FdS Piemonte: PRESIDIO DOMENICA 27 DICEMBRE DALLE ORE 10 ALLE ORE 13

COMUNICATO STAMPA
FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PIEMONTE

ARMANDO PETRINI (PRC), VINCENZO CHIEPPA (PdCI), FULVIO PERINI (Lavoro e Solidarietà)

La Federazione della Sinistra organizza un

PRESIDIO
DOMENICA 27 DICEMBRE DALLE ORE 10 ALLE ORE 13
in Piazza Castello angolo Via Roma

“Il Piemonte ha bisogno di POLITICHE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI, come una legge contro le delocalizzazioni, e di un RAFFORZAMENTO DEI SERVIZI PUBBLICI, a partire dalla sanità.  Il PD cosa dice?”

“E’ fresca la notizia di una nuova delocalizzazione produttiva che interessa i lavoratori piemontesi.

Il Gruppo Marzotto ha costituito una joint venture con l’azienda tessile Pettinatura di Verrone e Simest per la realizzazione di un impianto produttivo a Sadat City, in Egitto. Il tutto con un investimento complessivo di più di 15 milioni di euro.

Mentre in Italia si chiudono stabilimenti e si mettono i lavoratori in Cassa Integrazione o in mobilità, all’estero si investono milioni di euro. Come al solito, quindi, le aziende italiane spostano all’estero la produzione solo per rincorrere il più basso costo del lavoro. Il Presidente del Gruppo Schneider (Pettinatura di Verrone) l’ha dichiarato tranquillamente al “Sole – 24 ore”. Alla domanda “perché proprio in Egitto?” la risposta è stata “Certo per una riduzione dei costi di manodopera e energia”.

La Federazione della Sinistra chiede con forza alla coalizione di centrosinistra, e al PD in particolare, di far propria la proposta di legge contro le delocalizzazioni che abbiamo presentato in Consiglio Regionale. Una legge che, se approvata, impedirebbe disastri come quelli che si stanno verificando in questi mesi.

Il PD da che parte sta? Dalla parte dei lavoratori o dalla parte delle grandi multinazionali?

La Federazione della Sinistra chiede con altrettanta forza al centrosinistra, e al PD in particolare, di continuare sulla strada intrapresa in questi cinque anni sul fronte della sanità pubblica, impedendo che si torni ad aumentare la presenza della sanità privata, come chiede apertamente l’UDC.

Il PD da che parte sta? Dalla parte dei cittadini o dalla parte degli interessi privati nella sanità?
Per affrontare la grave crisi che aggredisce il Piemonte ci vuole più sinistra, non più centro.
Il PD scelga: o continuare nella strada intrapresa, rafforzando le politiche di sostegno al lavoro e alla rete pubblica dei servizi, oppure cedere ai diktat dell’UDC che chiede una svolta moderata: meno politiche per i lavoratori, più sanità privata, ritorno al nucleare”.

Torino, 26 dicembre 2009

Armando Petrini, Vincenzo Chieppa, Fulvio Perini

Espresso 1665 Torino Porta Nuova- Reggio Calabria nelle vicinanze di Vibo: 170 minuti di ritardo.

Il treno su cui viaggiano i miei amici si trova in questo momento nei pressi di Vibo Valentia Pizzo.  Treno con un ritardo di oltre 170 minuti (per la precisione 176 minuti di ritardo all’arrivo della Stazione di Vibo Valentia Pizzo). Telefonicamente mi hanno raccontato di un viaggio allucinante: freddo gelido prima, poi caldo torrido. Moltissimi in piedi, nonostante nei biglietti si paga la prenotazione obbligatoria: “una forma nuova di mazzetta?”. Altri che cercavano, per come potevano, di riposare. Anche sui “porta bagagli” del corridoio se ne vede uno come visibile nella foto a fianco. Nei loro racconti, rabbia e disperazione.

Uomo pacco in treno sul portabagagli del corridoio

Fin da ieri sera (23 dicembre 2009): Al freddo e al buio, ma, in base al loro racconto, non per difetti, causa ghiaccio, agli scambi dei binari come raccontato dal personale di Trenitalia, ma, forse, per altro: “mancanza del locomotore” atteso per 60 minuti, e che causa la partenza da Torino Porta Nuova con 80 minuti di ritardo sull’orario previsto.

Ci chiediamo dove era finita la motrice arrivata pochi minuti prima di partire? Resto in attesa di altri racconti, nel frattempo, se qualcuno avesse voglia di raccontare. ..

Nel frattempo, ripeto: “Sig. Moretti, non mangi il panettone a Natale”: i gravi disagi creati agli utenti d’Italia di Trenitalia dicono che davvero non merita quel panettone.

