi, ha tagliato i fondi esistenti), NESSUNA TUTELA PER LE GIOVANI FAMIGLIE.
    Ieri poi, il più grande politico che abbiamo in Italia, il Papa, ha fatto un appello per salvare Termini Imerese e quant’altro.Meno male che la mia confusione è durata solo qualche ora.Ore mistiche però, ma ieri sera su Rai 3, alla trasmissione di Iacona, che parlava di case, per fortuna sono tornata in me. Il Vaticano detiene il fior fiore di ricchezze, non lo condivido, ma si sa.Ma che affitti a prezzi strabilianti dei locali al Comune di Roma, locali che vengono usati come dormitorio per disperati, tra una casa occupata ed un ponte, questo non lo posso accettare da chi, allo stesso modo, è capace di produrre solo SLOGAN. Se la Chiesa avesse a cuore le famiglie e la stabilità lavorativa di esse, non lancerebbe solo colombe da una finestra, lancerebbe speranze costruttive e concrete, ha dei mezzi potenti per creare ponti tra il mondo del lavoro, la politica e la finanza, basterebbe disfarsi di qualche patrimonio…
    Quel parlare di mantenere il lavoro, ieri mattina, agli occhi di qualcuno, può aver umanizzato un papa che molti fanno fatica ad amare, io da ieri sera lo vedo come uno sciacallo.
    Ho tanta rabbia dentro. Qualcuno si deve fare carico di tutta questa disperazione. Un operaio che brucia perchè l’ha scelto e perchè non ce la faceva più a sopportare di essere stato licenziato, NON DEVE ESSERE L’ENNESIMO POVERINO CHE HA SCELTO LA SUA SORTE.QUELLA DI ESSERE DIMENTICATO. E’ la sorte di tutti e quando facciamo delle scelte, ci dobbiamo sentire responsabili, per prima quella di quando andiamo a votare. I bamboccioni poi, come dicevo prima, non sono scemi, io ci lavoro tutti i giorni a contatto, per questo chiedo di chiamarli vittime.Sei un operaio come loro, ma hai un contratto diverso che delinea un diverso grado di libertà di scelta, persino quella di mettere al mondo un figlio. Io l’ho potuto fare in semi-tranquillità, loro, se sono responsabili, è meglio che non lo facciano, perchè non se ne farà carico nessuna istituzione, neanche la Chiesa.

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