Questa crisi, complotto di banche e industriali, sta ammazzando Torino: la città degli operai

di Barbara Chiappetta

L’altro giorno al Tg3 Regione un giornalista intervistava dei turisti che per la prima volta visitavano Torino e tutti gli interpellati dicevano pressoché la stessa cosa, Torino signorile, elegante, curata (?), una dama di classe. Nessuno se l’aspettava così bella.
Bella l’opulenza del centro, che piacere fare una passeggiata, osservare le vetrine, prendersi un caffè in un bar storico, finire in uno dei tanti musei…ma Torino la sta pagando amara questa crisi, la dama di classe, la Signora, agli occhi degli addetti ai lavori, è una vecchia stanca e diseredata, a cui è rimasto solo un vecchio vestito per bene e uno sguardo aristocratico. Ma è malata.
Questa crisi, complotto di banche e industriali, sta ammazzando la città degli operai, delle tante storie di immigrazione e di difficile ma talvolta riuscita integrazione. Il sistema capitalistico ha deciso. Risparmiare. Ridurre ai minimi termini il costo della mano d’opera, dislocare, ridurre il numero degli stabilimenti di uno stesso gruppo là dove i costi energetici e di trasporto siano più convenienti, alimentare l’idea che fusioni tra grandi colossi portano lavoro, ma invece lo tolgono in tutti i sensi, perchè spesso si portano proprio via i macchinari di lavorazione. Collocano una grande sede e chiudono, chiudono, chiudono le reti capillari ma anche spesso le uniche risorse di un territorio, tolgono aziende storiche per rinnovare la geografia del lavoro…dà quel tocco di freschezza, quasi di morte. Gli operai sperano solo più in qualche incentivo da parte del governo, se ci saranno porteranno lavoro altrove però (vero Marchionne del “mio stivale”?), ma almeno, forse, chi lo sa, il gruppo non deve tagliare sul mio stabilimento. Mors tua vita mea, sta bene a molti, soprattutto a chi sta passeggiando per saldi.
Non ancora tutto il sistema è in crisi. Questa per il momento è soprattutto la crisi delle famiglie degli operai tagliati, l’effetto domino deve ancora arrivare.
Noi operai così disuniti e per anni educati alla “non reazione”, ora siamo il nuovo fenomeno da baraccone italiano, non ci calcolano se non in preda a qualche gesto disperato (vedi tetti, gru, occupazioni, ecc.). Addirittura, per parlare di noi in certe trasmissioni televisive che ancora qualche volta, tra travestiti e veline, parlano di noi, invitano la torinese Alba Parietti, si chiama spettacolarizzazione e denigrazione di un sistema, come il circo per gli animali, loro hanno Moira, noi abbiamo Alba.
Portiamola la compagna Alba a casa delle famiglie disperate. Portiamola anche in certi quartieri di Torino dove tra poco succederà qualcosa in stile “Rosarno”, perchè il gesto più forte della disperazione deve ancora arrivare: è la ribellione e io, perdonami Romano, non vedo l’ora.

3 pensieri riguardo “Questa crisi, complotto di banche e industriali, sta ammazzando Torino: la città degli operai”

  1. Dal Blog di Rita Pani: Scrittrice…Ortolana…Comunista http://r-esistenza-settimanale.blogspot.com/

    “Addio Anno Zero

    Fino ad oggi Anno Zero era l’unica trasmissione televisiva che, con un po’ di fatica, riuscivo ancora a guardare. “Ora basta pure questa”, mi sono detta alzandomi dal divano dopo aver sentito le rivendicazioni dell’invitata “di sinistra” alba parietti. In principio vedendola, avevo pensato che fosse ospite in qualità d’esperta di botox e protesi degli zigomi – assai più esperta della Cher del consiglio – invece no. Portava la sua esperienza in politica con una tesi che mi ha fatto sobbalzare, e non per le risate: “Se Bersani non figura nemmeno nelle barzellette di Natale, allora c’è un problema.”

    La domanda che ora mi sovviene è: “Quando, anche coloro ai quali deleghiamo la speranza di un minimo di informazione capillare, che purtroppo può essere fatta soltanto attraverso la televisione, impareranno a rispettare la nostra intelligenza?”

    È mai possibile che in uno stato in cui le menti degli italioti sono ormai appannate dalla propaganda e dal silenzio, si utilizzino i lavoratori come scimmiette da zoo e non si dia loro la parola, per garantire lo “spettacolo” miserevole di quattro strapagati imbecilli, pronti a sparigliare le carte in tavola, perché di tutto si parli tranne che della realtà?

    Perché mai, se il problema è la crisi economica che ha ridotto sul lastrico e alla fame milioni di famiglie italiane, chi vorrebbe informarsi deve assistere alle lamentose e inutili litanie di un leghista che ha confuso le lotte del popolo col populismo?

    Gli operai di Milano, in collegamento sotto la pioggia non avrebbero sortito l’effetto desiderato. Perché mi pare chiaro che qualunque cosa ormai, in televisione, si debba solamente sussurrare, e non urlare a gran voce. Tutto ciò che passa per immagini deve essere quantomeno accettabile alla vista, e a tarda sera nelle case degli italioti, e meglio se una telecamera si sofferma sui canotti da otto posti che ornano il viso di una ex soubrette impegnata nell’annosa guerra contro il passare del tempo (proprio come la Cher di Arcore, ormai più gomma che carne) che sull’immagine di un centinaio di disperati che potrebbe insegnare ad altri operai a ribellarsi al padrone.

    Rita Pani (APOLIDE)”

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  2. Quanta invidia per la Parietti,mamma mia.Da sempre è una delle poche ad occuparsi di battaglie sociali,e gia anni fa era ospite di Santoro,per parlare di aborto
    con grande intelligenza.Ora perchè una è rifatta,e quale donna di spettacolo non lo è,non puo’dire cose intelligenti?Brava Alba!

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  3. Dai Roberto, non trasformiamo anche questo articolo in gossip televisivo da strapazzo … sarebbe una riedizione della tv spazzatura che ci propinano in tv. L’invidia, credo, non c’entri proprio nulla; per scendere sul tuo metro di giudizio mi chiedo: cosa potrebbe invidiare una donna giovane carina e non rifatta ad una meno giovane e tutta rifatta.
    Guarda che se leggi gli scritti, l’intelligenza di Barbara o della scrittrice Pani, sicuramente, sono di gran lunga superiori a quella della Parietti e per di più davvero orientati a sinistra.

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