Ieri, un treno, tanti treni, molte incognite: l’espresso 1665 delle 21.45

Da Liberazione del 24 dicembre 2009

Ieri. Tardo pomeriggio. Torino, stazione Porta Nuova.Traffico impazzito. Tram e bus pieni come non mai. Alcuni in ritardo. Uscito dalla metropolitana mi sorprende un misto di pioggia e neve. Raggiungo velocemente gli amici che mi attendevano, con borse, valige, biglietto del treno, (direzione Calabria), con “maglioni e acqua”, come consigliato nei giorni scorsi. Testa treno, già posizionato, sul binario da alcuni minuti. Ai “futuri viaggiatori” non rimane che attendere pazientemente la partenza. Pazienza: saper patire. Aspetto, anche io con loro, pazientemente un po’. Il treno della sera, per la Calabria, come molti altri, con diverse direzioni, non ha intenzione di “sferragliare”. Dopo aver atteso ancora un po’, saluto, chiedendo loro di tenermi informato sulle condizioni del viaggio e sull’ora della partenza. All’interno del treno, in quel momento e in quelli successivi, faceva freddo. Nel consiglio, il grande a.d. aveva dimenticato di includere anche le coperte, qualche passeggerà ne è munita ugualmente. Il treno partirà con circa 80 minuti di ritardo. Inizialmente, era previsto un ritardo di 30 minuti. Il treno delle ore 20,50 il famoso intercity notte è già partito con 50 minuti di ritardo.

Pochi minuti fa, i miei amici, dopo una nottata trascorsa in piedi, nei corridoi, si trovavano a Napoli, Campi Flegrei, con circa due ore e trenta di ritardo. Dato che in queste circostanze, non si conoscono misure intermedie, il riscaldamento mi dicono essere “a palla”.

Il treno è l’espresso numero 1665 delle 21.45 diretto a Reggio Calabria.

Continuo a seguire il viaggio degli amici, sempre piu’ convinto che qualcuno, domani, non dovrebbe mangiare il panettone.

Lettera aperta all’AD di Trenitalia Moretti: “si dimetta”!

Anche ieri, per me, come per tantissimi altri, viaggiare, per inizio vacanze o semplicemente per poter recarsi a lavorare, non è stato piacevole o faticoso, ma, semplicemente un trauma. Fin dal mattino presto, i treni diretti a Milano erano in ritardo. Quello per Aosta, da me utilizzato quotidianamente, idem: 15 minuti. Visto il ritardo, ho pensato di prendere un treno diretto a Chivasso; in quest’ultima cittadina, normalmente, si trova una coincidenza per Ivrea, con fermate in ogni paese. Purtroppo, questo treno, era stato soppresso. Mi è toccato aspettare quello proveniente da Torino diretto proprio ad Aosta, con 30 minuti di ritardo. A Chivasso. Peccato che da qui ad Ivrea, quel treno ha effettuato fermate straordinarie in ogni paese.  Conseguenza: ritardo sul lavoro. Ma ormai, sig. Moretti, dove è la novità? Pensavo di esser multato, all’arrivo del controllore: fornisco l’abbonamento mensile, 81 euro e 50 centesimi, ma non ho con me “i maglioni,  l’acqua” e altro da lei consigliato in questi giorni. Al ritorno, arrivo a Torino Porta Susa con identico ritardo, dopo una breve sosta, di circa dieci, quindici minuti nel tunnel a ridosso di Torino Porta Susa. Senza capirne il motivo. Tranne che, all’arrivo, una nube densa di fumo, conferisce l’idea che qualcosa fosse andata a fuoco.  Un evento naturale, la neve, certo. Ma, per cortesia, come mai, l’anno scorso, a gennaio, con una copiosa nevicata, in alcune tratte erano stati soppressi alcuni treni? Evento naturale anche quello o magari il materiale a disposizione non è adatto in alcune circostanze? E se si, perché dissipare tante risorse con la mirabolante e costosissima Freccia Rossa quando sarebbe utile rinnovare il parco mezzi? Mi era stato detto che i Minuetti, avevano un piccolo problema…con la neve. Quindi, l’esperienza avrebbe dovuto quanto meno sopperire in qualche modo a questa “tragedia”. Era davvero inevitabile questo caos? Ricordo ancora una volta che il nostro stipendio non è come il suo. Noi percepiamo meno di mille euro. Lei?

Per favore, come afferma il mio amico di Partito, Juri Bossuto, non mangi il panettone a Natale: si dimetta.

