Nichi Vendola. Ancora un “dito nell’occhio”. Al Pd

Son passati un po’ di anni da quando su Liberazione firmavi il tuo editoriale “Un dito nell’occhio”. Premetto che mi è spiaciuto molto il tuo fuoriuscire da un partito quale Rifondazione Comunista. Davvero. Nelle primarie del 2005 ho mobilitato parenti ed amici affinchè votassero Nichi. Le speranze si riaccesero. Il futuro cominciava a ritornare nelle mani di tanti salentini con cui condivido uno spicchio d’estate. Sotto gli ombrelloni, non solo la Gazzetta dello Sport, ma, lavoro, tanto lavoro, quello che manca, (nel Salento,) e quando è presente, spesso si tinge di nero. Si sa ma non si dice. Tanti giovani avevano sperato. Vendola alle primarie prima, Presidente poi. E io, ero felice, per i salentini. Ti immaginavo, da lì a poco, in quelle terre assolate, sui treni, tra i paesi, vecchi e bianchi, a ridare fiducia e speranza. Tra la gente. Penso ai treni, e penso a te, a quando nei pressi di Roma Termini e andavi a “inchiestare”. Chissà se hai inchiestato ancora. In Salento. Quando torno, in Salento, vedo autobotti d’acqua, fare la spola, da un pozzo ad una cisterna. Un andazzo che conosco, fin da piccolo. Vedevo farsi coda alle fontane “acquedotto pugliese”, con una manopola, da tenere ben ferma, per far fuoriuscire l’acqua. E ti rendi conto di quanto siamo fortunati noi, ad averla sempre. Gente con botti, piccole, grandi, bottiglie, bottiglioni. In coda. Qualcuno con l’ape. Anche io, spesso in coda. Spesso, prima che arrivasse il mio turno, rassicuravo la gente del posto: “Vedrete, non succederà più”. Con Vendola. Spesso mi reco in spiaggia con una famiglia, che ha un ragazzo disabile. Luciano. Deve arrivare in carrozzina sulla spiaggia, una spiaggia che ormai, non è di tutti: chi chiude la strada, (una volta, mi dicono fosse “ente riforma”), chi mette “tufi” per impedire il passaggio agli altri, in una concezione privatistica della spiaggia e del mare; ancora, chi, grazie alla disponibilità di capitali “erige” in continuazione stabilimenti balneari. (mangiandosi quella a disposizione, libera). Luciano, e noi, ora, abbiamo difficoltà a trovare posto, non solo sulla sabbia. E non dico sdraiato, neanche in piedi. La spiaggia pubblica, bellissima, nei ricordi di quando giocavo con Fulvio, Mimmo, Massimo, quelli di Novoli e Copertino, in un infinito Lecce- Torino per non retrocedere, si è ridotta. Eppure “erano” immensi campi di calcio. Sulla spiaggia. Il pallone non andava mai fuori: da una parte dune altissime, dall’altra, il mare. Ora, le dune si sono ridotte, non esistono quasi piu’. Sulle dune, spesso, si ergono come vedette costruzioni. “Con Vendola le abbatteranno” (mi dicevo,) le dune ritorneranno e i bimbi riproporranno altri interminabili Lecce -Torino. Il signore con la cassetta non vende piu’ “geleeti” Alaska, perchè esiste un chiosco con un mega parcheggio, proprio là dove c’era un altro campo di pallone, ma prima, un campo di pomodori, piccoli. Qualche anno fa cercavo di osservare il costo della verdura o della frutta. Immancabilmente, a luglio, succedeva qualcosa. Verdura e frutta andavano in altalena. “Con Vendola non succederà”. Spesso vedo ancora le scritte di un antico referendum “no nucleare” e il pensiero, a te, e ad una sinistra forte, diviene intenso. Mio cugino Cosimo, e tanti altri amici hanno sperato in un tuo “dito nell’occhio” al lavoro. Leggono numeri, di contatori; Mesagne, Torre Santa Susanna, altre volte Manduria, Nardò. E’ bello il Salento. Bellissimo. Ti fa arrabbiare, spesso. Ma quando sei alla stazione di Lecce, che aspetti il tuo treno espresso per Torino, per rientrare al lavoro, che vuol anche dire, ferie terminate, e prima di te partivano quelli per la Germania, vedevi le loro lacrime che chiamavano le tue, e avevi voglia di abbracciare tutti i salentini e il Salento. E il treno intero. E sai che quei fichi, l’uva e “lu sarginiscu” (a Lecce) o “lu milone” li mangerai l’anno prossimo. Per undici mesi, ti devi accontentare di quelli secchi, i fichi, che hai fatto per mangiarli e illuderti un po’ durante l’inverno. Anche io ho imparato a farne, come per i pomodori secchi. Occorre tornare alle radici. Non vè vero Nichi? Nichi, mi hai fatto un dispetto, uscendo dal partito. Mi hai tirato “un dito nell’occhio”, prima delle Europee. Un altro. Prima ci aveva pensato Fausto. Ora, sono felice, per te, per il Salento. Non tirare “dita negli occhi” a chi ha rinnovato una speranza. Hai dato una lezione a chi non ha capito che le politiche, le geometrie politiche, non si progettano nei palazzi, a Roma. Non si mettono insieme l’operaio e l’imprenditore. Nichi, ricordati del Salento. Giralo. Ancora. Come facevi sui treni, a Termini. E ti prego, se devi continuare a mettere “il dito nell’occhio”, abbi cura di “centrarlo”. Non a Rifondazione.

2 pensieri riguardo “Nichi Vendola. Ancora un “dito nell’occhio”. Al Pd”

  1. B E L L I S S i M O!!!!!! Mi hai fatto emozionare. Ho immaginato il tuo mare, il tuo amato Salento, con tutti i suoi problemi, che per tutto l’amore che provi, vorresti valorizzare nelle pecche di sempre, che nn sono da attribuire nè alla gente ne’ al posto, ma all’incuria di un paese che nn preserva i suoi diamanti.
    Quando arrivai a Mola e vidi recintato il mare mi sorpresi moltissimo. Inferriate, parcheggi da pagare per entrare, non un pezzo di mare con libero accesso e non recintato, fino a più giù di Torre canne, dove spesso di domenica vado al mare. diverso, cosi diverso dal mare di Lesina per proseguire a campomarino, Termoli fino a Rimini e più su. Continua così, battiti sempre e non voltare mai la faccia alla giustizia dell’essere, alle cose vere, come taluni fanno.

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  2. Un nostalgico spaccato del nostro sud, amato e odiato, dimenticato e usato, sfruttato e abusato dalle mafie, dai politici, dai potenti, per arrivare ai classici “signorotti” di paese che hanno scelto di fare i servi dei “padroni”.
    La gente è delusa, a volte, troppo abituata ad abbassare la testa, accettare ingiustizie e vedere lo sfacelo delle proprie terre.
    A volte fa comodo, aiuta a vedere un po’ di luce e sorridere; mi riferisco ai favoritismi tanto usati.
    Sono belle le terre che descrivi come è bella la sua gente.
    La politica ha sicuramente la sua responsabilità, ma nel tuo articolo mi sembra che dai troppa importanza all’azione di una persona. La buona politica deve essere fatta da tutti!
    Certo, il Signor Vendola avrebbe potuto fare di più, ma……si chiama Nichi……e non……

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