PUNTI PROGRAMMATICI DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA PER LE ELEZIONI REGIONALI DEL 2010

Il Piemonte è attraversato da una grave crisi economica che aggredisce con particolare forza il mondo del lavoro. Una crisi che non solo non può dirsi superata ma che tutti gli indicatori suggeriscono mostrerà nei prossimi mesi il proprio volto peggiore, soprattutto sul piano occupazionale.
Crediamo che per affrontare la situazione sia necessario mettere a punto politiche attente e lungimiranti, nel solco di ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni dalla Giunta Bresso, pur con gli opportuni aggiustamenti e le necessarie modifiche. Aggiustamenti e modifiche che non sono solo il frutto di una valutazione dell’evolvere del contesto generale della crisi ma anche conseguenza delle proposte e dei suggerimenti che, via via, nel corso della legislatura abbiamo presentato.

Ciò è tanto più importante quanto più si profila all’orizzonte l’eventualità di una discontinuità a destra nel governo della Regione, di una destra portatrice di una cultura segnata in profondità dal razzismo e dall’intolleranza. Purtroppo sappiamo bene come l’intolleranza, già di per sé segno gravissimo di un’incapacità di costruire una convivenza civile e democratica fra le persone, costituisca inevitabilmente un potente motore per il rafforzamento di politiche contro il lavoro e contro i lavoratori.

La Federazione della Sinistra propone con forza in questo quadro la costruzione un nuovo modello sociale e di sviluppo, basato sulla capacità di contrasto alla crisi economica, a partire dalla messa a punto di politiche di sostegno al lavoro e ai lavoratori, ed allo stesso tempo sul rilancio e sul rafforzamento di un sistema di servizi pubblici, a partire dai beni essenziali (acqua, energia, trasporti, salute, formazione), alternativo a un sistema basato al contrario sulla centralità delle grandi opere inutili e dannose, come è molto evidente-mente il caso della TAV.

Le nostre proposte programmatiche si concentrano su 6 temi principali: lavoro, sanità, scuola e formazione, ambiente energia e trasporti, laicità delle istituzioni, moralità della politica.

LAVORO
La crisi economica aggredisce con particolare forza la nostra Regione: in assenza di provvedimenti correttivi rischiamo nel 2010 almeno 30.000 licenziamenti solo in Piemonte. La crisi colpisce soprattutto le lavoratrici ed i lavoratori più deboli, lasciando senza lavoro decine di migliaia di giovani e di donne impegnate al lavoro con finti contratti individuali (come molti lavoratori autonomi) e con contratti temporanei (come i collaboratori, le prestazioni tramite agenzie interinali ed i contratti a termine). In molti casi si tratta di persone che non hanno alcuna copertura di reddito. Una parte del lavoro precario sta scivolando nel lavoro nero senza tutela e senza dignità.
E’ necessaria una politica regionale che sappia affrontare efficacemente una situazione tanto difficile.


Documento completo federazione della sinistra

Treni: “ritardo, indeterminato, soppresso”.

Torino Porta Susa ed Ivrea. Mattina, tardo pomeriggio. Quali termini potrebbero legare due cittadine come quelle o come tante altre nella giornata di oggi? Ritardo, indeterminato e soppresso. Causa neve? causa gelo? causa freddo? Nulla era dato sapere, solo che, le condizioni atmosferiche, in quelle come a Milano erano state ampiamente previste. Tranne che….La giornata, iniziata come tutte le altre, nell’attesa di un treno, ogni giorno sempre precario, in modi differenti, che mi avrebbe condotto verso un lavoro precario, e che alla fine del mese ci consente di vivere una condizione da precario, con un progetto di vita precario, viene scandita da una voce metallica nei sotterranei della mirabolante stazione di Torino Porta Susa. “Treno diretto per Aosta”, ritardo, 15 minuti. Prima che diventino venti,  un altro treno viene “ridenominato” a “con ritardo a tempo indeterminato”: quello proveniente da Pinerolo per Milano. Ovvio che la giornata sia cominciata, come molte altre, nella gran confusione.  Intanto il Freccia Rossa occupa il binario, quello dove avrebbe dovuto esserci il treno “dei pendolari”. Che ritarda. Ritardo sul lavoro. Minuti, più dei venti, da recuperare, o tolti dallo stipendio del prossimo mese. Ma, come affermava un noto conduttore, prima di ogni “piccolo spazio-pubblicità”, “Ma non finisce qua”. La conclusione della giornata lavorativa non lascia presagire nulla di buono. Nevica. Fiocchi grossi come una mano. Stazione. Per il ritorno. Il tabellone luminoso indica due treni soppressi. Una corsa sostitutiva, con un bus, che aspetta fuori dal piazzale. Ma non copre l’intero tragitto. Solo metà. Per il resto del viaggio, dovrò utilizzare un treno, proveniente da Milano e diretto a Torino. Che viaggia, regolarmente con circa 50 minuti di ritardo. Diventati 60 e passa a Torino.  Dove continua a nevicare. Copiosamente. Ormai, la stanchezza ha preso il sopravvento. Sono saltati tutti gli appuntamenti. Divenuti precari. Anche quelli.  A fine giornata, Torino risulta essere stata la città più fredda. Ma nonostante ciò non riesco a trovare una giustificazione valida a quanto sopra.

Torino-Ivrea, un treno soppresso, un altro, ennesimo, ritardo.

Una mattina con qualche fiocco di neve. Piccolissimi. Non erano una novità. Come non era una novità subire l’ennesima umiliazione, a Torino Porta Susa, sotterrannea. Arrivo, come i giorni precedenti, qualche minuto prima delle 7.30, per dirigermi verso il lavoro utilizzando, o pensando di utilizzare, il treno delle 7.35. Osservando attentamente il tabellone noto con stupore che, quello precedente, riportava un ritardo di 60 minuti, partenza da Torino Porta Nuova. Caspita!!! Per effettuare dieci minuti di percorso, aveva 60 minuti di ritardo. Il treno che avrei dovuto prendere ne aveva 15. Di ritardo.  Nello stesso istante, il tabellone, indicava il treno delle 6.35 soppresso. Per un attimo mi è sembrato di non vedere neppure l’indicazione di quello delle 7.35. In molti ci precipitiamo lungo le scale della favolosa stazione Porta Susa, sotterranea, pensando di usufruire del treno proveniente da Pinerolo e diretto a Milano al fine di scendere a Chivasso e utilizzare la coincidenza il luogo di destinazione. Giunti sul binario, una voce metallica annuncia che il treno diretto per Aosta è in arrivo sul “suo binario”. Tutti a correre e riprendere le proprie posizioni. Saliamo, con i 15 minuti di ritardo, e, per magia, viene istituita una fermata aggiuntiva: quella che avrebbe effettuato il treno precedente. A Chivasso, vedo il tabellone luminoso indicare che, fino a destinazione, avremmo effettuato tutte le fermate previste dal treno precedente.  Un ferroviere, vagone per vagone, annunciava a gran voce, le fermate istituite. Ci ritroviamo in molti, colleghi di lavoro, a telefonare e annunciare il nostro ritardo ai colleghi dei rispettivi luoghi di lavoro. Precari sul lavoro, che utilizzano treni precari in condizioni precarie.

L’arrivo previsto, in stazione, stimato intorno ai venti minuti. Tempo perso, tempo da recuperare. Per altri, tempo non retribuito.

Un’ultima notazione: è tutta la settimana che i treni sono delle “celle frigorifere”. Mi domando: ma il problema è che il treno viene posizionato sui binari della stazione troppo tardi? E questo perchè i binari di Porta Nuova sono occupati? Ma non sono stati effettuati tagli ai treni? Personalmente, mi rendo conto di come le ferrovie utilizzino il parametro del mercato: “se hai soldi, ti diamo tutto, se non ne hai a sufficienza, arrangiati”. “E’ il mercato bellezza”. Io, questo modello, lo rifiuto in quanto indegno.

La Federazione della Sinistra intende sbarrare il passo a Cota.

Petrini (Segr. reg. PRC) e Chieppa (Segr. reg. PDCI):
La Federazione della Sinistra intende sbarrare il passo a Cota.
Il PD scelga con chiarezza cosa vuol fare: una coalizione di centro–sinistra o una coalizione di centro e basta?

La Federazione della Sinistra intende sbarrare con decisione il passo a Cota. E’ indispensabile che le forze della sinistra e democratiche facciano ogni sforzo per impedire che la Regione Piemonte sia guidata da una coalizione di destra, per di più capeggiata da una figura come quella del leghista Cota.

E’ chiaro che per farlo occorre una coalizione di centro sinistra, non di centro e basta, come alcuni sembrerebbero volere. Per battere le destre occorre infatti chiarezza programmatica e di indirizzo politico, non confusione e spostamenti al centro.

In questo senso il PD non può mantenere l’ambiguità che ha nel rapporto con l’UDC. Le forze che sostengono Bresso hanno deciso unitariamente, nell’ultima riunione di maggioranza, di ripartire dalla coalizione uscente per la discussione del programma. E così andrà fatto.

Nello specifico noi crediamo che la discussione dovrà riconfermare alcune scelte di fondo. Per esempio: rafforzamento della sanità pubblica, no al nucleare, aiuti e sostegno per i lavoratori, necessità di un piano dei trasporti che risponda alle esigenze dei pendolari e tuteli l’occupazione dei ferrovieri. A meno che non si voglia cedere ai vari diktat interessati che l’UDC lancia a mezzo stampa: più privati nella sanità, sì al nucleare.

Noi siamo contrari. Il PD cosa pensa?

Il Pd non può continuare a comportarsi da irresponsabile e rischiare di far saltare la coalizione di centro-sinistra. E lo diciamo chiaro da subito: l’ipotesi di diritto di tribuna che il Pd vorrebbe “concederci” è del tutto inaccettabile.

Torino, 17 Dicembre 2009